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Articolo pubblicato il 17-09-2005
di Gaspare Morgante, Daniele Raponi
Numero 20 - Anno 2 17 Settembre 2005
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Il progetto H O R S T
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"Il mondo esisteva prima dell'uomo ed esisterà dopo, e l'uomo
è solo un'occasione che il mondo ha per organizzare
alcune informazioni su se stesso" (Italo Calvino)
Il progetto "HORST", promosso dalla XIII Comunità Montana dei Monti Lepini e finanziato attraverso i fondi della Commissione Europea nell'ambito del programma denominato Cultura 2000, ha come obiettivo principale la realizzazione di una serie di strutture interattive e didattico-divulgative (laboratori) dedicate interamente alla geologia e ai suoi molteplici aspetti, da realizzare in ognuna delle realtà (nel caso italiano la XIII Comunità Montana dei Lepini-Ausoni), che abbiano come denominatore comune la valorizzazione, tutela, divulgazione delle conoscenze relative alla Geologia.
Questo progetto, come accade per tutti quelli a livello europeo, ha visto la compartecipazione di partner stranieri, i quali hanno aderito con entusiasmo alla realizzazione di una vera e propria rete museale europea, che sia in grado di superare i confini fra i vari stati. I coorganizzatori scelti per questa esperienza così originale nel territorio pontino, sono due paesi greci e più precisamente Pavliani e Atalanti, uno spagnolo San Fulgencio e infine, come partner associato, il paese di Ain Draham in Tunisia.
Bisogna infine sottolineare il costante impegno da parte di tutta la XIII Comunità Montana e in particolar modo dell'ex presidente Domenico Guidi, che ha voluto fortemente questa iniziativa culturale e del suo successore l'Avv. Franco Solli, che ha saputo raccoglierne l'eredità e valorizzarla nel modo migliore.
L'idea di fondo è che questo sia un museo-laboratorio di Scienze della Terra, un luogo dove i visitatori possano interagire attivamente con i macchinari e, attraverso l'esperienza diretta, possano comprendere nel modo migliore le principali tematiche che riguardano lo studio della Terra, un luogo insomma dove sia "vietato non toccare".
Il visitatore è stimolato ad utilizzare, oltre alla vista e all'udito, anche il senso del tatto, che soprattutto nelle persone più giovani, riveste una notevole importanza nei processi di assimilazione culturale.
In questo particolarissimo caso il visitatore non è semplice spettatore di vetrine e pannelli esplicativi, ma diventa attore facendo funzionare i macchinari che illustrano i vari processi geologici. Il risultato è quello di suscitare un vivo entusiasmo nei fruitori della struttura museale, entusiasmo che è per ovvie ragioni massimo nei più piccoli. Durante il percorso infatti sono presenti a più riprese dei giochi che fanno scatenare la fantasia e il desiderio di scoperta dei ragazzi e dei bambini. Nonostante questo particolare tipo di approccio, la precisione scientifica non viene mai in secondo piano o peggio trascurata del tutto.
L'esperienza diretta avviene grazie all'utilizzo di tecnologia multimediale di ultima generazione, attraverso la quale i visitatori potranno interagire direttamente con gli argomenti trattati. Potranno così comprendere facilmente quali sono,ad esempio, i meccanismi che sono alla base della deriva dei continenti o della nascita delle montagne, potranno simulare grazie al computer l'attività di ricerca di un paleontologo e vivere la meraviglia della scoperta.
Proprio il percorso che il visitatore potrà intraprendere riveste la massima importanza. Si tratta di un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta di un mondo meraviglioso e lontanissimo da quello attuale.
A fare da Cicerone in questo viaggio penseranno delle guide preparate e gentili a cui si può far riferimento per ogni dubbio o problematica.
Ma il Progetto "Horst" non è solo divulgazione scientifica, è anche ricerca vera e propria. Molteplici sono infatti le iniziative che sono state sviluppate in questo senso grazie al progetto. La prima di esse ha permesso di portare alla luce una scoperta di valore scientifico e culturale di notevolissimo valore.
