Una revisione di dieci sperimentazioni e dodici studi di coorte conclude che i grassi trans naturali di latte e formaggi non peggiorano il rischio cardiometabolico. Tre dei cinque autori lavorano per enti dell'industria lattiera, che ha anche pagato lo studio. Il colesterolo «buono» è sceso di poco, al limite della significatività. L'Organizzazione mondiale della sanità considera dannosi tutti i grassi trans.
Nel burro, nel latte intero e nel formaggio ci sono grassi trans. Non li aggiunge una fabbrica che indurisce gli oli vegetali. Li producono i batteri nello stomaco dei ruminanti, e passano nella carne e nel latte. Il più comune si chiama acido trans-vaccenico.



Uno studio dell’Università di Lincoln confronta cinque forme di aggressione in cento specie di primati, uomo compreso. Le uccisioni vanno insieme fra loro, le liti quotidiane no. Il lavoro è uscito su Evolution Letters il 3 marzo 2026 e torna ora in circolazione per un comunicato.

 

 

Quota di specie di primati, su 100 studiate, in cui sono documentati l’infanticidio e l’uccisione di adulti fra gruppi e nel gruppo, per sesso di chi uccide. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Majolo B. et al., Evolution Letters 2026, doi 10.1093/evlett/qrag002.
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Nel Sabah, in Malesia, la vespa Dasyproctus agilis scava i fusti dell’albero Macaranga pearsonii, abitati dalle formiche Crematogaster, e li riempie di mosche per le larve. Uno studio uscito su PeerJ il 15 aprile 2026 la trova più spesso nelle piantagioni di palma da olio che nella foresta sfruttata.

 

 

 

Disegno schematico, non in scala. In un fusto cavo di Macaranga le formiche Crematogaster occupano le camere, la vespa Dasyproctus agilis ne scava un tratto e vi accumula mosche per le larve. Non rappresenta un esemplare reale. Disegno di Scienzaonline dall’abstract di Leština D. et al., PeerJ 2026, doi 10.7717/peerj.20984.
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Una metanalisi sullo European Heart Journal mette insieme gli studi randomizzati sui cereali integrali. Peso, colesterolo e pressione scendono, ma di poco, in prove che durano in media due mesi e che non contano infarti né ictus.
Quarantotto grammi di cereali integrali, pesati crudi, corrispondono secondo gli autori a circa novanta grammi di cibo pronto, tre porzioni. È l’unità su cui è costruita una metanalisi uscita il 15 settembre 2026 sullo European Heart Journal, in accesso aperto. Per ogni 48 grammi in più al giorno il peso corporeo scende di 0,20 chili. Sono duecento grammi.

Un sommergibile tedesco affondato nel 1917 al largo dello Jutland perde ancora tritolo in mare. Cozze (Mytilus edulis) tenute per quattordici settimane in gabbie fissate sopra le sue mine ne hanno assorbito i residui e mostrano segni di stress nelle cellule. Le munizioni affondate nel Mare del Nord e nel Baltico hanno ucciso nel tempo almeno 418 persone.


Le gabbie di cozze (Mytilus edulis) e i campionatori passivi usati sul relitto dell’UC-30. a) cozze preparate a bordo della nave da ricerca Aurora; b) gabbie pronte, cozze sotto e campionatori sopra; c-d) un campionatore prima della posa e al recupero, quattordici settimane dopo; e-f) cozze recuperate; g) dissezione. Posa 30 marzo 2022, recupero 5 luglio 2022. Figura 5 dell’articolo, riprodotta senza modifiche. Credito: © 2026 The Authors. Schuster R.M. et al., Marine Pollution Bulletin 229 (2026) 119738, Fig. 5. CC BY 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/. 


Un archeo delle sorgenti idrotermali fissa l’azoto dell’aria fino a 91,7 gradi, e il cuore del suo enzima si denatura solo a 92,3. L’attività però è stata misurata fino a 50 gradi. Il dato a 80 gradi, il più alto mai registrato per una nitrogenasi se fosse confermato, è un calcolo.

