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In data 07.12.07
Costanza Cossu

Anno 4
Edizione Dicembre 2007





L'Iperico scaccia via demoni e cattivi pensieri

L'Iperico, noto anche con il nome di erba di San Giovanni, è una pianta molto apprezzata fin dall'antichità per le sue numerose proprietà medicamentose e protettive. Oggi questa pianta è tornata agli onori della cronaca, per la sua azione contro il più attuale dei mali: la depressione.

L'Hypericum è una pianta erbacea dall'aspetto semplice, ma molto apprezzata dalla tradizione popolare in quanto ritenuta in grado di allontanare i demoni dal corpo e dalla mente. L'Hypericum perforatum è la specie più largamente presente in Europa, caratterizzata da foglie con piccoli forellini e da fiori gialli, dall'intenso profumo di limone che fioriscono tra giugno e settembre.

Proprio dai fiori e dalle foglie si ricava il principio attivo della pianta, l'ipericina, un pigmento rosso scuro con una profumazione simile all'incenso. Quest'ultima caratteristica unita al fatto che l'iperico fiorisce a ridosso del solstizio d'estate, tradizionalmente notte delle streghe, ha fatto nascere la convinzione popolare che questa pianta avesse la capacità di allontanare i demoni più temibili, le streghe e gli spettri.

Il suo nome stesso deriva dalle parole greche, hyper e eikon che significano "sopra l'immagine", alludendo all'antico uso di appenderne i fiori sopra l'immagine sacra per allontanare i demoni del male. Una leggenda narrava che il diavolo volesse distruggere l'iperico trafiggendolo, ma l'unico risultato ottenuto fu quello di perforare le sue foglie.

La tradizione popolare voleva che fosse colta nelle notti prossime al solstizio d'estate ed in particolare il 24 giugno, il giorno della festa di San Giovanni Battista. La vigilia di questo giorno, nei villaggi si preparavano dei grandi falò e i contadini indossavano coroncine di Iperico, e danzando lanciavano rametti della pianta per propiziare un raccolto abbondante e allontanare dal proprio bestiame malefici e malattie.

In questo giorno i più coraggiosi, che volevano avvistare gli esseri infernali, sfidavano la sorte appoggiando una forca di legno di fico sotto il mento e un catino d'acqua sotto i piedi. Con un mazzetto di fiori d'Iperico tra le vesti, aspettavano lo scoccare della mezzanotte, ed ecco che urla e schiamazzi echeggiavano tra i vicoli: le fattucchiere uscivano tenebrose dai loro nascondigli per spaventare i paesani.

Con l'avvento del Cristianesimo, ritenendo che l'iperico fosse nato dal sangue del santo, fu chiamata erba di San Giovanni in onore al Battista.

Nel Medioevo si diffusero altre credenze comuni un po' a tutta la zona europea. I cavalieri erano ammessi alle giostre soltanto dopo aver assicurato e giurato sul loro onore di non indossare sotto l'armatura l'iperico, che avrebbe conferito loro una protezione disonesta. Nello stesso tempo i combattenti spalmavano sulle canne dei fucili la linfa purpurea, per assicurarsi una buona mira.

Con l'iperico, colto la notte di San Giovanni, le ragazze da marito potevano divinare se avrebbero trovato il sospirato sposo nel corso dell'anno. Bastava cogliere un rametto d'iperico e appenderlo nella propria camera da letto. Se il mattino seguente era fresco e vegeto entro l'anno ci sarebbe stato il matrimonio, altrimenti…

Ancora oggi le persone anziane raccontano che questa pianta veniva usata dalle donne durante la Grande Guerra, portata indosso nella speranza che servisse a proteggerle dalla violenza sessuale.

A parte questa sua azione scaccia demoni e protettiva, l'erba di San Giovanni trova un impiego nella fitoterapia, per le sue importanti virtù medicamentose. Ippocrate (il padre della medicina), Dioscoride, il più rinomato medico dell'antica Grecia, e Plinio il Vecchio (nell'antica Roma) la impiegarono come diuretico, antimalarico, come rimedio contro la sciatica, contro le fratture, come cicatrizzante e per regolarizzare il flusso mestruale.

Le procedure delle applicazioni delle erbe a quei tempi non avevano chiaramente nulla di scientifico. I medici si basavano sulla teoria dei segni secondo la quale l'aspetto di una pianta doveva in qualche modo rimandare alle sue proprietà curative. La caratteristica dell'iperico di avere le foglie con i canali linfatici "interrotti", era il segno che la pianta era utile nelle fratture e il colore rosso ottenuto dall'estratto delle sue foglie, era segno che la pianta era un potente cicatrizzante delle ferite profonde.

