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Articolo pubblicato il 17-06-2006
di Massimo Biondi

Numero 28-29 - Anno 3
17 Giugno 2006





Darwin, Wallace e il caso della Pensione Civile

Gli storici non ringrazieranno mai abbastanza la tardiva invenzione del telefono che, obbligando in passato a ricorrere alle lettere per comunicare a distanza, ha fissato per sempre delle tracce durature dalle quali è possibile ricostruire il corso di molti eventi e il loro impatto sui contemporanei.

Quando poi a scrivere o a ricevere lettere sono stati coloro stessi che hanno fatto la storia, questi materiali si dimostrano preziosi per stabilire anche i retroscena degli avvenimenti e chiarire, nei casi dubbi, posizioni e ruoli assunti dai vari protagonisti.

Se per molto tempo non si sono avute indicazioni sulla parte svolta da Charles Darwin nella concessione di un vitalizio governativo al «collega» Alfred Wallace, è stato l’esame del suo vastissimo epistolario a consentire a un certo punto di dare a questo episodio i suoi esatti contorni, attribuendo i corretti meriti al padre della biologia evoluzionistica.

Ad allertare Darwin che il co-ideatore della selezione naturale non se la passava propriamente bene fu, nel dicembre del 1879, una lettera di Arabella Buckley, colta ex-segretaria del geologo sir Charles Lyell, autrice di un bel libro divulgativo di biologia per la gioventù.

Comunicando che Wallace non aveva ricevuto l’incarico di sovrintendente di Epping Forest, decisivo per raddrizzare una precaria situazione finanziaria, la donna si domandava se si sarebbe potuto aiutare l’amico in qualche altro modo.

Replicandole prontamente, Darwin si disse addolorato dalla notizia e aggiunse che l’unica cosa cui riusciva a pensare era una richiesta di conferimento di una Pensione Civile da parte del governo inglese. Se si fosse deciso per questa strada, lui avrebbe «volentieri fatto del suo meglio» per la riuscita del progetto.

Istituita nel XVII secolo quale modalità di finanziamento della Corona per attività non militari, nell’arco del Settecento la Pensione Civile si era trasformata in un generico aiuto ai poveri, per diventare poi dal 1834 un’iniziativa riservata a chi, in stato di indigenza, si fosse distinto per grandi imprese sociali o per rilevanti scoperte e innovazioni nei campi delle scienze, delle lettere o delle arti.

A dispetto di quanto affermato nella legge, tuttavia, gli scienziati la ricevevano assai di rado, tanto che alla fine del decennio ‘870 dei 350 assegnatari solo 40 appartenevano a quella categoria: inclusi i defunti, perché a volte il pagamento veniva erogato soltanto per aiutare vedove e orfani.

Primo e secondo tentativo

In una lettera del 17 dicembre 1879 al botanico Joseph Hooker, passato presidente della Royal Society e molto influente nell’ambiente politico, Darwin gli ventilò la possibilità di invocare il sostegno governativo, ma la risposta ricevuta dall’amico non lasciò speranze: Wallace aveva gravemente danneggiato tanto la sua credibilità scientifica, dichiarandosi seguace dello spiritismo, quanto la sua onorabilità personale, accettando slealmente (perché sapeva fin dall’inizio che avrebbe vinto) una scommessa sulla sfericità della Terra.

Non era proprio il caso di pensare a un riconoscimento di quel genere, concludeva Hooker, sicuro oltretutto che mancassero anche altri requisiti per la Pensione Civile, come uno stato di franca indigenza e l’impossibilità di lavorare normalmente. Sconsolato, ma sconfitto da quelle argomentazioni, Darwin non poté che riferire il fallimento a Mrs. Buckley.

Successivamente, per quasi due anni sulla faccenda calò il silenzio. Poi d’improvviso, il 31 ottobre del 1880, in un’altra missiva alla Buckley lo stesso Darwin riaprì il discorso dicendosi fiducioso nella riuscita di un nuovo tentativo.

Il fatto era che l’estate precedente Wallace aveva pubblicato Island Life, un volume dedicato a flora e fauna della Nuova Zelanda che era stato considerato un capolavoro della letteratura scientifica. Perfino Hooker ne era rimasto assai ben colpito, per quanto continuasse a non capacitarsi di come la mente che aveva partorito quell’opera fosse la stessa che dava per buoni i vaniloqui e le frodi dei medium.

Oltre a ciò, in quei mesi Darwin aveva di tanto in tanto parlato dell’idea della Pensione a vari amici e proprio quella mattina lo zoologo Thomas Huxley lo aveva incoraggiato a ritentare l’impresa, per cui si era messo all’opera redigendo una «memoria» illustrativa dei meriti scientifici di Wallace.

