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Aprile 2026


 Ricercatori e medici dell'Universita' Cattolica, sede di Roma e della Fondazione Policlinico A. Gemelli hanno scoperto che gli spermatozoi sono capaci di 'odorare' poiche' possiedono numerosi recettori olfattori simili a quelli contenuti nella mucosa olfattiva del naso che servono a riconoscere e distinguere gli odori. Presenti sulla superficie dello spermatozoo, questi recettori svolgono un importante ruolo sia nella maturazione, sia nell'attivazione spermatica e nel processo di fecondazione dell'ovocita. È il risultato dello studio coordinato dal Professor Alfredo Pontecorvi, direttore dell'Istituto Scientifico Internazionale 'Paolo VI' - Isi e dell'Area di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo del Policlinico A. Gemelli di Roma, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Endocrinology. I recettori olfattori sono espressi anche in sedi differenti rispetto alla mucosa olfattiva e precedenti studi gia' avevano riportato l'espressione del recettore olfattorio 'hOR17-4' sulla superficie degli spermatozoi, ipotizzando un suo ruolo nell'attivazione dello spermatozoo a fecondare l'ovocita. Odoranti sintetici ed estratti floreali sono anche in grado di attivare tale recettore. "Nel nostro studio, svolto in collaborazione con il professor Massimo Castagnola e i ricercatori dell'Istituto di Biochimica e Biochimica Clinica dell'Universita' Cattolica, l'applicazione di moderne piattaforme di proteomica (per studiare le proteine umane)- spiega il professor Pontecorvi- ha consentito di identificare ben otto differenti recettori olfattori presenti come frammenti nel liquido seminale ed espressi sulla superficie dello spermatozoo, nei tubuli seminiferi del testicolo e nell'epididimo. I nostri dati evidenziano inoltre un ruolo importante per questi recettori poiche' essi consentirebbero allo spermatozoo di 'fiutare' le sostanze chimiche rilasciate dall'ovocita e di dirigersi verso di esso allo scopo di fecondarlo", aggiunge Pontecorvi, professore Ordinario di Endocrinologia all'Universita' Cattolica.

Pubblicato in Medicina
 
L'Onu per l'ambiente e l'Oms hanno concordato una nuova collaborazione ad ampio raggio per accelerare l'azione per limitare i rischi per la salute ambientale che causano circa 12,6 milioni di morti l'anno. A Nairobi, Erik Solheim, a capo del Dipartimento ambiente dell'Onu, e Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Oms, hanno firmato un accordo per intensificare le azioni comuni per combattere l'inquinamento atmosferico, i cambiamenti climatici e la resistenza antimicrobica e per migliorare il coordinamento gestione dei rifiuti e dei prodotti chimici, qualita' dell'acqua e problemi alimentari e nutrizionali. La collaborazione comprende anche la gestione congiunta della campagna di advocacy BreatheLife per ridurre l'inquinamento atmosferico per ottenere benefici climatici, ambientali e sanitari. Si tratta dell'accordo formale piu' significativo in oltre 15 anni di azione congiunta su tutto lo spettro delle questioni ambientali e sanitarie.
Pubblicato in Medicina

Untermassfeld research excavation: Top (a) – Exposed skeleton parts of various large mammal species, with a completely preserved metacarpal bone (rectangle) of an early fallow deer (Dama nestii vallonnetensis) on the day prior to the theft. Photo: T. Korn, Senckenberg Weimar. Bottom (b) – Vandalism caused by illegal excavation: The lower part of the rare deer bone was broken off and stolen (rectangle). Photos: J.-A. Keiler, R.-D. Kahlke, Senckenberg Weimar

 

In a newly published study in the “Journal of Paleolithic Archaeology,” Senckenberg scientist Professor Dr. Ralf-Dietrich Kahlke, in conjunction with an international team of renowned Stone Age experts, refutes a recent publication regarding the dispersal of humans in Europe. This publication postulates that the first humans occurred in Northern and Central Europe as early as about one million years ago – more than 200,000 years earlier than previously documented. Moreover, the team of scientists around the Ice Age researcher from Weimar was able to show that the specimens of the archeological study were presumably stolen from the research excavation in Untermassfeld. Saber- and dirk-toothed cats, giant hyenas, hippopotamuses and elephants – the Untermassfeld fossil site in the Thuringian Werra Valley offers a unique representation of the time period around one million years ago. “Each recovered fossil helps us to understand the ecosystem at that time and offers a detailed view into the life history on earth,” explains Professor Dr. Ralf-Dietrich Kahlke of the Senckenberg Research Station for Quaternary Paleontology in Weimar, and he continues, “The diversity of the more than 17,000 specimens retrieved to date ranges from a tiny frog skeleton to the largest known cheetahs in geological history."

