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Ciclo sonno-veglia: a regolarlo anche le cellule immunitarie
17 Set 2021 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Un team internazionale di ricercatori coordinati dal Dipartimento di Fisiologia e farmacologia Vittorio Erspamer della Sapienza, ha identificato in alcune cellule coinvolte nel sistema immunitario del cervello un ruolo centrale anche nella regolazione del ciclo sonno-veglia. I risultati dello studio, pubblicato sulla rivista Glia, aprono a nuove prospettive di studio sul funzionamento del cervello
Il sonno è un fenomeno universale nel regno animale che da un lato ha una funzione ristorativa, permettendo il recupero delle energie spese durante la veglia e la rimozione dei prodotti di rifiuto, e dall’altro ha un ruolo fondamentale nei processi cognitivi e nell’elaborazione delle informazioni. Durante il sonno, infatti, si verificano processi computazionali come la formazione e il consolidamento della memoria relativa a eventi avvenuti durante la veglia, così come le alterazioni o la deprivazione di sonno possono comportare disturbi cognitivi.
Una possibile chiave per contrastare il declino cognitivo
17 Set 2021 Scritto da Istituto di neuroscienze del Cnr, Istituto di fisiologia clinica del Cnr
È la molecola infiammatoria CCL11, la cui riduzione accresce i benefici prodotti dall’allenamento fisico e mentale sull’invecchiamento cerebrale. A individuarla, un gruppo coordinato da due ricercatori del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa, Marco Mainardi dell’Istituto di neuroscienze e Margherita Maffei dell’Istituto di fisiologia clinica, che operano anche all’interno del progetto Train the Brain. La ricerca è stata pubblicata su Brain, Behavior and Immunity.
La combinazione di esercizio fisico e training cognitivo aiuta a ridurre gli effetti dell’invecchiamento sulle prestazioni del cervello, prima tra tutte la memoria. In questo contesto, il progetto Train the Brain, svolto con il sostegno di Fondazione Pisa e coordinato da Lamberto Maffei, che è stato direttore dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-In) di Pisa, è una realtà attiva sul territorio pisano e in quasi dieci anni ha coinvolto centinaia di anziani.
Il progetto ha costituito un laboratorio permanente e uno stimolo per la comprensione dei meccanismi molecolari che traducono l’allenamento fisico e mentale in una migliore funzione del cervello degli anziani. Per studiare tali meccanismi, un gruppo di ricerca coordinato da Marco Mainardi del Cnr-In e Margherita Maffei dell’Istituto di fisiologia clinica (Cnr-Ifc), ha esteso la propria indagine al sangue dei soggetti inclusi in Train the Brain, evidenziando alcune particolarità. Lo studio, che ha come primi autori Gaia Scabia di Cnr-Ifc e dipartimento di Medicina clinica e sperimentale dell’Università di Pisa e Giovanna Testa del Laboratorio di biologia della Scuola normale superiore, è stato pubblicato sulla rivista Brain, Behavior and Immunity.

Da una indagine dell’Osservatorio Grana Padano si evince che l’assunzione giornaliera di calcio (Ca) con la dieta non soddisfa i fisiologici fabbisogni quotidiani di alcune fasce d’età, in particolare degli over 60 nei quali la carenza del minerale comporta un aumentato rischio di osteoporosi e di conseguenti fratture ossee da fragilità. Tale carenza è presente, in maniera inferiore, anche tra gli adolescenti. Per contribuire all’attività clinica della classe medica lo staff di medici e dietisti del portale Educazione Nutrizionale Grana Padano ha realizzato un questionario in collaborazione con la SIOMMMS (Società Italiana dell’Osteoporosi del Metabolismo Minerale e delle Malattie Metaboliche dello Scheletro) che consente di effettuare un’intervista sulle abitudini alimentari per individuare l’introito settimanale individuale di calcio. In caso di carenza, il paziente può integrare la mancanza del minerale con una dieta adeguata.
BAMBINO GESU: UN CENTRO DI RIFERIMENTO PER LA PREVENZIONE DEL SUICIDIO IN ETA’ EVOLUTIVA
13 Set 2021 Scritto da Ospedale pediatrico Bambino Gesù
L’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, in convenzione con varie ASL del Lazio, ha predisposto un percorso di assistenza e prevenzione dei casi di suicidio e autolesionismo, con progetti terapeutici di alta specialità per i pazienti e le loro famiglie.
