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COVID-19, PEDIATRI DI FAMIGLIA: “EFFETTI SULLA SALUTE PSICO-FISICA DEI BAMBINI. ALLARME VACCINAZIONI E NEUROSVILUPPO”
19 Ott 2020 Scritto da Redazione
Il Presidente FIMP Paolo Biasci: “Gli effetti dell’epidemia pesano su alimentazione, sedentarietà, sonno e disturbi dell’apprendimento. Noi disponibili a inserire nei Bilanci di salute le profilassi del Calendario della vita e l’anti-influenzale. Ma i nostri studi devono rimanere Covid-free, soprattutto per il bene dei piccoli”.
Roma, 16 ottobre 2020 – “Mangiano male, dormono meno, si muovono poco. E quel 15% con disturbi del neurosviluppo, dalle difficoltà di apprendimento alle forme di autismo, è in grande sofferenza. La salute dei bambini italiani al tempo del Covid-19 desta più di una preoccupazione in tutti noi. Ad allarmarci anche i ritardi nei recuperi del calendario vaccinale in tante Regioni, dovuti all’impegno dei Dipartimenti di Prevenzione sul contenimento del virus. Ribadiamo al Ministro Roberto Speranza, che su questo e sulla profilassi anti-influenzale siamo disposti a fare la nostra parte, approfittando degli accessi programmati per i Bilanci di salute”. Queste le parole di Paolo Biasci, Presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri durante il XIV Congresso Nazionale FIMP, in corso fino a domani in modalità virtuale.
Health City Manager: un professionista per la salute nelle città al tempo del COVID-19
16 Ott 2020 Scritto da Università La Sapienza di Roma
Martedì 20 ottobre alle ore 12, presso la Sala multimediale del Rettorato, si terrà la cerimonia per la firma del protocollo d’intesa tra Sapienza, ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e HCI (Health City Institute). Finalità dell'accordo, la formazione di una nuova figura manageriale con il compito di tutelare la salute e il benessere dei cittadini.
“Il ruolo delle città nella promozione della salute nei prossimi decenni sarà sempre più strategico e l'accordo con ANCI e Health City Institute - dichiara il Rettore Gaudio - rappresenta un'occasione importante di pianificazione congiunta delle attività per concretizzare una sinergia positiva fra il sapere scientifico, la formazione e le esigenze di salute pubblica espresse dai comuni italiani, in particolare in questa delicata situazione di emergenza da COVID-19”.
Le patologie della tiroide nell’uomo: a quali disturbi si va incontro?
14 Ott 2020 Scritto da Ospedale San Raffaele

Le patologie legate alla tiroide sono fra le più diffuse in Italia: si calcola che ne soffra circa il 10% della popolazione, collocandosi, per numero di casi, al secondo posto delle malattie endocrine dopo il diabete. Colpiscono in grande maggioranza le donne ma si registrano sempre più casi di disfunzioni tiroidee anche negli uomini, ne abbiamo parlato con il Dott. Roberto Bruzziches, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio presso il Poliambulatorio Specialistico San Raffaele Termini.
Perché la tiroide è un organo così importante?
“La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo deputata alla produzione degli ormoni tiroidei responsabili della modulazione del metabolismo cellulare e della regolazione di alcune funzioni vitali.
Dal punto di vista funzionale, le affezioni tiroidee sono riconducibili a forme normo- ipo- e iperfunzionanti (a seconda della quantità di ormoni tiroidei prodotti), alle tireopatie autoimmuni e alla patologia nodulare benigna e maligna. I segni e i sintomi clinici variano in relazione al grado di disfunzione ormonale e alla rapidità con cui questa si sviluppa”.
