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Articolo pubblicato il 17-05-2005
di Carlo Lippolis
Dipartimento SAAST
Università degli Studi di Torino
Numero 16 - Anno 2 17 Maggio 2005
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Nisa Vecchia-Mitridatocerta: i lavori della missione italiana del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino
Ai piedi delle pendici del Kopet Dagh, la catena montuosa che limita a sud il Turkmenistan, sorgono poco distante dall’attuale capitale Ashkhabad due cittadelle di età partica.
Quella orientale, Nisa Nuova, dovette essere in antico la città vera e propria cinta di mura turrite e con una propria cittadella interna. Quella orientale, Nisa Vecchia, è assai meglio conosciuta in quanto oggetto di scavo da oltre settantanni delle missioni sovietiche, italiane e turkmene.
Per chi arriva oggi a Baghir (il villaggio moderno ai piedi del sito archeologico) Nisa Vecchia appare subito imponente (fig. 1) e al sommo di un ripido rilievo naturale fortificato da una cinta di mura in mattoni crudi di argilla, il principale materiale da costruzione utilizzato nella regione. Protetta verso sud e sudovest dall’anfiteatro di montagne (fig. 2) il sito dominava così tutta la piana fertile ai piedi del Kopet Dagh e limitata, più a nord, dall’inospitale deserto del Karakum.
Fig. 1 - Veduta aerea di Nisa Vecchia, da nord
Fig. 2 - Veduta dell’area archeologica di Nisa Vecchia dalle mura settentrionali
Nisa partica costituisce oggi una testimonianza essenziale, tra le più ricche ed antiche, di quel periodo di formazione degli orientamenti culturali e socio-politici dei Parti.
Ma chi erano i Parti e da dove venivano? I Parti, anche detti Arsacidi dal nome del loro capostipite Arsace I, appartenevano all’ampia confederazione dei nomadi Sciti delle steppe centroasiatiche.
In particolare il gruppo dei Parti (la tribù dei Parni, Aparni è ricordata nelle fonti classiche) era originario delle terre a sud del Mare d’Aral; da queste regioni discese verso sud, dopo gli anni che videro la conquista dell’Asia da parte di Alessandro Magno, è si stanziò proprio nei territori attorno a Nisa.
Verso la metà del III secolo a.C., fu Arsace I il sovrano che riuscì a conquistare questi territori fondando uno stato partico e liberandosi dal controllo dei successori di Alessandro (Seleucidi). Tuttavia è solo con il grande Mitridate I, che attorno alla metà del II secolo a.C. i Parti si impongono sulla scena internazionale ed il loro da stato diviene impero: Mitridate consolida il controllo sui territori dell’intero Turkmkenistan sud-orientale e occidentale, conquista l’altopiano iranico e scende in Mesopotamia stabilendo come confine occidentale delle terre dei Parti l’Eufrate. Tra alterni torbidi interni e lotte contro i nomadi delle steppe da nord e nord-est e contro i Romani oltre l’Eufrate, il regno dei Parti sopravvive fino ai primi decenni del III secolo d.C. quando in Oriente si impone la nuova dinastia dei Sasanidi.
E’ proprio a Mitridate I, fautore dell’impero, che si deve il nome antico di Nisa Vecchia: alcuni cocci iscritti rinvenuti durante gli scavi, infatti, oltre ad attestare la presenza in antico di campi coltivati e vigneti nel distretto di Nisa riportano l’indicazione del nome originario della cittadella, Mitridatocerta.
In partico, il nome significa “la fortezza di Mitridate”: un nome che si addice alla posizione topografica e alla cinta di mura turrite, ma che non rispecchia tuttavia la reale destinazione dell’impianto. La Nisa di Mitridate, infatti, non è tanto da intendere quale roccaforte o residenza fortificata dei primi sovrani arscacidi, ma piuttosto come un monumentale centro cerimoniale destinato alla gloria degli antenati e degli esponenti principali della dinastia.
Fu insomma una fondazione reale che dovette principalmente servire, seppure con mutamenti di destinazione intercorsi nella lunga storia di alcuni dei suoi edifici, come grande sacrario e mausoleo all’aperto: in questa sua destinazione cerimoniale si incontrano antiche tradizioni da ricondurre alle origini della dinastia (il mondo delle steppe), ma anche ad influssi iranici (Achemenidi) e greco-macedoni (Seleucidi).
