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Articolo pubblicato il 17-11-2004
di Ilaria Ferri
Direttore settori cattività ed ambiente marino
Animalisti Italiani onlus
www.animalisti.it

Numero 10 - Anno I
17 Novembre 2004





Mattanze in Giappone: prima per competizione, ora per denaro

Sebbene nell'isola di Iki già nel 1980 lo staff di Sea Shepherd fu in grado di convincere i pescatori che un delfino o una balena vivi per il whale watching sono molto più redditizi che da morti, in altri luoghi del paese del Sol Levante la mattanza di cetacei non si è mai fermata, e oggi ancor più di prima, continua.

Se prima la ragione che portava ad uccidere crudelmente questi mammiferi marini avanzata dai pescatori, era la competizione nella pesca, ora il denaro è la ragione primaria per cui i delfini vengono catturati.

Nel branco vengono selezionati gli esemplari "giusti" per i delfinari di tutto il mondo e poi barbaramente uccisi i rimanenti.

Uccisione di delfini


La carne di delfino viene utilizzata a scopi alimentari umani, nonostante l´agenzia investigativa per l´ambiente (Enviromental Investigation Agency) e numerose ricerche scientifiche abbiano dimostrato che questa, soprattutto in Giappone, è pericolosamente ricca di tossine quali: mercurio ed altri metalli pesanti, ddt e altri pericolosi contaminanti. Spesso viene anche venduta come carne di balena. I delfini sono predatori all´apice della piramide alimentare e tendono ad accumulare grandi quantità di inquinanti come il mercurio, mentre ciò accade in misura minore nelle balene che sono dei filtratori. Studi recenti hanno dimostrato che in alcuni campioni di carne di delfino in vendita sul mercato giapponese, il contenuto di mercurio era mediamente 900 volte al di sopra del limite massimo consentito dalla legge vigente in materia.

Gli scarti della carne di delfino vengono anche utilizzati come cibo per animali e come fertilizzante. Una confezione grande come una saponetta di carne di delfino costa, sul mercato attuale, circa 2000 yen che in euro corrisponde a 14,82.

A Futo, pochi giorni fa, 100 delfini sono stati spinti e rinchiusi nel porto della città, l'imboccatura era bloccata da una rete. Ai mercanti è spettato il macabro rituale di scegliere i "migliori", quelli ancora piccoli, cuccioli paragonabili ad un bambino di 5 anni, per essere venduti ed addestrati nei delfinari di tutto il mondo. E ai pescatori, il compito di uccidere ed arpionate i rimanenti.

Il mare si tinge di sangue e le grida e i lamenti delle madri separate dai loro piccoli, scelti per essere utilizzati come pagliacci o pseudo taumaturghi nelle galere di cemento e di vetro di tutto il mondo, giungono a noi attraverso immagini per le quali non si puo' non provare rabbia, sdegno e dolore.

Uccisione e pesca di delfini


La ragione delle nuove mattanze di Futo è motivata dalla domanda dei delfinari che richiedono sempre nuovi esemplari da utilizzare nei "programmi di nuoto con i delfini", per rimpiazzare quelli che muoiono per lo stress. I "programmi di nuoto con i delfini" e la "terapia assistita con i delfini" sono diventati il nuovo grande business delle stutture di cattività di tutto il mondo. Essi consistono nella presenza in vasca di persone convinte di interagiore liberamente con i delfini. In realtà ogni interazione è rigidamente controllata dall'addestratore che tiene in pugno i delfini attraverso la deprivazone alimentare, ovvero se il delfino fa bene un esercizio riceve in cambio un pesce, altrimenti nulla.

In Giappone, ogni anno, vengono uccisi da 20.000 a 22.000 delfini di specie diverse (stenelle, tursiopi , globicefali e focene).

Oltre che a Futo i delfini vengono uccisi a Taiji, presso la penisola di Izu e nell´isola di Iki. Taiji è villaggio di pescatori nell´arcipelago giapponese del sud la cui estremità si estende nel Pacifico. Qui, circa 400 anni fa, iniziò la caccia alle balene. Ogni anno la stagione di caccia ai delfini inizia ad ottobre e finisce a marzo. Questo tipo di mattanza avviene attraverso la cosidetta pratica "drive fisheries" ovvero "pesca guidata". I pescatori si dirigono verso il mare aperto incrociando le rotte migratorie dei delfini e una volta avvistato il branco, iniziano a colpire con dei martelli i pali di acciaio posti lateralmente alle loro imbarcazioni. In tal modo creano volontariamente un muro di suoni sottomarino che causa panico e disorientamento nei delfini, i quali, cercando di allontanarsi dai rumori, nuotano nella direzione opposta. Ciò permette ai pescatori di compattare il gruppo e di dirigerlo all´interno di piccoli fiordi o baie, a questo punto viene impedita la fuga dei delfini con l´utilizzo di reti poste all´imboccatura della baia. I delfini in preda al panico cominciano a "piangere", ad emettere suoni ("fischi") e vengono lasciati in questa condizione per tutta la notte. Il giorno seguente, i pescatori con una piccola imbarcazione entrano nella baia dove vengono selezionati i delfini "giusti" da utilizzare nelle strutture di cattività (delfinari, oceanari e acquari) e tutto ciò avviene in presenza di addestratori e commercianti che dopo aver scelto gli animali "da delfinario", assistono alla strage. I delfini terrorizzati vengono portati a riva, percossi e sommariamente smembrati con arpioni e coltelli e successivamente issati a bordo delle barche. Spesso non sono ancora morti, anzi la morte arriva dopo interminabili ed atroci minuti, se non ore.

Trasporto delfini morti


Chiunque si rechi in un delfinario deve essere consapevole che si rende complice anche delle mattanze da cui derivano molti esemplari rinchiusi e che, in ogni caso, lo show business di queste strutture alimenta il prelievo di esemplari in natura, favorisce la disinformazione scientifica e la diffusione di uno scorretto rapporto uomo animale.

Box:
Nel 2003 l´agenzia per la pesca Nipponica ha autorizzato solo a Taiji il massacro di :
300 globicefali
300 grampi
300 pseudorche
890 tursiopi
450 stenelle striate
450 stenelle frontalis.


Per Scaricare un Video sulla Cattura dei Delfini Clicca Qui o sull'immagine qui sotto
(attenzione 6,1 Mb - circa 3 minuti con line 56 Kb)


Video Delfini Catturati ed Uccisi in Giappone

Le fotografie e il video sono di http://www.seashepherd.org/


Autore: Ilaria Ferri
Direttore settori cattività ed ambiente marino
Animalisti Italiani onlus
www.animalisti.it



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