La spiegazione scientifica di questa proprietà è stata scoperta solo molto tempo dopo, quando studi chimici hanno dimostrato che i principi attivi dell'erba di San Giovanni hanno una marcata azione antinfiammatoria a livello delle mucose.

Ancora oggi i preparati a base di olio di iperico trovano impiego come cicatrizzanti e vulnerari nelle ulcere, nelle piaghe infette e nelle scottature. In particolare l'olio rosso d'iperico è ottimo contro scottature, soprattutto quelle solari, irritazioni, pruriti, punture d'insetti, reumatismi, artrite e sciatica.

Un'ulteriore proprietà dell'iperico è quella antivirale, dovuta all'attività fotodinamica dell'ipericina. L'ipericina ha la capacità di assorbire un fotone di energia, generare quindi un singoletto di ossigeno eccitato che si lega in maniera covalente alle proteine del capside virale e previene il "denudamento" del virus durante l'infezione. Questa scoperta dà un forte supporto all'uso dell'ipericina o dell'iperico come modalità di trattamento antivirale non tossica e a lungo termine.

Ma tra le molte virtù dell'Erba di San Giovanni quella più importante che fa tornare questa pianta agli onori della cronaca, è la sua azione contro il più attuale dei mali: la depressione. Furono i Templari, cavalieri misteriosi e leggendari del medioevo i primi a scoprire che l'iperico, oltre alle ustioni e alle ferite da taglio, era utilissimo per migliorare l'umore dei guerrieri che rimanevano immobilizzati a letto per mesi.

Ora sappiamo che in tutto ciò c'era un fondamento scientifico. Nelle foglie e nei fiori dell'iperico sono presenti numerosi composti con documentata attività biologica, tra cui quelli meglio conosciuti e studiati sono l'ipericina e l'iperforina attivi a livello del Sistema Nervoso Centrale. Questi composti sono in grado di ottimizzare l'attività dei trasmettitori di segnali nervosi (serotonina, dopamina, noradrenalina), che diminuiscono nelle persone depresse. L'iperico risulta in grado di curare, appunto, una forma di depressione blanda senza componente ansiosa e ansiosa. In quest'ultimo caso l'iperico va associato ad altre piante calmanti quali angelica e passiflora.

Come si usa?
Quando i disturbi che abbiamo sono leggeri, possiamo ricorrere all'utilizzo delle varie forme di iperico acquistate in erboristeria o in farmacia, più sicure di quelle preparate a casa.

Utilizzo dell'infuso
Affezioni bronchiali, asma, catarro, infiammazioni alla trachea: bere una tazza d'infuso caldo tre volte al giorno, oppure un cucchiaino di polvere di fiori mescolata a un cucchiaino di miele di castagno due volte al giorno. Diarrea, cattiva digestione, mal di stomaco, di testa, disturbi epatici, tensione, leggera depressione, sudorazione eccessiva alle estremità: bere una tazza d'infuso tiepido dopo ogni pasto principale, oppure 10 gocce di tintura in un po' d'acqua zuccherata due volte al giorno. Disturbi premestruali, menopausa: tre tazze d'infuso al giorno bevute con regolarità.

Utilizzo dell'olio essenziale
Bruciature, scottature, eritemi solari, piaghe, ulcere: applicare sulle parti interessate, dopo averle rinfrescate, compresse imbevute di olio e lasciare agire per una mezza giornata, quindi procedere alla medicazione. Contusioni, distorsioni, slogature, gotta, reumatismi: applicare sulla parte dolorante un poco di olio e massaggiare leggermente fino a completo assorbimento.

Bellezza
Maschera per pelli secche: frullare un pugno di fiori freschi, due gherigli di noce, 3 mandorle spellate e 1 cucchiaio di fieno greco. Mescolare il composto ottenuto con un cucchiaio di miele d'acacia, stendere su viso, collo e décolleté ben puliti e asciutti, lasciare agire una mezz'ora e sciacquare con acqua tiepida. Trattamento antirughe: picchiettare le zone interessate, in particolare le cosiddette zampe di gallina, due volte al giorno con qualche goccia di olio. Cucina: le foglie più tenere possono essere consumate in insalata. Recentemente è stato dimostrato che le foglie d'iperico favoriscono anche la conservazione dei cibi.

E' importante precisare che, pur trattandosi di sostanze vegetali, è sempre necessario essere prudenti e consultare il proprio medico, in particolare per i disturbi più gravi. Inoltre chi fa uso di estratti di iperico deve sapere che esso può interagire con il concomitante uso di alcuni farmaci come: anticoncezionali, antivirali, anticoagulanti, ciclosporina, teofillina e diossina.


Autore: Costanza Cossu




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