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La stella che sfiora il buco nero, e che potrebbe dirci se gira

Guido Donati* 01 Set 2026

 

Immagini ottenute con il Very Large Telescope dell'ESO che mostrano la stella S301 mentre percorre la propria orbita attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: ESO/GRAVITY collaboration. Licenza Creative Commons Attribution 4.0.

 


S301 passa a dodici unità astronomiche da Sagittarius A* e viaggia a 25.000 chilometri al secondo. Nessuna stella nota arriva così vicino. Per questo può misurare qualcosa che nessuno ha mai misurato.

Al centro della Via Lattea c’è un buco nero di 4,3 milioni di masse solari. Si chiama Sagittarius A*. Attorno gli girano decine di stelle, catalogate una a una da trent’anni.
Ora ce n’è una nuova, e batte tutti i record. Si chiama S301. Compie un giro in 8,7 anni, il periodo più breve mai osservato. Al momento di massimo avvicinamento passa a 1,78 miliardi di chilometri dal buco nero: dodici volte la distanza Terra-Sole, poco più di quella che separa il Sole da Saturno. E in quel punto corre a circa 25.000 chilometri al secondo, oltre l’8 per cento della velocità della luce. Il lavoro è della collaborazione GRAVITY+ ed è uscito su Nature il 19 agosto.


Di un buco nero si possono conoscere due cose: la massa e la rotazione. La massa di Sagittarius A* si misura da anni. La rotazione no. La relatività generale prevede che un buco nero rotante trascini con sé lo spaziotempo, torcendolo. È l’effetto Lense-Thirring. Le orbite delle stelle vicine ne risentono, e l’effetto cresce quanto più ci si avvicina.
S301 è la prima stella conosciuta abbastanza vicina perché quella torsione diventi misurabile. Non si tratta di guardare meglio. Si tratta di avere finalmente il sensore giusto nel posto giusto.
Va detto con chiarezza: la rotazione non è ancora stata misurata. Il gruppo stima di poterla ricavare entro una decina d’anni, seguendo la stella con GRAVITY+ e poi con lo strumento MICADO dell’Extremely Large Telescope. Il prossimo passaggio ravvicinato è previsto nel 2031, e servono almeno due orbite complete.


S301 appare due miliardi di volte più debole di Betelgeuse. È una stella di sequenza principale simile al Sole, con una massa fra 1,1 e 1,5 volte quella solare. Troppo piccola e troppo fioca per essere una delle giganti già note in quella regione.
Per vederla serve l’interferometro del Very Large Telescope, al Paranal in Cile. Il VLTI combina la luce di quattro telescopi da otto metri e ottiene una risoluzione quindici volte migliore di quella di un singolo specchio. Il gruppo lavora a questo dal 2017 con lo strumento GRAVITY, aggiornato negli ultimi anni a GRAVITY+. Il primo avvistamento risale alla primavera del 2023. Ricostruendo a ritroso i dati d’archivio fino al 2017, i ricercatori hanno stabilito che l’ultimo passaggio ravvicinato era avvenuto all’inizio di quello stesso anno.


Una stella non può formarsi così vicino a un buco nero: le forze mareali disperderebbero il gas prima che collassi. Quindi S301 è arrivata da fuori. L’ipotesi degli autori è che facesse parte di una coppia. Le forze di marea di Sagittarius A* avrebbero spezzato il legame, catturando una delle due stelle e scagliando l’altra via ad altissima velocità, probabilmente abbastanza da farle lasciare la galassia.
L’orbita è ricostruita su dati reali, raccolti in nove anni. Quella parte è misurata. La misura dello spin, invece, è per ora una proiezione. Gli autori hanno costruito dati sintetici per gli anni dal 2026 al 2035 e li hanno analizzati per verificare se i parametri di rotazione fossero recuperabili. Nell’esercizio hanno assunto uno scenario ottimistico: rotazione massima del buco nero, precisione astrometrica di 100 microsecondi d’arco, un chilometro al secondo di accuratezza sulla velocità radiale. Sono le prestazioni attese da GRAVITY+ e dall’ELT, non quelle già disponibili oggi.
In altre parole: la stella c’è, il metodo regge, la misura arriverà se gli strumenti manterranno le promesse.


L’Italia è tra i sedici Stati membri dell’ESO. Il Paranal, l’ELT in costruzione a Cerro Armazones e gli strumenti che li equipaggiano sono anche infrastrutture italiane. E il premio Nobel Reinhard Genzel, che di quelle stelle si occupa da decenni, riassume il punto senza enfasi: S301 apre una finestra sulle proprietà fondamentali dello spaziotempo in un ambiente estremo. Non una scoperta chiusa. Una porta appena aperta.

Immagine: immagini ottenute con il Very Large Telescope dell’ESO che mostrano la stella S301 mentre percorre la propria orbita attorno a Sagittarius A*, il buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea. Crediti: ESO/GRAVITY collaboration. Licenza Creative Commons Attribution 4.0 (creativecommons.org/licenses/by/4.0/).


Bibliografia
GRAVITY+ Collaboration (primo autore K. Abd El Dayem, LIRA, Observatoire de Paris–PSL), «Discovery of a star sensitive to the spin of Sagittarius A*», Nature, pubblicato online il 19 agosto 2026. doi: 10.1038/s41586-026-10894-w
Testo integrale del lavoro, accesso libero: https://www.eso.org/public/archives/releases/sciencepapers/eso2612/eso2612a.pdf
ESO, «Astronomers discover star that could reveal the spin of our galaxy’s black hole», comunicato eso2612, 19 agosto 2026. https://www.eso.org/public/news/eso2612/
Max Planck Institute for Extraterrestrial Physics, comunicato del 19 agosto 2026.
ESO, immagine eso2612a. https://www.eso.org/public/images/eso2612a/

*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery

Ultima modifica il Venerdì, 04 Settembre 2026 08:05
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