I materiali e soprattutto gli edifici che gli scavi hanno riportato alla luce aiutano a riconoscere sempre più questo carattere sacrale del centro, che si perpetuò per millenni nella tradizione popolare (ancor oggi il sito conserva un’aura di mistero e magia per gli abitanti del luogo) anche se Nisa Vecchia venne presto abbandonata, forse già nella seconda metà del I secolo d.C. ed assai meno monumentale fu la sua ri-occupazione in epoca islamica.
L’ingresso alla cittadella avveniva probabilmente da ovest (fig. 3), a metà circa del tratto di mura occidentale là dove il terreno degrada più dolcemente. All’interno della cinta di mura si riconoscono due principali settori edificati.
All’estremità settentrionale sorge la Casa Quadrata, un impianto quadrangolare ed imponente (circa 60 m di lato) con annessi aggiunti in fasi successive: l’edificio consta di un cortile centrale originariamente porticato sul quale si affacciavano tre stanze per lato, ripetute modularmente e caratterizzate al loro interno da una fila di sostegni lignei su basi in pietra e da banconi di argilla pressata lungo le pareti.
Secondo una recente interpretazione di A. Invernizzi, che dal 1990 è direttore scientifico delle ricerche italiane nel sito, l’edificio doveva in origine ospitare cerimonie e banchetti di corte forse destinati a consolidare quei legami tra il sovrano ed i potenti del regno, fondamentali negli anni di formazione della potenza imperiale partica. Successivamente, in una fase avanzata della frequentazione del centro, l’edificio venne trasformato in una sorta di grande magazzino delle suppellettili di corte, stipate all’interno di stanze che furono poi sigillate.
E’ proprio in questi ambienti, parzialmente depredati in antico, che gli scavatori russi del secolo scorso rinvennero straordinari oggetti e materiali, testimoni di quelli che sono i principali orientamenti dell’arte di corte dei primi sovrani arsacidi, nei quali si mescolano con esiti estremamente felici tratti iranici, nomadi-centroasiatici ed ellenistici.
Fig. 3 - Rilievo topografico di Nisa Vecchia con le strutture scavate
Tra le classi di materiali spiccano le statue di marmo, le figurine di metallo e i grandi rhyta di avorio.
Questi ultimi sono degli alti recipienti da cerimonia, formati da un fregio sull’orlo superiore, da un corno liscio e da un terminale figurato (fig. 4). La forma del rhyton è di origine iranica, ma conobbe ampia diffusione anche nella produzione greca o in quella dei popoli delle steppe.
A Nisa colpiscono, oltre all’eccezionalità del materiale di cui sono fatti, l’elevato livello tecnico ed artistico delle raffigurazioni che per iconografia riportano ad ambito ellenistico: sia i fregi che ritraggono i 12 dèi dell’Olimpo o processioni dionisiache, sia alcuni terminali con temi tratti dalla mitologia greca, illustrano motivi di tipica ispirazione occidentale sempre però pervasi da un gusto e da un’esecuzione tipicamente centroasiatici.
A questo ambito locale riconducono lo stile delle figure un po’ appesantite e soggetti di ispirazione orientale come il grifone, l’elefante alato, il toro androcefalo Gopatschah su alcuni terminali.
Fig. 4 - Rhyton in avorio da Nisa Vecchia (Casa Quadrata)
E’ proprio sui rhyta che la spedizione italiana del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino si propone di intervenire nella prossima campagna, dopo una serie di interventi preliminari condotti nelle precedenti campagne (fig. 5). Al Museo Nazionale di Ashkhabad si conservano oltre 35 rhyta in avorio più altri numerosi frammenti di fregio che necessitano di un urgente intervento di restauro e pulitura. Il progetto coinvolgerà restauratori ed archeologici, a fianco di tecnici che compiranno analisi sulle tracce di colore originariamente steso sui recipienti, arricchiti anche da inserti in metallo, pietra e da foglie d’oro.
Se questi recipienti potevano ben essere impiegati durante i banchetti cerimoniali della Casa Quadrata, le figurine di metallo e le statue di marmo facevano parte di suppellettili e ornavano originariamente anche gli edifici del Complesso Centrale della cittadella, il settore mediano dell’impianto dove, dal 1990, è impegnata la missione archeologica italiana. Durante gli scavi di questo settore, tuttora in corso, sono emersi frammenti di queste classi di materiali i cui pezzi migliori, tuttavia, provengono ancora una volta dalle stanze dell’edificio settentrionale scavato dai russi. Le figurine in metallo, che sono state oggetto di una recente pubblicazione (A. Invernizzi, Sculture di metallo da Nisa. Cultura greca e cultura iranica in Partia, Acta Iranica III, XXI, 1999, Leuven), sono ancora una volta caratterizzate da iconografie greche a fianco di temi che riconducono più direttamente al mondo delle steppe, ovvero alle origini della dinastia: orientamenti che riflettono bene il gusto della corte arsacide.
