Dentro l'osso temporale, dietro l'orecchio, c'è una cavità scavata a spirale e ad anelli. Ha tre canali a semicerchio che servono all'equilibrio e una chiocciola, la coclea, che serve all'udito. Si forma prima della nascita e poi non cambia più. Per questo dice molto su chi erano i genitori, e resiste dove il DNA antico non si conserva, come nei suoli caldi del Sudan.
Un gruppo internazionale guidato da Nicolas Martin e da Isabelle Crevecoeur ha messo sotto la microtomografia, una TAC ad altissima risoluzione, le ossa temporali di 148 individui. I labirinti misurati sono 194, perché in 46 casi si sono conservati entrambi i lati. Lo studio è uscito su Nature Communications il 12 agosto 2026. I firmatari sono 27.
Il cuore del campione sta nella valle del Medio Nilo, in Sudan. Sono 68 individui. Sette vengono da Jebel Sahaba, alla fine del Pleistocene. Venti sono cacciatori-raccoglitori del Mesolitico sepolti a El-Barga, a Sphinx e a Fox Hill. Altri vengono dal Neolitico della Nubia e del Sudan centrale, da Kadruka e dai siti ai margini del deserto. Il confronto comprende dieci individui del Corno d'Africa, sette di Shum Laka in Camerun, trenta sudafricani recenti della collezione di Pretoria, fossili africani più antichi come Nazlet Khater 2 e Ishango, Homo sapiens del Paleolitico superiore europeo e Neandertal.
Gli autori hanno confrontato la forma con tre metodi indipendenti. La prima componente dell'analisi, che spiega il 23,36 per cento della variazione, separa i Neandertal dai sapiens, come ci si aspetta. La seconda, il 10,03 per cento, separa un gruppo del Medio Nilo. In uno dei tre metodi questa seconda componente non supera la soglia del rumore, e gli autori la usano come indicazione, non come prova.
Il primo risultato riguarda la storia delle popolazioni. I cacciatori-raccoglitori del Medio Nilo somigliano fra loro e ai sapiens africani più antichi. I primi produttori di cibo, agricoltori e pastori del Neolitico, hanno labirinti diversi. Gli autori leggono la differenza come una discontinuità biologica intorno a 8.000 anni fa, cioè persone nuove e non solo un nuovo modo di vivere. Lo studio dei denti aveva già indicato la stessa frattura. La linea non è netta ovunque. Alcuni individui di Abu Tabari e di Wadi Shaw, fra 6.000 e 4.000 anni fa, conservano affinità con i cacciatori.
Il secondo risultato è clinico. Tredici individui, per 17 labirinti, hanno una forma fuori dalla norma. Sette vengono dal Medio Nilo fra Mesolitico e primo Olocene, tre dal Medio Olocene, due di Ali Daba in Gibuti, uno è sudafricano recente. Il canale semicircolare posteriore è molto corto, il tratto comune ai canali è corto e spesso, la coclea è avvolta più stretta. In dodici di questi tredici gli autori trovano almeno un'alterazione patologica, contro 14 su 115 nel resto dei sapiens. Le alterazioni sono un canale forse ipoplasico, cioè cresciuto meno del dovuto, un acquedotto vestibolare dilatato, una comunicazione anomala fra acquedotto e canale posteriore, un restringimento del canale del nervo cocleare. In quattro dei cinque individui con entrambe le ossa la forma anomala è su tutti e due i lati.
Contati per gruppo, i numeri sono netti. Il 52,3 per cento dei cacciatori-raccoglitori dell'inizio dell'Olocene nel Medio Nilo presenta deformazioni o alterazioni congenite del labirinto. Fra i neolitici dei margini del deserto la quota è del 9,8 per cento, fra i sudafricani recenti del 10,0.
In clinica l'acquedotto vestibolare dilatato e il canale del nervo cocleare stretto si incontrano nella sordità neurosensoriale congenita, anche dentro quadri ereditari. Gli autori citano fra i riferimenti le sindromi di Pendred e di Waardenburg, ma non attribuiscono le ossa a una sindrome precisa. Non sappiamo se quelle persone sentissero male o avessero disturbi dell'equilibrio. L'osso registra la forma, non la funzione.
La spiegazione proposta è demografica. Gruppi piccoli, chiusi, che si sposano fra loro per molte generazioni concentrano varianti rare. Gli autori parlano di isolamento ed endogamia prolungati e scrivono che l'anatomia da sola non distingue fra isolamento, endogamia, effetto del fondatore e altre cause.
I limiti sono elencati nel paper. Il Corno d'Africa e l'Africa centrale hanno pochi individui, la bassa valle del Nilo è quasi assente. Alcuni labirinti sono frammentari o pieni di sedimento, la risoluzione delle scansioni va da 17 a 128 micrometri, e la segmentazione delle immagini l'ha fatta una sola persona, con un controllo di affidabilità. In due punti il testo dà per il resto del campione 114 e 115 individui. Il lavoro è finanziato da enti pubblici francesi, cechi e belgi, fra cui il CNRS, l'Agence nationale de la recherche e la Fondazione ceca per la scienza.
All'inizio dell'Olocene, lungo il Nilo, più di metà di quei cacciatori aveva un orecchio interno fuori forma. Il DNA di quelle persone non si è conservato. La cavità nell'osso è rimasta.
Bibliografia
Martin Nicolas, Velemínský Petr, Urciuoli Alessandro, Varadzinová Lenka, Honegger Matthieu, Ambrose Stanley H., Antoine Daniel, Brandt Steven A., Brůžek Jaroslav, Cauliez Jessie, Duday Henri, Grine Frederick, Brukner Havelková Petra, Irish Joel D., Jesse Friederike, Maréchal Laura, Maureille Bruno, Ribot Isabelle, Rmoutilova Rebeka, Rougier Hélène, Santos Frédéric, Thibeault Adrien, Usai Donatella, Vanderesse Nicolas, Varadzin Ladislav, Whiting Rebecca J., Crevecoeur Isabelle, «Bony labyrinth morphology reveals deep population history and isolation among Homo sapiens in prehistoric northeastern Africa (44–3 ka)», Nature Communications, 17, 1, 8181, 12 agosto 2026 (ricevuto il 1° settembre 2025, accettato il 28 luglio 2026), accesso aperto, licenza CC BY 4.0. doi: 10.1038/s41467-026-76423-5
*Board Member, SRSN (Roman Society of Natural Science)
Past Editor-in-Chief Italian Journal of Dermosurgery