Rome Trial: dal prelievo di sangue al bersaglio molecolare
12 Ott 2020 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Mercoledì 14 alle ore 11.30 presso l'Aula multimediale del Palazzo del Rettorato si terrà la conferenza stampa di presentazione del Rome Trial, uno studio unico al mondo, sia per l’approccio interdisciplinare che ne contraddistingue le modalità, sia per l’utilizzo di avveniristiche tecniche di profilazione genomica e di analisi e gestione dei dati, come la Network Analysis
Mercoledì 14 ottobre alle ore 11.30 presso l'Aula multimediale del Palazzo del Rettorato si terrà la conferenza stampa di presentazione del Rome Trial, uno studio unico al mondo, sia per l’approccio interdisciplinare che ne contraddistingue le modalità, sia per l’utilizzo di avveniristiche tecniche di profilazione genomica e di analisi e gestione dei dati, come la Network Analysis.
Lo studio, promosso dalla Sapienza, dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), si inserisce all'interno della cornice di ricerca dedicata allo sviluppo di terapie mirate, personalizzate e di precisione. Tale paradigma si basa sull’individuazione nei tumori di specifiche alterazioni molecolari, cosiddette actionable, che consentono di predire la sensibilità a terapie mirate (targeted therapies) o all’immunoterapia.
I test per la diagnosi di SARS-CoV-2. Quali informazioni danno e dove si effettuano
12 Ott 2020 Scritto da Maria Rita Montebelli - Policlinico Gemelli
Con l’espandersi dei numeri della pandemia di COVID-19, diventa sempre più importante il ruolo dei test diagnostici per il tracciamento dei contatti. Il tampone nasofaringeo (test molecolare, test RT-qPCR) che ci ha accompagnato da marzo, resta ancora l’esame più accurato, il gold standard, ma ha dei tempi di risposta lunghi in relazione al numero dei casi da testare nel caso in cui si renda necessario uno screening su un vasto pubblico.
Per questo si sta lavorando in tutto il mondo alla ricerca di test alternativi, dotati della stessa specificità e sensibilità del test molecolare, ma con tempi di lettura più rapidi. Il New England Journal of Medicine ha di recente pubblicato una lettera, firmata da Anne L. Wyllie e colleghi dell’Università di Yale (Usa) sulle performance del test molecolare effettuato su tampone salivare (cosiddetto protocollo SalivaDirect, che ha ricevuto la designazione Emergency Use Authorization dall’FDA lo scorso agosto), i cui risultati sono stati confrontati con quelli del tampone naso-faringeo tradizionale. Il razionale alla base di questa modalità alternativa di raccolta dei campioni biologici nasce dall’osservazione che nella saliva le copie di RNA del virus SARS CoV-2 sono molto più numerose, che nel tampone nasofaringeo. Inoltre, aggiungono gli autori, una maggior percentuale di tamponi salivari, rispetto ai naso-faringei, risulta ancora positiva a distanza di 10 giorni dalla diagnosi e, in generale, nei primi giorni dal contagio il tampone salivare è in grado di rilevare la presenza del virus con maggior accuratezza rispetto al tampone naso-faringeo.
Scoperto un nuovo biomarcatore per la cura del morbo di Crohn
12 Ott 2020 Scritto da Università di Pisa
La ricerca dell’Università di Pisa e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana apre la strada alla medicina di precisione e a trattamenti sempre più personalizzati
Arriva da Pisa la scoperta di un nuovo biomarcatore plasmatico, l’Oncostatina M, per la terapia farmacologica del morbo di Crohn. Sarà così sufficiente un’analisi del sangue per ottimizzare e personalizzare il trattamento di questa grave patologia infiammatoria intestinale. La ricerca pubblicata sulla rivista “Alimentary Phamacology & Therapeutics” è stata condotta da un gruppo di medici e docenti dell’Università di Pisa e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana (AOUP).
Come ha evidenziato lo studio, coordinato dal dottor Lorenzo Bertani dottorando in Scienze Cliniche e Traslazionali dell'Ateneo pisano, i pazienti che avevano una concentrazione plasmatica di Oncostatina M più bassa prima dell'inizio del trattamento rispondevano meglio all'anticorpo monoclonale infliximab, un farmaco impiegato per trattare una serie di malattie autoimmuni fra le quali il morbo di Crohn. Il miglioramento è stato documentato sia in termini di remissione clinica della malattia che di guarigione della mucosa intestinale.