Pubblicato in Scienceonline

 

La ricerca sull'Alzheimer va avanti e la patologia non diventera' orfana di cure. Per gli 800mila pazienti italiani, in tutto 3 milioni di persone contando anche i familiari dei malati, un nuovo trattamento promette di bloccare i sintomi iniziali del disturbo, ritardando l'avanzamento della malattia. Un intervento innovativo che agisce sul controllo della neuroinfiammazione e del connesso stress ossidativo localizzato, rallentando il loop di sofferenza neuronale e l'esordio conclamato della patologia. "Sulla malattia di Alzheimer la ricerca sta facendo grandi progressi e in questo senso il controllo della neuroinfiammazione costituisce la punta di diamante, un filone di grandissimo interesse che e a breve dara' importanti risultati- spiega Carlo Caltagirone, professore di neurologia all'Universita' di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Fondazione Santa Lucia- Alcune molecole che agiscono come mediatori nei sistemi endocannabinoidi, come la PEALut (palmitoiletanolamide co-ultramicronizzata con Luteolina), si stanno rivelando promettenti nella riduzione dell'infiammazione e del contemporaneo controllo dello stress ossidativo localizzato e quindi nel ritardo dell'avanzamento della malattia".

Pubblicato in Medicina




A seminar of Dott. Rekawt Hama Rasheed, Ministry of Health of the Iraqui Kurdistan Region took place at the Dept. of Biomedicine and Prevention of the University of Rome Tor Vergata. The seminar has been organized by Prof. Leonardo Palombi and Prof. Leonardo Emberti Gialloreti in the aim of the activities of the project for a system of health monitoring and surveillance in Kurdistan.

The seminar "Iraqi Kurdistan health perspectives and emergencies" took place in the Montalcini Room in from of a huge number of expert coming from the Faculty of Medicine and Surgery and the Faculty of Medicine operating in different scientific areas and has involved a large number of students from the PhD and Specialization Schools.

http://biomedicinaeprevenzione.uniroma2.it/news/seminar-of-the-ministry-of-health-for-the-iraqui-kurdistan-region

 
Pubblicato in Scienceonline
Domenica, 14 Gennaio 2018 14:14

Atlante della flora vascolare del Lazio

Il volume fa parte di un progetto ampio, iniziato fin dagli anni ’80 e proseguito fino ad oggi con più di 2.000 escursioni svolte dall’Autore, che hanno permesso, insieme alla consultazione di dati di erbario e bibliografici ed al supporto di collaboratori (dott. M. Iocchi e dott.ssa S. Paglia), di redigere un elenco con le mappe distributive di tutte le specie laziali che ammontano finora a più di 3.499 entità. L’opera dal titolo “Cartografia della Flora Vascolare del Lazio” si sviluppa in più volumi. Il presente volume contiene la parte generale, area di studio e metodi, e analizza nel dettaglio la presenza e la distribuzione regionale della flora alloctona.

Un capitolo originale curato da Lostia, Lucchese e Locchi sviluppa su base statistica una proposta di prioritizzazione delle aree e delle specie al fine di ottimizzare quegli interventi attivi necessari a contenere l’introduzione e la diffusione delle alloctone che minacciano la biodiversità della regione. Il volume rientra nel Progetto europeo CSMON - Life 

 

Per maggiori informazioni: 

http://www.parchilazio.it/pubblicazioni-355-atlante_della_flora_vascolare_del_lazio

Pdf: https://www.google.com/url?q=http://www.parchilazio.it/documenti/pubblicazioni/pdf_completo_ilovepdf_compressed_1_1_118_corretto.pdf&sa=U&ved=0ahUKEwjDmPrwjIPZAhUS-qQKHSBQDgMQFggNMAE&usg=AOvVaw2MSo23Ikp4-JQreWnTB97t

Pubblicato in Libri

 


I TEST GENETICI PER PREVENIRE LA MALATTIA NELLE DONNE A RISCHIO”

Stefania Gori, presidente AIOM: “Essere portatrice di una mutazione dei geni BRCA1/2 comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza di ammalarsi”. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM: “Le strategie a disposizione spaziano dalla sorveglianza intensiva alla chirurgia profilattica”

La nuova frontiera della prevenzione dei tumori passa dai test genetici. In particolare la mutazione di due geni, BRCA1 e BRCA2, aumenta il rischio di sviluppare le neoplasie della mammella e dell’ovaio. Per sensibilizzare tutti i cittadini sull’importanza di sottoporsi allo screening genetico in presenza di precedenti casi di queste due neoplasie in famiglia, Fondazione AIOM e AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) hanno realizzato un opuscolo che sarà distribuito in tutte le oncologie italiane. “Si stima infatti che il 5-10% dei tumori della mammella e il 10-20% delle neoplasie dell’ovaio siano dovuti a una predisposizione ereditaria, riconducibile in particolare alle mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – sottolinea Stefania Gori, presidente nazionale AIOM -. La probabilità di trasmettere ai figli queste mutazioni è del 50%. Va sottolineato che esserne portatori comporta una maggiore probabilità, ma non la certezza di ammalarsi. Non si eredita cioè il tumore, ma il rischio di svilupparlo. Se nel nucleo familiare si sono verificati più casi di tumore alla mammella o all’ovaio, soprattutto se insorti in giovane età, è importante rivolgersi a un centro specializzato. Una consulenza di carattere onco-genetico permette di pianificare un percorso di prevenzione e di cura mirato ed efficace”. Le donne che ereditano la mutazione di BRCA1 hanno una probabilità del 57% di ammalarsi di tumore alla mammella e del 40% di sviluppare un tumore ovarico nel corso della vita.

