Da un solo esemplare di cono si leggono più di tremila tossine diverse. Dal mare sono usciti quarantamila composti e diciassette farmaci. Quasi metà dei coralli che costruiscono le barriere rischia l’estinzione. Una serie di articoli su ciò che il mare ha dato alla medicina, e su ciò che stiamo perdendo prima di averlo letto.

 

Conchiglia di cono con il disegno «a tende» del gruppo di Conus textile, dalla collezione dell’autore. Foto Guido Donati. Ritaglio su fondo bianco


Nel 1987 George Pettit isolò da 1.600 chili di Dolabella auricularia pochi milligrammi di un peptide che uccideva le cellule tumorali a concentrazioni mai viste. Il mollusco non lo fabbricava: lo mangiava. Da sola, in clinica, la molecola fallì. Legata a un anticorpo è oggi dentro otto farmaci approvati.

Esemplare di Dolabella auricularia, la lepre di mare da cui fu isolata la dolastatina 10. Fotografia da Syamsuriadi S., Nur I., Suryani S., International Journal of Zoology and Animal Biology, 6(1), 000441, 2023, Figura 1, licenza Creative Commons Attribution (CC BY). 

 

Le collezioni di storia naturale rappresentano da secoli una pietra angolare della conoscenza scientifica globale. L'Europa ne custodisce alcuni dei più grandi giacimenti al mondo, sebbene una porzione immensa di questo patrimonio rimanga ancora inesplorata. A mappare per la prima volta questo archivio scientifico è uno studio internazionale coordinato da Pierfilippo Cerretti e Dario Nania, ricercatori del Museo di Zoologia del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" della Sapienza Università di Roma. La ricerca, pubblicata sulla rivista BioScience, si inserisce nel solco delle attività di digitalizzazione e analisi condotte dal museo romano. Indagini precedenti, come quelle apparse su PNAS, hanno già dimostrato l'utilità di questi reperti per ricostruire i mutamenti negli ecosistemi provocati dal riscaldamento globale.


Uno studio coordinato dalla Statale di Milano, in collaborazione con il CNR-Nanotec e il Baylor College of Medicine, individua un meccanismo precoce di controllo cellulare. La scoperta, apparsa su Cell Reports, apre nuove strade per comprendere tumori e malattie congenite rare.

Una ricerca scientifica internazionale guidata dal professor Thomas Vaccari, del Dipartimento di Bioscienze dell'Università degli Studi di Milano, ha portato alla luce un meccanismo finora sconosciuto che governa il destino delle proteine e la comunicazione intercellulare. Lo studio — condotto insieme al gruppo del dottor Antonio Galeone del CNR-Nanotec di Lecce (nell'ambito del centro congiunto Tecnomed Puglia) e al professor Hamed Jafar-Nejad del Baylor College of Medicine di Houston — è stato pubblicato sulla rivista scientifica Cell Reports.


La lumaca vampiro del Mediterraneo, nota scientificamente come Cumia intertexta, è stata eletta Mollusco dell’Anno 2026. Il riconoscimento è il risultato di un concorso internazionale di Citizen Science promosso dal Senckenberg Research Institute di Francoforte e dall’Unitas Malacologica. La candidatura della lumaca, che ha trionfato in finale con 5506 voti, è stata sostenuta da un team scientifico italiano guidato da Marco Oliverio della Sapienza Università di Roma, insieme a ricercatori della Stazione Zoologica e dell'Università del Salento.


Uno studio internazionale guidato dall'Università Statale di Milano e dalla Humboldt-Universität di Berlino, pubblicato su Nature Communications, svela come le piante selezionano la cellula madre fondamentale per la riproduzione.

La "scelta" decisiva nell'ovulo
Nelle angiosperme, le piante a fiore che dominano i paesaggi terrestri, la riproduzione avviene all'interno di una struttura microscopica chiamata ovulo. In questo ambiente protetto, avviene un passaggio critico: la pianta deve "scegliere" un'unica cellula tra tante per trasformarla nella Cellula Madre delle Megaspore (MMC). Questa cellula è l'unica destinata a generare il gamete femminile e, successivamente alla fecondazione, l'embrione.

 


Un team internazionale di ricerca, a guida dell'Università degli Studi di Milano, ha proiettato la paleontologia nel futuro digitale per ricostruire la vita delle iene che popolavano la Sicilia durante il Pleistocene. Grazie a sofisticate analisi tridimensionali sui fossili rinvenuti nella Grotta di San Teodoro (Acquedolci), lo studio — pubblicato sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia — ha svelato dettagli sorprendenti su come l'isolamento geografico abbia modellato il cervello e il corpo di questi antichi predatori.

Un laboratorio evolutivo chiamato Sicilia
La ricerca conferma che la Sicilia del passato ha rappresentato un vero e proprio "esperimento naturale". L’isolamento insulare ha costretto i grandi carnivori, come la iena macchiata (Crocuta crocuta), a percorrere strade evolutive uniche per sopravvivere in un ambiente dalle risorse limitate.

Socialità ridotta: L’uso della tomografia computerizzata (TC) ha permesso di ricostruire i modelli digitali del cervello senza intaccare i reperti.

Differenze strutturali: Rispetto alle iene africane moderne, quelle siciliane presentavano una corteccia frontale meno sviluppata.

Gruppi più piccoli: Poiché tali aree cerebrali gestiscono i comportamenti sociali complessi, gli scienziati ipotizzano che i clan siciliani fossero meno numerosi e gerarchizzati rispetto a quelli attuali.


Una ricerca dell'Osaka Metropolitan University, pubblicata oggi 20 febbraio 2026, scardina i pregiudizi sulle capacità mentali dei pesci. Lo studio dimostra che il piccolo pesce pulitore (Labroides dimidiatus) non solo è in grado di riconoscere la propria immagine, ma utilizza lo specchio con una consapevolezza che finora credevamo riservata solo a delfini e primati.

Il "Test del parassita": una velocità sorprendente
Il team guidato da Shumpei Sogawa e Masanori Kohda ha invertito le regole del classico "test dello specchio". Invece di far abituare i pesci al riflesso per giorni, i ricercatori hanno applicato dei piccoli segni (simili a parassiti) sui pesci prima di mostrare loro lo specchio.

 

Non fu solo il tocco magico delle mani di Antonio Stradivari a rendere immortali i suoi violini, ma anche una combinazione irripetibile di cambiamenti climatici e selezione botanica. Un imponente studio internazionale, guidato dal Cnr-Ibe (Istituto per la bioeconomia) e pubblicato su Dendrochronologia, ha svelato come il liutaio cremonese scegliesse con precisione chirurgica il legno d'alta quota della Val di Fiemme, cresciuto durante un’epoca climatica eccezionale.


Come fa una pianta a dire alle sue radici che le foglie sono state bruciate? O a comunicare al fusto che è sommersa dall'acqua? Fino a poco tempo fa, studiare le reazioni complesse delle piante adulte agli stress ambientali era come cercare di ascoltare un sussurro in un uragano. Oggi, un team di ricercatori dell'Università Statale e del Politecnico di Milano ha creato MAPPI (MAcro Plant Projection Imaging), un rivoluzionario sistema di imaging ottico che ci permette di "vedere" in tempo reale la fitta rete di comunicazioni interne delle piante. Lo studio è stato pubblicato su Science Advances.

 

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