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Articolo pubblicato il 17-01-2005
di Paola Franz

Numero 11-12 - Anno 2
17 Gennaio 2005





Il K2 cinquant'anni dopo

Sono passati cinquant'anni da quando Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, della spedizione di Ardito Desio, il 31 luglio del 1954 conquistavano la cima del K2, la cima più difficile e la seconda più alta del mondo. Oggi si è tenuto un convegno dal titolo "Il K2 cinquant'anni dopo. La ricerca scientifica negli ambienti estremi" che ha fatto il punto su come la scienza in tutti questi anni abbia tratto giovamento da questi studi.

K2

Ardito Desio è stato un precursore dei tempi, ebbe fin dall'inizio la lungimiranza di legare l'impresa sportiva della conquista della montagna, con gli aspetti scientifici della ricerca e il rilevamento dei dati sul campo; infatti, anche conquistata la vetta del K2 rimase ancora per due mesi a studiare la geologia di quelle montagne, nonostante lo reclamassero in Italia per i meritati festeggiamenti. Nel 1987 ricordò agli scalatori che se si accompagnano le ascese con la raccolta dei dati scientifici "ne guadagna il buon nome della spedizione che acquista anche maggiori meriti" e nel caso "vengano a mancare successi alpinistici, rimangono pur sempre a compensarli i risultati delle ricerche scientifiche" (Battistan, "L'Universo", 67, 5 , sett.-ott. 1987, p. 489).

La ricerca scientifica italiana in alta montagna ha una grande tradizione e un altissimo livello che ha dato i massimi risultati nel complesso Himalaya-Karakorum. I monti dell'Himalaya, (hima alaya che in sanscrito significa dimora delle nevi) e quelli del Karakorum (dal tibetano pietre nere) sono, nel nostro pianeta, secondi solo alle calotte polari per la concentrazione di ghiacciai del mondo.

Quindi studiarli è fondamentale per accrescere la nostra conoscenza in molte branche del sapere scientifico: geologia, glaciologia, scienze ambientali, meteorologia, scienza dei materiali, biologia, medicina, fisiologia, antropologia, ecc. Per questo motivo è nato, da molti anni, seguendo un'idea di Ardito Desio il Progetto Ev-K2-Cnr che ha visto anche la realizzazione del Laboratorio-Piramide. Quindi il programma "K2 - 2004, 50 anni dopo" ha visto di nuovo il raggiungimento senza ossigeno della vetta del K2 alle 17,00 del 26 luglio di quest'anno da parte di cinque italiani, Silvio Mondinelli, Karl Unterkircher, Michele Compagnoni nipote di quell'Achille che conquistò la vetta del K2 cinquant'anni fa, Walter Nones e Ugo Giacomelli.

Il programma di ricerca scientifica è stato coordinato e finanziato dall'Istituto Nazionale per la ricerca scientifica e tecnologica sulla montagna (IMONT Istituto Nazionale della Montagna www.imont.gov.it ). A capo della spedizione c'era Agostino Da Polenza, alpinista alla sua quarta spedizione sul K2, legato da un amore sconfinato per la montagna e in particolare per il mondo himalayano. "Gli enti di ricerca che si occupano di montagna stanno lavorando a progetti comuni con grande vantaggio per la ricerca e per il Paese - ha affermato Da Polenza - Inoltre intorno a questo mondo dell'Himalaya e del Karakorum si sono innescate alcune sensibilità italiane che in qualche maniera pescano nella nostra tradizione esplorativa su quelle montagne. È stato effettuato un vero follow-up del K2. C'è il progetto di creare un enorme parco del Karakorum centrale, con un intervento italiano sia di competenze scientifiche, sia con contributi economici."

Le grandi vette del mondo stanno diventando delle discariche a cielo aperto, per risolvere il problema legato allo smaltimento dei rifiuti delle piccole e grandi spedizioni alpinistiche è stato creato, nell'ambito del progetto "Ev-K2", un mini inceneritore portatile, che è stato presentato al convegno. "Da una decina di anni ormai le spedizioni sono abbastanza sensibili, forse un po' meno i trekking che sono un po' più estemporanei, ci si porta via il 90% dei rifiuti.- continua Da polenza - Le grandi spedizioni spesso hanno le risorse per portarsi a casa i rifiuti, le piccole invece buttano lì, cinque piccole fanno più danni di una grande.

