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In data 04.10.07
Anno 4
Edizione Ottobre 2007
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Facciamo chiarezza sui cambiamenti climatici globali
Come scienziati che hanno a cuore la protezione dell’ambiente e il benessere delle
società umane al di là di ogni credo politico vogliamo portare un contributo di chiarezza
su alcuni temi di attualità e di grande impatto per l’opinione pubblica.
In particolare ci preme fare precise osservazioni sul problema dei cambiamenti climatici
globali.
Il clima terrestre sta modificandosi ad una velocità senza precedenti per cause non solo
naturali, bensì, come dimostra la straordinaria quantità di dati scientifici sin
qui pubblicati, principalmente antropiche.
Il recente rapporto dell’IPCC (Intergovernamental Panel for Climate Change) reso noto
all’inizio del 2007 non lascia dubbi sul consenso del mondo scientifico circa il ruolo
delle responsabilità umane nel provocare i cambiamenti climatici: “L’incremento globale
della concentrazione di biossido di carbonio è principalmente dovuto all’uso di combustibili
fossili e ai cambiamenti nell’utilizzo dei suoli, mentre gli incrementi di metano e ossido
di azoto sono principalmente dovuti all’agricoltura e zootecnia”.
E’ importante ricordare che i rapporti dell’IPCC sono basati sul lavoro di una comunità
scientifica interdisciplinare che comprende al suo interno fisici, climatologi, chimici,
biologi, geologi, sottoposto a processi di attenta revisione scientifica,
L’aumento della temperatura superficiale media del globo registrato nell’ultimo secolo
(1906-2005) è, secondo le più recenti misure, di 0,74°C. Dal 1950 in poi, ogni dieci anni
la temperatura è aumentata in media di 0,13°C assumendo un trend lineare.
Undici dei dodici anni passati si classificano tra i più caldi a partire dal 1850, cioè da
quando esistono misure strumentali attendibili della temperatura terrestre.
L’Europa ha avuto nell’ultimo secolo un innalzamento della temperatura di 0,94°C, quindi
superiore a quello globale. I dati italiani sono in linea con quelli dell’intera Europa:
è stato stimato circa un grado di innalzamento per le temperature del nostro paese sempre
relativamente agli ultimi cento anni.
Quindi il trend su 100 anni della temperatura atmosferica media in Italia risulta
essere più alto del trend su 100 anni della temperatura atmosferica media globale.
Gli scenari più realistici e condivisi relativi alle future emissioni di gas serra
(dovute in larga parte anche allo sviluppo socio-economico di paesi di nuova
industrializzazione come l’India, la Cina e il Brasile) e le proiezioni dei modelli
climatici fanno proiezioni per la fine di questo secolo un riscaldamento compreso
tra 1,8 e 4°C rispetto al periodo 1980-1999. Si attende, dunque, con un elevato
grado di probabilità un ulteriore aumento della temperatura e dei fenomeni
generalmente ascritti ai cambiamenti climatici, ad esempio: variazione del regime
delle precipitazioni con un aumento delle intensità di pioggia; aumento di fenomeni
quali piene in autunno o inverno, siccità in primavera ed estate, ondate di calore,
incendi.
Il Sud Europa, essendo una regione già particolarmente vulnerabile, potrebbe
risentire in maniera più marcata del riscaldamento globale e degli impatti
conseguenti.
Cambiamenti, in alcuni casi ancora più repentini e gravi riguardano le anomalie
delle temperature superficiali dei nostri mari sia costieri sia profondi, e potrebbero
portare ad un’alterazione del regime delle correnti e dei delicati equilibri che
regolano la produzione di risorse biologiche ed il ciclo dell’acqua.
In particolare si prevede che tali cambiamenti avranno un forte impatto sugli
ecosistemi marini costieri e i beni e servizi che essi offrono.
Le variazioni del clima e della temperatura hanno già notevoli impatti sul sistema
socio-economico ed ecologico dell’Italia.
È necessario perciò che siano intraprese serie politiche di mitigazione, come quella
lanciata nel marzo 2007 dalla Commissione Europea per la riduzione delle emissioni,
per l’incremento dell’efficienza energetica e l’aumento del contributo delle fonti
rinnovabili al 2020.