Se scriveva ora ad Arabella Buckley era perché aveva bisogno di ulteriori indicazioni che solo lei poteva dargli. Il 7 novembre, fornendo le notizie richieste, la donna lo informava di aver discusso del progetto con il diretto interessato, il quale, superata la perplessità di dover render pubbliche le sue difficoltà economiche, si era detto d’accordo.

Il 9 novembre, integrate le note biografiche, Darwin inviò lo scritto al suo copista abituale, un maestro di scuola abitante nel paese vicino, perché lo mettesse in bella copia. Riavuto indietro il testo, il 13 lo spedì ad Huxley, chiedendogli di correggere eventuali imprecisioni e di esprimere un parere.

Era decisamente ansioso di conoscere l’opinione dell’amico, per cui lo sollecitò a mandargli almeno una cartolina con la scritta «ricevuto» non appena il plico fosse stato nelle sue mani. Il giorno successivo Huxley gli indirizzò invece una lettera piena di elogi per il lavoro svolto, che terminava osservando come ora occorresse «pensare bene al miglior modo di procedere».

Il 26 dello stesso mese Hooker scrisse a Darwin di essersi ricreduto sull’onore di Wallace, avendo saputo che il naturalista aveva devoluto in beneficenza la vincita della scommessa. E per quanto riguardava la faccenda dello spiritismo... be’, forse non sarebbe stato necessario menzionarla nella petizione al governo.

Nel momento in cui inviava ad Huxley l’opinione di Hooker, aggiungendo di suo che in fondo lo spiritismo non era «peggiore delle [altre] superstizioni dominanti nel paese», Darwin si era già conquistato l’appoggio di quattro personalità di primo piano della cultura inglese, tutte appartenenti al Club dei Dieci, gruppo molto attivo nel sostenere non soltanto la scienza in astratto, ma anche la carriera e il conto in banca di molti studiosi.

Fine anno

L’11 dicembre, Darwin ricevette da Huxley il memoriale corretto in più punti. Lo ritoccò nuovamente anche lui, «ingentilendo» il curriculum di Wallace e tacendo dei disaccordi che li dividevano; poi lo affidò ancora una volta al copista, che glielo restituì dopo pochi giorni.

Il 17 dicembre iniziò a raccogliere le firme mandando il testo, in successione, ai Presidenti degli organismi scientifici più prestigiosi del Regno: la Società Linneana, la Royal Society, la Società Zoologica.

Il 20 scrisse a Hooker che le repliche erano state tutte molto cordiali. Il 24 chiese anche ad Huxley di firmare e tre giorni più tardi gli dette gli ultimi aggiornamenti su come stavano procedendo le cose. Era sua intenzione ultimare il giro delle firme nel minor tempo possibile, in modo da poter presentare la petizione al Primo ministro Gladstone prima dell’apertura del Parlamento, agli inizi di gennaio.

Nella settimana successiva, mentre un vorticoso scambio epistolare garantiva la partecipazione di altri scienziati influenti, Darwin si premurò di coinvolgere il Duca di Argyll, ministro del governo, per far pressione su Gladstone. Infine, riavuto il testo della petizione con undici firme, vi appose la sua e lo mandò al Primo Ministro con una breve lettera di presentazione.

Subito dopo informò Mrs. Buckley che tutto era compiuto. Era il 4 gennaio del 1881. Il 6 ricevette una risposta positiva da Gladstone, che gli comunicava di aver disposto affinché a Wallace fosse assegnata una pensione annua di 200 sterline. Darwin era fuori di sé dall’entusiasmo.

Il 7 gennaio passò gran parte della giornata a scrivere: una lettera a Gladstone, per ringraziarlo; una a Wallace, per avvisarlo dell’accaduto; altre undici a coloro che con lui avevano sottoscritto la richiesta.

L’8 gennaio gli giunsero i ringraziamenti di un Wallace «molto riconoscente» sia a lui che agli altri firmatari. In quel momento il neodestinatario della Pensione Civile non sapeva ancora quanto Darwin aveva fatto per lui: quando verrà messo al corrente dalla Buckley, qualche settimana più tardi, gli riscriverà per esprimergli gratitudine piena.

Nei mesi successivi, fino a luglio del 1881, i due si sarebbero ancora confrontati per lettera su vari temi scientifici, ma senza far cenno al vitalizio governativo. Darwin morirà ad aprile del 1882.

Wallace, una ventina di anni dopo, scriverà un’Autobiografia nella quale citerà la Pensione conferitagli per i suoi meriti scientifici, evitando però di menzionare Darwin e il ruolo da lui giocato in quell’occasione: un silenzio inteso forse ad affrancarlo da un’ingombrante presenza che l’aveva sovrastato per gran parte della vita.

Nel ricco epistolario del «collega», comunque, si nascondevano testimonianze inoppugnabili, che avrebbero consentito a distanza di decenni di ricostruire esattamente come erano andate le cose e tramandare per sempre una versione più completa della vicenda.

Autore: Massimo Biondi


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