Fig. 5 - Particolare di un fregio di rhyton durante un restauro preliminare
Tra le statue di marmo la figura più celebre e significativa è la cosiddetta Rodogune: il nome dell’eroina dei Parti (che romanticamente gli archeologi sovietici diedero alla statua: fig. 6) in realtà rappresenta qui una Afrodite Anadiomene (al bagno). La posa e l’aspetto, seppure con caratteri propri ed anomalie, sono infatti quelli della celebre Afrodite di Milo a testimonianza del forte influsso ellenistico sulla cultura arsacide. Queste rappresentazioni di divinità in vesti puramente greche, ma che dovevano essere evidentemente lette con il corrispondente indigeno del dio o della dea, evidenziano un processo di forte sincretismo religioso. Anche su quest’ultima classe di materiali, si concentreranno gli sforzi della spedizione italiana prevista per l’estate 2005 con studi iconografici ed analisi tecniche che porteranno ad una sistematica pubblicazione di tutti i frammenti rinvenuti negli anni di ricerche.
Fig. 6 - Afrodite, cd Rodogune, dalla Casa Quadrata (h. pari circa a 1/3 del vero). Marmo. Museo Nazionale di Ashkhabad
Se tutti questi materiali provengono dal settore settentrionale della cittadella, dove furono raccolti in antico, dall’area poco più a sud (che per la sua posizione è denominata Complesso Centrale) proviene una cospicua serie di frammenti di statue di argilla cruda. Queste statue, più grandi del vero erano eseguite in loco, come lo stesso fragile materiale di cui sono fatte suggerisce e decoravano alcuni degli edifici principali. Tra i frammenti conservatisi spiccano alcune teste che raffigurano personaggi forse eroicizzati o divinizzati; queste statue decoravano la cosiddetta Sala Quadrata, una sorta di galleria degli antenati della dinastia con aula centrale a colonne. All’interno di questa produzione, che trova confronti con altri siti dell’Asia Centrale e precorre alcuni importanti sviluppi della scultura kushana e greco-buddhista, si colloca quello che forse è uno dei frammenti più antichi e che riproduce il volto di un personaggio con lunga barba. Il ritratto, frammentario, è emerso durante le ricerche italiane all’interno di un altro edificio del settore, la cosiddetta Sala Rotonda un’insolita e ampia aula centrale circolare (17 m di diametro) inclusa in un perimetro quadrangolare. Lo scavo dell’edificio, intrapreso e poi interrotto dai sovietici, venne sistematicamente completato negli anni ’90 con l’esplorazione dei livelli delle fasi di cantiere (fig. 7).
Fig. 7 - Sala Rotonda, fasi di cantiere al di sotto del pavimento antico della sala
L’interpretazione del volto di argilla (fig. 8) emerso durante questi recenti scavi come ritratto di Mitridate I legittima a pensare che l’edificio fosse una sorta di mausoleo (precisamente uno heroon) consacrato alla memoria del fondatore di Nisa da un suo successore. Gli scavi torinesi hanno inoltre permesso di riportare interamente alla luce un corridoio perimetrale ed un passaggio alla sala interna e dunque di meglio intendere la complessa sequenza di fasi edilizie e ricostruzioni dell’edificio. E’ tuttora in corso uno studio architettonico che intende proporre modelli geometrici di copertura dell’ambiente centrale con cupola di mattoni crudi.
Fig. 8 - Volto frammentario identificato come Mitridate I, dalla Sala Rotonda. Argilla cruda. Museo Nazionale di Ashkhabad
Dal 2000 la missione italiana opera nel settore immediatamente a nord della Sala Rotonda, laddove proprio grazie agli scavi di quest’ultima, si erano individuate tracce di un edificio forse risalente alla più antica fase edilizia.
L’Edificio Rosso, così è stato chiamato un monumentale complesso di circa 40 m di lato caratterizzato da una decorazione interna ad intonaco rosso, si affacciava sul cortile che costituiva il cuore di quel Complesso Centrale cui sopra si è accennato.