Il suicidio costituisce la seconda causa di morte nei giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni e l’autolesionismo colpisce in Europa circa 1 adolescente su 5. Le misure restrittive durante la pandemia da Sars-Cov2 hanno impattato significativamente sulla salute mentale dei bambini e degli adolescenti portando ad un aumento delle richieste di aiuto per le forme più gravi di psicopatologia: l’autolesionismo e il comportamento suicidario. Per far fronte a questa emergenza l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ha predisposto un servizio dedicato all’assistenza per l’autolesionismo e alla prevenzione del suicidio in età evolutiva in collaborazione con alcune ASL del Lazio. Oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata dedicata a questo fenomeno in crescita.
Problemi metabolici, sette pazienti su 10 non ne sono consapevoli. La scoperta avviene per caso dopo un check-up
10 Set 2021 Scritto da Medinews
La Dott.ssa Zelaschi: “È necessario aumentare il livello di attenzione per chi è in sovrappeso, poiché solo con la prevenzione si possono evitare gravi malattie come diabete e disturbi cardiaci”.
Le malattie metaboliche rischiano di compromettere in modo importante la salute di chi ne è colpito, ma talvolta l’assenza di sintomi ne rende difficile il riconoscimento.
Il dato, in linea con i risultati della Società Italiana di Diabetologia, è stato evidenziato anche dal centro specializzato bresciano Labquarantadue. Dall’esecuzione di 100 check-up metabolici, nell’arco di 5 mesi, è emerso che ben il 70% dei pazienti ha preso consapevolezza, solo dopo gli esami di controllo, di disfunzioni metaboliche, le più comuni rappresentate dall’alterata glicemia a digiuno, ipercolesterolemia, acido urico elevato.
Si accendono, così, i riflettori su un punto centrale: la scarsa consapevolezza nei confronti delle patologie metaboliche. Un elemento non da poco se si pensa che spesso si accompagnano oltre che a eccesso ponderale anche a ipertensione, dolori articolari e a steatosi epatica, con il rischio di pericolosi eventi avversi.
Nuove opzioni terapeutiche contro le metastasi al fegato: grazie al protocollo sperimentale “COLT” si punta al trapianto dell’organo, alternativa impossibile solo fino a qualche anno fa
10 Set 2021 Scritto da Ospedale Niguarda- Milano
Nell’ambito di un progetto di ricerca, a Niguarda è stato sottoposto a trapianto epatico un uomo di 45 anni con un tumore secondario del fegato (conseguente a metastasi), che oggi ha una possibilità di cura in più per vincere la battaglia contro la malattia
Pazienti con tumori epatici dovuti a metastasi, solo fino a qualche anno fa non erano candidabili ad un trapianto di fegato, non si poteva neanche immaginare di inserirli in lista d’attesa per un organo. Oggi, invece, grazie al miglioramento delle terapie oncologiche che fanno “regredire” il tumore, e alla ricerca continua, si sta valutando l’efficacia di un trapianto dell’organo per trattare la malattia epatica.
È quanto sta avvenendo anche a Niguarda, dove in questi giorni è stato sottoposto a trapianto epatico un uomo di 45 anni con una metastasi al fegato in conseguenza di un tumore al colon-retto. “L’intervento è stato possibile grazie ad un protocollo sperimentale chiamato “COLT” con a capofila il professore Vincenzo Mazzaferro dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano. Si tratta di uno studio che coinvolge diversi centri italiani- spiega Salvatore Siena, Direttore del Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare di Niguarda-. L’obiettivo del trial è quello di valutare la possibilità trapiantare il fegato, quando questo è bersaglio di una malattia secondaria dovuta a metastasi. È un altro passo avanti importante nella cura dei tumori, basti pensare che fino a pochissimi anni fa per questi casi specifici non era immaginabile pensare a questa opzione di cura”.
