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Articolo pubblicato il 19-04-2006
di Vincenzo Cilenti
Responsabile Servizio di Fisiopatologia Respiratoria
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena

Numero 27 - Anno 3
19 Aprile 2006





Cancro del polmone: la situazione in Italia oggi

Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte per tumore al mondo, ogni anno un milione di persone sui i sei milioni dovuti agli altri tipi di tumore. In Italia muoiono per tumore del polmone circa 35000 persone all’anno (circa 27000 uomini e 6000 donne), rappresentando la prima causa di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne.

Negli USA anche nelle donne è ormai al primo posto. Il numero di decessi per tumore del polmone corrisponde al 41,9% dei decessi per cause pneumologiche ed in particolare il 49,3% negli uomini e il 22,9% nelle donne. Secondo l’ultimo rapporto (settembre 2005) sulle nuove tendenze della mortalità tumorale in Italia (dati ISTAT), la mortalità per tumore in Italia diminuisce del 2% circa l’anno, ma per quanto concerne “big killer”, come viene chiamato il tumore del polmone, la diminuzione dell’1,8% riguarda solo gli uomini mentre nelle donne i decessi sono aumentati dell’1,5%.

La mortalità per tumori dell’apparato respiratorio (polmone, laringe) è iniziata a decrescere a partire dagli anni ottanta in tutta Italia, ma più significatamene al Nord, mentre continua ad aumentare nelle generazioni anziane e le donne. Il differente trend tra uomini e donne è legato solo ed esclusivamente all’andamento del fattore di rischio principale costituito dall’abitudine a fumare.

Il fumo attivo costituisce sicuramente il fattore di rischio più importante, circa l’85% dei tumori del polmone è legata al consumo di tabacco e ciò spiega , appunto, l’aumento dell’incidenza della malattia nelle donne e della mortalità è perciò correlato al progressivo aumento dell’abitudine tabagica a cui si assiste in Italia a partire degli anni settanta in poi appunto nelle donne ed in particolare nelle giovani.

Oltre al fumo di tabacco altri fattori di rischio sono il fumo passivo (2%), l’inquinamento atmosferico, l’esposizione all’amianto (1%), a fumi di combustione di idrocarburi, il radon (3%) e fattori genetici. Per quanto concerne l’inquinamento ambientale legato ai gas di scarico delle automobili, soprattutto diesel, ai fumi derivanti dagli impianti di riscaldamento e delle industrie, aggravato dalle condizioni atmosferiche (ppm10), c’è da sottolineare il fatto che per la differente incidenza di tumori polmonari tra la popolazione urbana e quella rurale l’unico fattore discriminante è esclusivamente l’abitudine a fumare! Il radon, sostanza radioattiva emessa dai materiali di costruzione , dal suolo, dall’acqua, si diffonde attraverso le strutture interrate degli spazi abitati ed il suo rischio cancerogeno, tassi da 1 a 10 picocurie/litro, sarebbe più evidente interagendo con il fumo di sigaretta.

Moltissimi studi evidenziano il rischio legato al fumo passivo che aumenterebbe di circa 20 volte nella persona che non ha mai fumato: circa 1000 all’anno sono i decessi per tumore polmonare da fumo passivo. Circa il 25% dei fumatori contrae un tumore del polmone, il rischio è proporzionale all’età di inizio del fumare, al numero di sigarette giornaliero, al tipo di fumo (inalazione più o meno profonda e frequenza delle tirate) e soprattutto il numero di anni di fumo.

Essendo il tempo di sviluppo di un tumore di circa 20 anni, il classico soggetto a rischio è rappresentato dal fumatore di circa 50 anni di età, fumatore da più di 20 anni, con una media di 20 sigarette al giorno. Fumare è comunque dannoso, non esistono sigarette leggere, non esiste un numero minimo di sicurezza per cui se 1 è il rischio di contrarre un tumore polmonare di un non fumatore non esposto ad inquinamento ambientale, il rischio relativo è 15 per il fumatore di < di ½ pacchetto al giorno, 17 tra ½ pacchetto ed 1 al giorno, 42 per 1-2 pacchetti, 64 per > di due pacchetti; 3 per per il fumatore di sigaro, 8 per il fumatore di pipa, da 2 a 10 per l’ex fumatore dopo 10 anni almeno.

L’azione cancerogena del fumo di tabacco è legata alla presenza nelle quasi 4000 sostanze che si sviluppano durante la combustione di una sigaretta ed inalate dal fumatore, di sostanze sicuramente cancerogene (benzopirene ed altre) per cui il fumo di tabacco, sia attivo che passivo, è definito un cancerogeno di classe A, cioè accertato.

Bisogna altresì ricordare che all’azione dannosa del fumo di tabacco provoca anche il 70% delle bronchiti croniche ostruttive ed enfisema e il 25% delle malattie cardiovascolari, oltre ad aumentare il rischio di contrarre anche altre patologie neoplastiche(vescica, pancreas, stomaco..)

