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Articolo pubblicato il 17-12-2005
Carlo Smriglio

Numero 23 - Anno 3
17 Dicembre 2005





L'identificazione della specie o meglio, la filosofia della classificazione

Euspira sp. Abruzzo, Pleistocene

Euspira sp. Abruzzo, Pleistocene



In malacologia, come in qualsiasi Scienza, vengono spesso adoperati due termini per arrivare ad individuare a cosa attribuire un esemplare sul quale si sta indagando. I due termini sono l'identificazione e la classificazione. Il primo termine evidentemente è utile per comprendere cosa si sta esaminando, e si avvale di numerosi parametri, come la morfologia, la morfometria, la colorazione, oltre anche alla profondità di reperimento, la tipologia del fondale, l'areale di distribuzione, le specie associate, ecc.

La classificazione, comunque riutilizzando gli stessi parametri, cerca di evidenziare la diversità e, nello stesso tempo, la vicinanza ad un certo gruppo, genere, famiglia, Classe.

Per cui le due metodologie di indagine sembrano camminare parallele. Ma l'identificazione è contrastata dalla classificazione, in quanto se non si identifica, non si classifica, ma, allo stesso tempo, durante l'azione dell'identificare, scoperto che l'individuo in osservazione, non può essere identificato, scatta allora il meccanismo della classificazione, che consente a sua volta di identificare quindi attribuire ad un certo gruppo, genere, famiglia, Classe. Sembra un gioco di parole, ma rappresenta esattamente il metodo di indagine che viene adoperato tutte le volte che si esamina un individuo appartenete ad una qualunque specie. Questa ultima parola, semplice di significati, ma molto complessa per i concetti che racchiude, è alla base di quanto appena discusso; infatti riconoscere un esemplare appartenente ad una specie, sembrerebbe facile, per cui si mette in atto l'identificazione o la classificazione. Ma cosa è la specie? Un'insieme di individui ripercorrenti le stesse caratteristiche morfologiche a livello generale, con caratteristiche proprie a livello popolazionale, ambientale, ecologico, e TEMPORALE. Volutamente escludo, con grande considerazione per gli stessi, i termini: pool, flusso, scambio genico, isolamento geografico, interfecondo, isolamento riproduttivo, divergenza genetica, genoma, barriere chimico fisiche, e quant'altro viene usato discutendo di Scienza, perché sono tutte caratteristiche che hanno contribuito alla formazione della specie nel corso della propria Evoluzione. Anche questa parola è piena di significati discordanti; infatti una specie evolve nel corso del tempo, cioè diventa qualcosa di diverso dalla specie "ancestore", che nel frattempo magari si estingue. Per cui ci ritroveremo la specie Recente che è ormai molto diversa dalla sua progenitrice, che considereremo come specie estinta. Anche se è la stessa specie, che, appunto nel tempo, si è trasformata nella nuova, occupandone il posto in natura.

Per cui applicando il concetto di tempo alla specie, si potrebbe dire che una specie è formata da un insieme di specie, che hanno occupato ciascuna una porzione di tempo, conforme al tempo occorrente per la propria evoluzione e trasformazione nella specie successiva. Ma allora come definire un insieme di specie, per poter discutere una specie vivente? Già il fatto che sia vivente rappresenta un punto fermo per poterla individuare. Ma allora alcune specie presenti nei giacimenti pliocenici, che sono anche viventi? Semplice, la specie, nello spazio di tempo dal Pliocene fino al periodo attuale, non si è ancora trasformata nella specie successiva, per cui è ancora riconoscibile. Ma la specie successiva, se è in corso l'evoluzione della specie "attualpliocenica", si trasforma in qualcosa di diverso, quando ce ne potremo accorgere? Semplice anche questo caso, non sarà più riconoscibile, da noi, perché l'umanità, anch'essa in evoluzione, quando la troverà avrà gli stessi problemi, e magari la penserà allo stesso modo, perché essa comunque discende dalla popolazione attuale.

POST SCRIPTUM

Dimenticavo, le specie cosiddette estinte, che si trovano nei giacimenti pliocenici, insieme alle "attualplioceniche", probabilmente in alcuni casi sono gli ancestori delle stesse, per cui ne rappresentano le progenitrici, che a loro volta si sono estinte (senza volersi dilungare sugli ancestori degli ancestori…).

Il resto è filosofia delle scelte…


Autore: Carlo Smriglio


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