Bambini e lockdown un anno dopo: dalla resilienza alla resistenza
08 Set 2021 Scritto da Università di Milano Bicocca
Possesso e uso di device digitali sempre in aumento e in età più precoce, con conseguente pervasività di questi strumenti nella vita dei bambini in età scolare. Questo i dati di rilievo riscontrati dalla seconda edizione dalla ricerca di Milano-Bicocca, dopo la prima svoltasi a maggio 2020.
Entrambe le edizioni dell’indagine “Bambini e lockdown, la parola ai genitori” sono state condotte dalla Società Italiana delle Cure Primarie Pediatriche (SICuPP Lombardia- Marina Picca, Presidente e coordinatrice scientifica del progetto per i pediatri) con la collaborazione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano-Bicocca (Paolo Ferri e Chiara Bove docenti del Dipartimento di Scienze umane per la formazione) e della spin off dell’Università di Milano-Bicocca “Bambini Bicocca” (Susanna Mantovani, coordinatrice scientifica).
Da uno studio Vimm-Università di Padova un nuovo metodo per stimolare le cellule staminali nelle persone affette da diabete
07 Set 2021 Scritto da Università di Padova
La ricerca è stata pubblicata su Diabetologia, la rivista ufficiale della Società Europea per lo Studio del Diabete (EASD).
Il fenofibrato, un farmaco routinariamente utilizzato per il trattamento degli elevati livelli di trigliceridi è in grado di stimolare il livello delle cellule staminali circolanti in pazienti con retinopatia diabetica: è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova e dell’Istituto Veneto di Medicina Molecolare (VIMM) sotto il coordinamento di Gian Paolo Fadini, Professore Associato di Endocrinologia e Principal Investigator dell’Unità di Diabetologia Sperimentale del VIMM.
COVID-19: uno studio ISS evidenzia il ruolo protettivo dell’interferone di tipo I e confronta le caratteristiche delle cellule del sistema immunitario che lo producono in caso di infezione grave o asintomatica
06 Set 2021 Scritto da Policlinico Tor Vergata
La risposta immunitaria innata stimolata dall’interferone (IFN) di tipo I, rilasciato a sua volta dalle cellule dendritiche plasmacitoidi (pDC) nella fase iniziale dell'infezione da SARS-CoV-2, svolge un ruolo chiave nel prevenire la progressione della malattia da COVID-19.
Un team di ricercatori (Università San Raffaele di Milano, Policlinico di Tor Vergata, Università di Padova, Metabolic Fitness Association) coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha messo sotto la lente di ingrandimento, in uno studio pubblicato su Plos Pathogens, proprio i meccanismi delle risposte immunitarie innate nella patogenesi della COVID-19.
“Abbiamo studiato l'interazione precoce tra SARS-CoV-2 e le cellule del sistema immunitario in un modello sperimentale in vitro basato sulle cellule del sangue periferico umano – spiega Eliana Coccia dell’ISS, a capo dell’indagine - e abbiamo visto che anche in assenza di una replicazione virale produttiva, il virus promuove un importante rilascio di IFN di tipo I e III e di citochine e chemochine infiammatorie (ovvero molecole che agiscono come mediatori dell’immunità naturale e della risposta infiammatoria), note per contribuire alla tempesta di citochine osservata nella COVID-19. È stato interessante osservare che l’IFN di tipo I, rilasciato dalle pDC, è in grado di stimolare la risposta antivirale nelle cellule epiteliali polmonari infette”.
Infodemia da COVID-19: il ruolo dei media tradizionali e dei social
03 Set 2021 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Un gruppo internazionale di ricercatori, coordinato dal Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza, ha pubblicato un editoriale sulla rivista Clinical Microbiology and Infection sul ruolo dei mezzi di comunicazione nella pandemia da COVID-19.
Una ricerca internazionale coordinata dal Dipartimento di Medicina molecolare della Sapienza, in collaborazione con l’Università dell’Insubria, con la Banca del Sangue della Toscana nord-occidentale, con l’Aristotle University in Grecia e con l’Università spagnola di Valencia, si interroga sul ruolo dei mezzi di comunicazione nella pandemia da COVID-19. Il lavoro è stato presentato su Clinical Microbiology and Infection, rivista ufficiale della Società europea di microbiologia clinica e malattie infettive.