Tuttavia, a causa della grande inerzia nella risposta del sistema Terra a tali riduzioni,
l’effetto delle politiche di mitigazione si farà sentire solo nel lungo termine.
Per questa ragione è necessario intraprendere parallelamente anche una seria politica
di adattamento ai cambiamenti climatici globali.
Essa deve prevedere anche un ripristino e restauro del funzionamento degli ecosistemi
naturali, sia acquatici sia terrestri. In particolare, sistemi quali foreste e praterie
sono in grado di rimuovere grandi quantità di gas serra dall’atmosfera contribuendo in
maniera attiva ed efficace alla mitigazione del cambiamento climatico globale, alla
moderazione degli eventi climatici estremi.
E’ perciò estremamente importante limitare in ogni modo la deforestazione a livello globale,
che rappresenta quasi il 20% delle emissioni di gas serra. Si pensi che in Italia i soli incendi
estivi del 2007 hanno comportato la distruzione di 113.000 ettari e un’emissione di 4,8
milioni di tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti a quanto emette in un anno
l’intera città di Milano.
Riteniamo pertanto fondamentale chiedere all’intera comunità scientifica nazionale
di unire gli sforzi per cercare di applicare al meglio le nostre conoscenze ed intervenire
concretamente nei piani di mitigazione ed adattamento che il nostro Paese deve assolutamente
mettere in pratica.
Contestualmente chiediamo a tutte le forze politiche, sia di maggioranza sia di opposizione,
di unire gli sforzi per supportare la ricerca scientifica nazionale ed affrontare e risolvere
questi problemi con uno spirito mirato al soddisfacimento del bene comune.
Firmatari dell’Appello
Silvano Focardi, Rettore Università di Siena, professore di ecologia, presidente Istituto Centrale Ricerche Scientifiche e Tecnologiche sul Mare (ICRAM)
Pierfrancesco Ghetti, Rettore Università di Venezia, Professore di ecologia.
Marco Pacetti, Rettore Università Politecnica delle Marche, Ancona, Professore di fisica tecnica, facoltà di Ingegneria
Pierluigi Viaroli, Professore di ecologia, Università di Parma, Presidente della Società Italiana di Ecologia
Vincenzo Saggiomo, Oceanografo Stazione Zoologica A. Dohrn, Napoli, Presidente dell’Associazione Italiana di Oceanologia e Limnologia.
Angelo Tursi, Presidente Società Italiana di Biologia Marina, professore di ecologia, Università di Bari
Luca Mercalli, Presidente Società Italiana di Meteorologia
Roberto Danovaro, Direttore Dipartimento Scienze del Mare, Università Politecnica delle Marche, Ancona, Past-President ed ora Vice-Presidente della Federazione Europea di Scienze e Tecnologie del Mare.
Luigi Boitani, Direttore Dipartimento Biologia animale e dell'uomo, Università La Sapienza di Roma, Presidente Conservation Biology Society, Europe
Antonio Navarra, Direttore Centro Euroemediterraneo per i Cambiamenti Climatici, Senior scientist, Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia (INGV)
Riccardo Valentini, Direttore dipartimento Scienze dell’Ambiente forestale e delle sue risorse, Università della Tuscia
Marino Gatto, Professore di ecologia, Politecnico di Milano, Past-President della Società Italiana di Ecologia.
Cesare Corselli, Presidente Consorzio Interuniversitario di Scienze per il Mare (CoNISMa), professore di paleoecologia, Università Milano Bicocca.
Giusppe Notarbartolo di Sciara, presidente onorario Tethys Research Institute, già presidente ICRAM
Filippo Giorgi, Head of Physics of Weather and Climate Section, International Centre for Theoretical Physics, Trieste
Fiorenza Micheli, professor Biological Sciences, John Hopkins Marine Station, Stanford University, USA
Franco Miglietta, Senior scientist, Atmosphere and Biosphere Group, Istituto di Biometeorologia, Consiglio Nazionale delle Ricerche
Silvestro Greco, Coordinatore scientifico dell’ICRAM
Sandro Lovari, Professore di ecologia ed etologia, Università di Siena.
Antonio Di Natale, Responsabile scientifico dell'Acquario di Genova.
Sergio Castellari, IPCC Focal Point Nazionale.
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