A ben ragione perciò l’OMS da tempo ha definito il tabagismo la principale causa di morte prevenibile, oltre ad essere esso stesso una malattia in quanto, tramite la nicotina, crea dipendenza. Secondo i dati più recenti (DOXA/ISS-OSSFAD, 2005) i fumatori in Italia sono circa 11 milioni pari al 25,3% della popolazione sopra i 14 anni; il 29,3% dei maschi e il 22,1% delle femmine. L’età media in cui si diventa fumatori abituali è 17 anni, tra i giovani di 15-24 anni i fumatori correnti sono il 28,2% dei maschi ed il 21% delle femmine, tali valori aumentano rispettivamente a 35,9% e 31% nella fascia di età che va dai 25 ai 44 anni..

Rispetto ad una indagine precedente i fumatori correnti sono diminuiti dal 26,2% al 25,6% e gli ex fumatori sono aumentati passando dal 17,9% al 18,6%. Da quanto detto in precedenza si deve affermare che l’unica vera prevenzione del carcinoma polmonare è quella primaria che si basa sull’abolizione del fumo di tabacco tramite l’educazione sanitaria, iniziata in età precocissima (alle scuole elementari) e vaste campagne sui mezzi di comunicazione, l’estensione sempre più ampia del divieto di fumare e l’incremento delle tasse sui prodotti del tabacco.

Le campagne antifumo debbono essere rivolte soprattutto ai giovani, il vero target delle multinazionali del tabacco, aiutandoli a smettere di fumare e i non fumatori a rimanere tali, informarli sui danni provocati dal fumo evidenziando i benefici derivanti dallo smettere, porre all’attenzione degli adulti( genitori, insegnanti, altri professionisti della salute) il problema dello smettere di fumare nei giovani.

Per quanto riguarda i divieti con l’applicazione della legge 3/2003 (conosciuta come “legge Sirchia”) l’Italia si distingue, insieme a soli altri tre paesi (Norvegia, Irlanda e Malta) per aver adottato una politica contro il fumo ritenuta, in modo unanime, la più avanzata in Europa.

Ad un anno dall’entrata in vigore è emerso, da un’indagine conoscitiva del Ministero della Salute, che nove italiani su 10 sono d’accordo con la creazione di spazi per fumatori nei locali pubblici e col divieto assoluto di fumo al di fuori di essi, per l’87% dei gestori di locali pubblici il divieto è rispettato, il 9% degli italiani si reca più spesso di prima nei locali pubblici, mentre per la maggioranza, 83%, l’abitudine non è cambiata con l’entrata in vigore della legge, l’86% è favorevole al divieto di fumo nei posti di lavoro.

In seguito all’applicazione della legge, secondo i dati del Ministero dell’Economia (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato), nel periodo gennaio-novembre 2005 si è registrata una riduzione complessiva del 5,7% nella quantità venduta di sigarette rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, ed accezione di marzo e maggio, il trend è decrescente in tutti i mesi, con picchi a febbraio (-19,62%) e luglio (-14,56%).

Si osservano altresì alcuni segnali di cambiamento nei comportamenti dei fumatori, le variazioni maggiori riguardano l’aumento tra dicembre 2004 e marzo 2005 del numero di persone che hanno tentato di smettere di fumare, per le quali la percentuale passa complessivamente dal 20,9% al 23%.

I dati sui tentativi di smettere di fumare sono suffragati anche da quelli forniti dall’Agenzia Italiana del Farmaco per la quale nel periodo gennaio-settembre 2005 le vendite di prodotti sostitutivi della nicotina sono quasi raddoppiate rispetto allo stesso periodo del 2004 (da 275.025 a 911.507 unità vendute, +91,9%).

L’analisi dei primi risultati conseguiti a seguito degli interventi intrapresi per contrastare l’abitudine al fumo ci deve spingere ad intensificare le politiche di contrasto al consumo di tabacco e ad implementare l’attività dei Centri per il trattamento del tabagismo come quello attivo presso il Servizio di Fisiopatologia Respiratoria dell’RCCS Regina Elena di Roma.

In questo Centro, applicando l’unica metodica di disuassefazione dal tabacco scientificamente validata a livello internazionale, cioè il trattamento con sostituti della nicotina o il bupropione associato ad un supporto comportamentale, si riesce ad ottenere il raggiungimento ad un anno dello stato di non fumatore in un percentuale del 30-32% di coloro che hanno tentato.

E’necessario anche porre una particolare attenzione ai gruppi sociali più svantaggiati, tra i quali si registra una minore propensione a smettere di fumare, anche al fine di evitare che in futuro le disuguaglianze sociali nel consumo di tabacco continuino ad aumentare anziché diminuire. In conclusione un uso ottimale delle attuali conoscenze ed il controllo del tabagismo soprattutto, potrebbero ridurre l’incidenza del cancro in generale e di quello polmonare in particolare almeno del 20% nel 20020.

Autore: Vincenzo Cilenti

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