In una cava sui monti Lepini infatti, due geologi, Daniele Raponi e Gaspare Morgante, che sono i progettisti e gli ideatori del progetto "Horst", coadiuvati dal Dr. Fabio Dalla Vecchia, paleontologo di fama internazionale, hanno individuato su tre diverse superfici di strato decine di impronte isolate ed alcune piste di dinosauro. Le impronte sono impresse in rocce datate al Cretaceo superiore, circa 100 milioni di anni fa, e sono state lasciate da alcuni Sauropodi, (i giganteschi dinosauri dal collo lungo) e alcuni Teropodi (i dinosauri carnivori) di media taglia.
Dai primi rilevamenti effettuati nel sito, è stato possibile determinare le dimensioni e l'andatura di alcuni dei dinosauri presenti. Il Sauropode che ha lasciato le sue impronte era un erbivoro quadrupede della lunghezza di oltre 10 metri e del peso di circa 8-10 tonnellate. Camminava placidamente alla velocità di appena 2 km/h. I carnivori presenti invece, erano di dimensioni decisamente più contenute, raggiungevano infatti il peso di circa 100kg per una lunghezza di "appena" 3m.
Un risvolto particolarmente importante a livello scientifico che riguarda le impronte è legato alla ricostruzione paleogeografica italiana. In tempi non troppo lontani L'Italia era ritenuta una terra in cui il ritrovamento di fossili di questi giganteschi rettili, fosse praticamente impossibile. Si pensava infatti che durante l'Era Mesozoica (il periodo di tempo in cui vissero i dinosauri) l'Italia fosse una specie di arcipelago composto da tante isolette in cui animali così grandi non avrebbero potuto sopravvivere. I dinosauri però hanno smentito in maniera categorica tale supposizione e l'hanno fatto e lo stanno facendo con una frequenza notevole. Il nuovo ritrovamento sui Lepini non fa altro che aggiungersi ai già numerosi tasselli presenti in questa nostra nuova visione dell'Italia preistorica, confermando la loro presenza anche qui nel Lazio, regione in cui prima di oggi latitavano. L'importanza di questo sito è quindi notevole da un punto di vista puramente scientifico, ma è grande anche dal punto di vista della valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio.
Il progetto "Horst" però, in quanto a ricerca, non si è fermato qui. I due geologi Morgante e Raponi, ideatori e curatori del progetto stesso, hanno infatti deciso di iniziare uno studio geologico e paleontologico di dettaglio della zona di Bassiano. Sono presenti infatti all'interno del territorio comunale, alcuni affioramenti di rocce risalenti al periodo Giurassico, datate a circa 170 milioni di anni fa, dalle caratteristiche molto peculiari.
Si tratta del cosiddetto Plattenkalk di Bassiano. Questa parola di origine tedesca, significa letteralmente calcare in lastre, ovvero, piatto, in lastre sottili, in altre parole "calcare litografico". Questo tipo di calcare è chiamato così poiché in passato veniva utilizzato per le litografie e la scrittura.
Giacimenti simili sono molto conosciuti in geologia, basti pensare al "Calcare litografico di Solnhofen" in Baviera (Germania meridionale), ricchissimo di resti fossili, fra cui Archeopterix (il primo dinosauro piumato rinvenuto), oppure il "Plattenkalk di Pietraroja" nei pressi di Benevento, in cui è stato ritrovato il primo dinosauro italiano (Scipionix samniticus, detto amichevolmente "Ciro").
Il sito di Bassiano, come già detto ha caratteristiche simili a quelli citati, per cui è di notevole interesse per i paleontologi. Finora lo studio ha portato alla luce "solo" alcuni pesci ottimamente conservati, resti di conifere, piccoli crostacei e molti coproliti. Si tratta in realtà di feci fossili di vertebrati, alcuni dei quali di notevoli dimensioni, il che, unito alle già citate caratteristiche geologiche del sito, fa sperare i ricercatori nella scoperta di animali di grandi dimensioni, magari proprio un dinosauro.
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Autore: Gaspare Morgante, Daniele Raponi
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