Il passo in avanti è stato quello di inventarsi un piccolo inceneritore trasportabile e collocarlo al campo base. Adesso l'abbiamo lasciato lì, servirà per le spedizioni dei prossimi anni, altri tre o quattro andranno messi lungo il camino." Importante anche la ricerca sui materiali biocompatibili, a minor impatto ambientale e riciclabili, che sono stati studiati nell'ambito di questo Progetto. "È stato fatto uno studio molto approfondito sul campo ed è stato sviluppato un protocollo per spedizioni ecocompatibili. - dice Enrico Bernieri dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare coordinatore scientifico del progetto da parte dell'IMONT - Questo è un campo abbastanza moderno di ricerca e di interesse che può portare a dei criteri generali di comportamento."

Anche le discipline più classiche hanno avuto un forte incremento grazie allo sviluppo tecnologico, nella misurazione dell'altezza delle montagne, per esempio, il Dipartimento di Matematica e Informatica dell'Università degli Studi di Trieste e l'Ingegneria dei Sistemi di Pisa hanno realizzato un Georadar portatile GPR (Ground Penetratine Radar) e un sistema di posizionamento GPS (Global Positioning System)(Leica MX401L) per la determinazione della profondità di uno strato nevoso. "Le montagne, - spiega Bernieri - soprattutto nella zona Himalaya-Karakorum sono al centro dell'incontro di due zolle tettoniche, quella indiana e quella asiatica, per cui andare a misurare gli spostamenti di quota significa in qualche maniera avere delle informazioni sugli spostamenti, quindi sul comportamento globale della superficie della terra, e non sono misure così facili da fare, soprattutto perché noi le vogliamo sempre più precise.

Per fare delle misure precise della quota, per esempio dell'Everest, come abbiamo fatto, bisogna capire quanto è spesso lo strato di neve e il ghiaccio sulla vetta, perché varia, le misure dell'Everest fatte da cent'anni a questa parte presentano differenze di qualche metro, non avevamo mai un punto di riferimento, finché i geofisici hanno inventato un Georadar portatile GPR, uno strumento che ci permette come un radar di misurare qual è lo spessore della neve e del ghiaccio." Il suo peso e di 4 kg compreso telecomando e batteria. Il 24 maggio 2004 è stato portato sulla cima dell'Everest e sono state realizzate una serie di indagini in modo da ricostruire l'andamento della sottostante coltre nevosa; il confronto con le elaborazioni altimetriche ottiche e GPS permetterà di individuare il punto di massima altezza dell'Everest e i suoi mutamenti. Questo apparecchio potrà essere utilizzato per rintracciare persone, animali e cose sepolti dalla neve.

Grazie a queste spedizioni si può monitorare lo stato di fondo della salute del pianeta; le calotte polari, l'Antartide e l'Artide, e i ghiacciai dell'Everest-Karakorum sono dei luoghi molto adatti per studiare questo aspetto perché sono lontani da fonti di inquinamento diretto. "Ci sono delle sostanze - continua Bernieri - che noi abbiamo immesso nell'ambiente che interessano globalmente l'intero pianeta, e sono quelle che creano i cambiamenti climatici e ambientali globali. Quindi in queste aree remote andiamo a misurare le condizioni di fondo di salute del pianeta. Uno dei modi di farlo, e l'abbiamo fatto sia all'Everest sia al K2, è prelevare campioni di neve che abbiamo poi portato nei laboratori italiani dove è stata analizzata per studiare i contenuti chimici, fisici, polveri, isotopici, metalli in tracce depositati nell'arco dell'ultima stagione." Va ricordato che la crescita demografica ed economica della Cina, che sta portando questo Paese ai massimi storici di produzione, sta determinando un aumento preoccupante dell'inquinamento, delle deforestazioni e della urbanizzazione. Si alza, quindi, da quelle regioni una nube di aerosol composto da particelle carboniose, solfati e altre sostanze (atmospheric brown cloud) che raggiunge le concentrazioni massime fra i 3.500 e i 4.000 metri di quota, perciò è importante monitorare queste sostanze sulle montagne.


Autore: Paola Franz


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