 

 

Temperatura di fusione delle due componenti della nitrogenasi dell’archeo Methanocaldococcus infernus (NifDK e NifH) e della componente NifDK del batterio di riferimento Azotobacter vinelandii, accanto alla temperatura massima di crescita dell’archeo sull’azoto; la linea tratteggiata arancio segna i 50 gradi, temperatura massima alla quale l’attività dell’enzima è stata misurata. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Maslać N. et al., Nature Communications 2026, doi 10.1038/s41467-026-77173-0 (articolo con licenza CC BY 4.0). Grafico originale della redazione.


Una barriera corallina segnalata davanti al Benin negli anni Sessanta e ritenuta morta è stata ritrovata a 54 metri con coralli vivi. Il comunicato parla di una barriera sana con otto tipi di corallo. Il paper, uscito a luglio, descrive un giardino di ottocoralli e non misura lo stato di salute.

 

Profondità delle osservazioni sulla piattaforma continentale del Benin: in arancio la barriera segnalata nel 1963–64 e ritenuta morta, in blu le misure di temperatura e ossigeno e i coralli vivi filmati nel 2025 a 54 metri, in grigio la fascia di piattaforma considerata dagli autori. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Zinzindohoué C.G.F. et al., Frontiers in Marine Science 2026, doi 10.3389/fmars.2026.1848226 (articolo con licenza CC BY). Grafico originale della redazione.



Al largo della Florida un altoparlante sott’acqua ha fatto girare gli squali pinna nera fino a 74 metri di distanza. Per la teoria lo squalo sente solo da vicino. Il lavoro è uscito a giugno e il comunicato è di fine settembre.
Una barca è ancorata davanti a un’imboccatura di porto della Florida sudorientale. A una quindicina di metri, un metro sotto la superficie, è sospeso un altoparlante. Sopra, un drone filma l’acqua bassa. Uno squalo pinna nera passa nella zona. L’altoparlante emette un suono grave, a impulsi. Lo squalo gira di colpo e se ne va.



Il consorzio Bat1K ha letto 103 genomi completi e 44 fossili. L’origine più probabile dei pipistrelli, e del volo nei mammiferi, è l’Europa del tardo Paleocene, con una probabilità del 99,2 per cento. Sulla data esatta i comunicati e il paper non dicono la stessa cosa.

 

 

Le date che contano per l’origine dei pipistrelli, in milioni di anni fa: in blu il tardo Paleocene, epoca in cui il paper colloca l’antenato comune in Europa (probabilità a posteriori 99,2%); tratteggiato in arancio l’intervallo di 65–60 milioni di anni indicato dai comunicati universitari; in grigio l’intervallo dei fossili di pipistrello più antichi; linee punteggiate per l’estinzione di fine Cretaceo, l’origine africana degli Yinpterochiroptera e il fossile Vielasia. Elaborazione di Scienzaonline su dati di Morales A.E. et al., Nature 2026, doi 10.1038/s41586-026-11007-3; limiti di epoca dalla scala cronostratigrafica internazionale. Grafico originale della redazione.



Volontari di ventisette paesi hanno contato per vent’anni gli uccelli e le farfalle più comuni d’Europa. Uno studio su Nature Ecology & Evolution usa quei conteggi per proiettare il loro futuro al 2050. Con le politiche di conservazione più ambiziose il calo rallenta, ma non si ferma in alcuno scenario. L’Italia c’è con gli uccelli, non con le farfalle.


Le leggi di conservazione sono nate soprattutto per le specie rare. Le specie comuni, abbondanti perché si adattano a molti ambienti o perché il loro ambiente è diffuso ovunque, ne restano in gran parte fuori. Eppure subiscono per prime l’agricoltura, il taglio dei boschi e le città che crescono. Il calo di una specie abbondante può essere il primo passo verso la lista di quelle minacciate.

 

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