Pubblicato in Medicina

In una ricerca dell’Iia-Cnr, pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature, reti di neuroni artificiali – che apprendono il funzionamento del sistema climatico dai dati osservati nel passato – confermano le azioni umane come causa principale del riscaldamento globale recente e conducono a nuove scoperte sui cambiamenti climatici dell’ultimo secolo

Le applicazioni dell’intelligenza artificiale (IA), sia in ambito scientifico che tecnologico, sono molto numerose. Pochi, tuttavia, si aspetterebbero che l’IA possa aiutarci a comprendere le origini di un problema attuale e pressante come quello dei cambiamenti climatici. Una ricerca recente dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (Iia-Cnr), pubblicata sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature e condotta in collaborazione con l’Università di Torino e l’Università di Roma Tre, ha mostrato come modelli di reti di neuroni artificiali (le cosiddette reti neurali) siano in grado di ‘comprendere’ i complessi rapporti tra i vari influssi umani o naturali e il comportamento climatico. “Il cervello di un bambino che cresce aggiusta pian piano i propri circuiti neuronali e impara infine semplici regole e relazioni causa-effetto che regolano l’ambiente in cui vive, per esempio per muoversi correttamente all’interno di esso”, spiega Antonello Pasini, ricercatore dell’Iia-Cnr e primo autore della ricerca. “Come questo bimbo, il modello di cervello artificiale che abbiamo sviluppato ha studiato i dati climatici disponibili e ha trovato le relazioni tra i fattori naturali o umani e i cambiamenti del clima, in particolare quelli della temperatura globale”.

Pubblicato in Tecnologia

Per anni si e' pensato che la causa della morte di un bambino vissuto circa 500 anni fa, il cui corpo fu imbalsamato e conservato nelle arche sepolcrali della Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, fosse il vaiolo. Oggi, un team internazionale di ricercatori della McMaster University di Hamilton in Canada, diretto da Hendrik Poinar, e della Divisione di Paleopatologia dell'Universita' di Pisa, costituito da Gino Fornaciari e Valentina Giuffra, ha appurato che il bambino era portatore del virus dell'epatite B, gettando nuova luce su un agente patogeno complesso e mortale, che uccide quasi un milione di persone ogni anno. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online 'Plos Pathogens'.

Nel corso delle missioni esplorative dell'Universita' di Pisa nella Basilica di San Domenico Maggiore a Napoli, dirette dal professor Gino Fornaciari negli anni '80-'90, fu ritrovata la mummia intatta di un bambino di due anni che indossava ancora la veste monastica dell'Ordine Domenicano, grazie alla quale i ricercatori hanno ottenuto il sequenziamento completo del genoma di un antico ceppo del virus dell'epatite B (HBV). "Mentre in genere i virus si evolvono molto rapidamente, e' stato visto che questo antico ceppo di Hbv e' mutato poco negli ultimi 450 anni- spiega il professor Fornaciari- È stata infatti rilevata una stretta relazione tra i ceppi antichi e moderni di epatite B: entrambi mancano di quella che e' nota come 'struttura temporale'".

Pubblicato in Medicina


Male Myanmar or black snub-nosed monkey. Photo: Shaohua Dong

Eight years after the discovery of a new primate species in Myanmar, scientists have released a new report revealing how the 'snubby' is faring

Scientists and conservation teams from Fauna & Flora International (FFI), Dali University and the German Primate Center just published a comprehensive conservation status review of one of the world’s most threatened primate species, the critically endangered Myanmar snub-nosed monkey (also known affectionately as the ‘snubby’ by scientists, and as the black snub-nosed monkey in China), Rhinopithecus strykeri. The species was discovered in Myanmar in 2010 by Ngwe Lwin, a local scientist working for FFI. The following year, scientists in China confirmed that these primates are also found in the neighbouring forests of Yunnan province. In 2012, research by FFI and partners led to the species being formally designated as critically endangered due to its small population size and threats from hunting and habitat loss. Eight years after its discovery, the conservation status review sought to uncover how the species is faring. The report confirms that while the status of the snub-nosed monkey remains critical due to its fragmented, small population and ongoing threats, positive actions by communities, governments and NGOs have resulted in a dramatic improvement in the outlook for the species.

Pubblicato in Scienceonline

Medicina

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