Su questo ampio spazio aperto, l’unico che a differenza degli edifici caratterizzati da ambienti relativamente di limitate dimensioni poteva ospitare anche grandi folle, si affacciavano le principali fabbriche del settore mediano. L’apertura del nuovo cantiere ha permesso alla missione italiana di condurre operazioni sistematiche in un settore mai sondato in precedenza e di registrarne tutte le fasi costruttive.
Si riconoscono due principali fasi di frequentazione, una di periodo islamico e la più antica di età partica. Nei primi anni di lavori, gli archeologi hanno riportato alla luce esigui resti di un edificio tardo (utilizzato probabilmente dall’età selgiuchide a quella timuride: XII-XV secolo ca.), in argilla pressata e mattoni crudi, che venne edificato al di sopra delle strutture oramai in rovina (e in parte interrate) del grande edificio arsacide, permettendone peraltro la conservazione.
Il rilievo elaborato ci mostra, per queste fasi medievali più tarde di Nisa, un’ampia fabbrica organizzata attorno ad un cortile centrale sul quale si affacciavano tre piccoli iwan. Le ricerche hanno pertanto constatato che, seppure secondaria e meno imponente rispetto a quella della vicina Nisa Nuova, anche la frequentazione della cittadella di Nisa Vecchia ebbe in età islamica un certo rilievo.
Al di sotto di questo edificio, si è poi proceduto allo scavo del più antico complesso di età partica da riferire, come si è detto, forse alla prima delle fasi edilizie del sito. L’Edificio Rosso ha impianto quadrato con ampia aula centrale a quattro colonne su basi a gradini e tori in pietra (fig. 9).
I fusti delle colonne erano in legno intonacato e colorato in rosso, ocra e foglie d’oro. L’ambiente centrale era circondato da una fila di stanze e da corridoi perimetrali sui lati. La facciata, che si apriva sul grande cortile, era caratterizzata da un portico soprelevato a quattro colonne (lignee su basi in pietra: fig. 10) e accessibile tramite tre gradini, incluso tra ambienti aggettanti lateralmente.
Fig. 9 - Edificio Rosso, aula centrale a colonne a fine scavo.
Fig. 10 - Edificio Rosso, portico di facciata a fine scavo.
Dalla facciata, che doveva essere vivacemente colorata in rosso e ocra, proviene il ritrovamento forse più significativo, una testimonianza finora unica a Nisa: si tratta di fregi in lastre di pietra decorate da un motivo ad astragalo e scanalature che decoravano la fronte del portico e il prospetto dell’edificio nelle loro parti inferiori; alcune delle lastre conservavano ancora eccezionalmente i colori originari, quel rosso e ocra che ravvivavano anche il soprastante muro di facciata (fig. 11). Dall’edificio provengono anche frammenti di quella decorazione architettonica in terracotta (metope, lastre, mattoni indentati che formavano fregi e foglie d’acanto dei capitelli delle colonne) che era caratteristica di tutti gli edifici di Nisa.
Fig. 11 - Edificio Rosso, particolare del fregio di facciata.
I lavori della missione italiana, che in questo settore saranno ultimati nella prossima campagna, forniscono nuovi dati sui caratteri tipologici dell’architettura di Mitridatocerta e sulle diverse fasi edilizie che interessarono il Complesso Centrale della cittadella. Gli esiti di queste ricerche saranno presto raccolti in una pubblicazione relativa agli scavi italiani a Nisa Vecchia (1990-2005). Sul terreno, ci si propone inoltre di intervenire in nuovi settori della cittadella che restano ancora inesplorati ma che sembrano celare altri dispositivi di tutto rilievo: l’indagine in questi nuovi settori potrà completare il quadro dell’organizzazione planimetrica dell’intero centro, gettare nuova luce sulla destinazione specifica di alcuni suoi edifici e riportare alla luce nuovi materiali utili per meglio definire i caratteri dell’arte di corte arsacide. Ad oggi Nisa costituisce uno dei siti partici meglio noti e sistematicamente indagati dell’intero panorama vicino e medio-orientale.
Testo di Carlo Lippolis
Ricercatore presso il Dipatimento SAAST dell’Università degli Studi di Torino e direttore sul campo della missione archeologica italiana a Nisa Vecchia del centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino.
Link utili:
www.saast.unito.it
www.parthia.com/nisa.htm
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Autore: Carlo Lippolis
Dipartimento SAAST
Università degli Studi di Torino
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