Un gigante (quasi) dimenticato
Nato a Santa Fè ma cresciuto a Roma, Scordia ha scelto la Capitale come suo centro creativo, pur avendo esplorato le scene artistiche di Parigi, New York e Londra. Nonostante sia stato un protagonista indiscusso della scena artistica del Novecento, apprezzato da critici del calibro di Maurizio Calvesi, Giulio Carlo Argan e Lionello Venturi (che lo incluse tra gli "undici Pittori italiani d’oggi" nel 1958), il grande pubblico ha perso il contatto con la sua opera dopo la sua scomparsa. Questa mostra ambisce a colmare quel vuoto.
L'esposizione è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, prodotta e sostenuta dalla Galleria Mucciaccia, con la preziosa collaborazione dell’Archivio Antonio Scordia e il supporto organizzativo di Zètema Progetto Cultura.
Il percorso espositivo: un viaggio attraverso i decenni
Distribuito su due piani, il percorso inizia con gli anni formativi di Scordia, a partire dal 1942, in pieno clima della cosiddetta "Scuola romana". Qui si potranno ammirare autoritratti, i ritratti della moglie Valentina e del Poeta Sinisgalli, e l'iconica "La seggiola e il gatto" (1952), acquisita dalla Galleria Nazionale d'Arte Moderna. La sezione si conclude con opere post-cubiste degli anni '50.
La mostra prosegue con la transizione verso l'astrattismo, che caratterizza la seconda metà degli anni Cinquanta. Tele come "Ruderi nel parco", "Siesta in campagna", "Annuncio" e "Figura bianca" mostrano la progressiva dissoluzione della forma in una pittura che Calvesi definì "assediata dalla realtà... dell’esistente e dell’esistenza". Sono gli anni delle sue mostre alla Galleria La Tartaruga, dove Scordia affina la sua "pittura poetica, colorata e incantata della realtà quotidiana".
Il viaggio culmina con le grandi tele degli anni Sessanta, tra cui "Gorgone" e "Grande interno" (1968), e una ricca selezione delle opere liriche e mature degli anni Settanta e Ottanta, come "Specchio Blu" (1978) e "Pietra Lavica" (1986), che testimoniano la sua incessante ricerca ispirata alla realtà.
Oltre la tela: le arti decorative
Un'intera sezione è dedicata alla meno conosciuta attività di Scordia nel campo delle arti decorative. Saranno esposte alcune ceramiche degli anni Quaranta e l'imponente arazzo realizzato nel 1962 per la Turbonave Raffaello, un preludio al monumentale arazzo della Farnesina, oggi nella Sala dei Trattati Europei “David Sassoli”.
Il percorso è arricchito da disegni inediti provenienti dall'Archivio Antonio Scordia, che offrono uno sguardo intimo sul suo processo creativo.
La poetica di Scordia: forma e libertà
Come affermò Scordia stesso in un'intervista del 1979: "La mia immaginazione parte dalla vita che mi circonda... Ho fiducia nella mia immaginazione, ma è la forma che conta, alla fine, e la chiarezza del linguaggio."
Giuseppe Appella, curatore del catalogo monografico che accompagna la mostra (edito da Silvana Editoriale), conclude con una nota significativa: "Un pittore di livello internazionale... Eppure un velo d’oblio sembra averlo coperto dopo la sua morte. La storia della pittura italiana, si sa, è piena di macerie: ma, come dice Kiefer, l’arte sopravvive alle sue rovine. E così fa quella di Scordia."
Questa antologica è un'opportunità imperdibile per riscoprire la coerenza e la potenza espressiva di un artista che, come sottolineato da Giulio Carlo Argan nel 1974, "non ha mai fatto il passo più lungo della gamba, ma neppure un passo all'indietro".



