I risultati sono stati sbalorditivi:
I pesci hanno usato il riflesso per individuare e rimuovere la macchia in soli 82 minuti mediamente.
Negli esperimenti precedenti, questo processo richiedeva dai 4 ai 6 giorni.
Il motivo: Secondo i ricercatori, i pesci sentivano qualcosa di insolito sul corpo e, non appena hanno avuto a disposizione lo specchio, hanno usato l'informazione visiva per risolvere il fastidio fisico.
Oltre il corpo: il pesce che "sperimenta" con lo specchio
L'aspetto più rivoluzionario dello studio è però il cosiddetto "contingency testing" (test di contingenza). Alcuni esemplari sono stati osservati mentre:
Raccoglievano un pezzetto di gamberetto dal fondo.
Lo lasciavano cadere deliberatamente davanti allo specchio.
Ne seguivano la discesa nel riflesso, toccando il vetro con la bocca.
Questo comportamento indica che il pesce non sta solo guardando se stesso, ma sta testando come gli oggetti esterni si comportano nello "spazio dello specchio". È un livello di astrazione elevatissimo, simile a quello dei delfini che giocano con le bolle d'aria davanti ai vetri.
Verso una nuova concezione di "Sé"
Questa scoperta suggerisce che l'autoconsapevolezza non sia un club esclusivo per pochi animali "superiori", ma una caratteristica molto più diffusa nel regno animale, pesci inclusi. "Questi risultati suggeriscono che l’autoconsapevolezza potrebbe non essersi evoluta solo in poche specie, ma potrebbe essere prevalente in molti gruppi tassonomici." — Dr. Shumpei Sogawa