COVID-19 e Diabete: ad aumentare il rischio di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2, non un singolo fattore, ma la contemporanea presenza di più fattori di rischio cardio-metabolici
09 Ott 2020 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Due nuovi studi, frutto della collaborazione tra i poli assistenziali della Sapienza, Policlinico Umberto I, Sant’Andrea e Santa Maria Goretti di Latina, hanno fatto luce sulla popolazione diabetica affetta da Covid-19, identificando una pluralità di fattori di rischio il cui comune denominatore è l’insulino-resistenza. I risultati dei lavori sono stati pubblicati sulle riviste Diabetes Research and Clinical Practice e Cardiovascular Diabetology.
Due studi interdisciplinari, portati a termine grazie a una stretta collaborazione tra i reparti di diabetologia, di malattie infettive e di terapia intensiva dei tre poli assistenziali della Sapienza, Policlinico Umberto I, Sant’Andrea e Santa Maria Goretti di Latina, hanno fatto luce sulle caratteristiche della popolazione diabetica affetta da COVID-19.
I lavori, coordinati da Raffaella Buzzetti, Claudio Maria Mastroianni e Francesco Pugliese, hanno identificato i principali fattori che, nelle persone affette da diabete mellito, sono maggiormente associati a una prognosi peggiore di infezione da SARS-CoV-2, ovvero la plurimorbidità cardio-metabolica, la bronco-pneumopatia cronica ostruttiva e l’insufficienza renale cronica, il cui comune denominatore è l’insulino-resistenza.
Atassia di Friedreich: avviato studio clinico con farmaco anti-AIDS
06 Ott 2020 Scritto da Ufficio Stampa IRCCS E. Medea
L'antivirale verrà testato su 30 soggetti. La ricerca è sostenuta da molte associazioni europee di pazienti.
E' cominciato in questi giorni, presso il Polo veneto dell'IRCCS Medea, uno studio clinico per testare sicurezza ed efficacia del trattamento con Etravirina in pazienti con Atassia di Friedreich, una malattia genetica rara nella cui patogenesi è implicata la deficienza di una proteina, la fratassina.
Il farmaco antivirale - approvato per il trattamento dell'infezione da HIV - ha dimostrato di essere in grado di aumentare la concentrazione di fratassina in modelli animali e cellulari di atassia di Friedreich. Questo studio randomizzato in aperto, il primo sull'uomo con questa patologia e questo farmaco, testerà due concentrazioni, registrando la sicurezza e la capacità di modificare parametri funzionali oggettivi (consumo massimale di ossigeno in prova da sforzo), clinici (punteggi a scale funzionali) e di laboratorio (livelli di RNA della fratassina).
Conoscere l’endometriosi: quanto incide sulla fertilità e quali sono i principali trattamenti
06 Ott 2020 Scritto da Ospedale San Raffaele Milano
Una delle patologie più frequenti nelle donne in età fertile è l’endometriosi: secondo le stime ne soffrono, solo in Italia, almeno 3 milioni, circa il 10-15% (Ministero della Salute). Si tratta di una patologia ginecologica benigna, ancora poco conosciuta, causata dalla presenza di endometrio, mucosa normalmente presente nella cavità uterina, all’esterno dell’utero. “Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma la patologia può comparire anche in fasce d'età più basse. Le pazienti affette da endometriosi possono avere maggior difficoltà ad ottenere una gravidanza tuttavia endometriosi non è sinonimo di infertilità: circa il 70% delle pazienti riesce comunque a concepire”, spiega la Dott.ssa Claudia Filidi, specialista in Ginecologia e Ostetricia e Responsabile di Branca presso i Poliambulatori Specialistici San Raffaele Termini e Tuscolana.

Un team di ricerca multidisciplinare formato da esperti di tutto il mondo, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale, ha dimostrato una associazione tra la disuguaglianza di genere e il rischio di esposizione all'infezione da Coronavirus. I risultati dello studio, pubblicati su Canadian Medical Association Journal, evidenziano la necessità di sviluppare interventi mirati nei diversi paesi per contrastare la pandemia.
È noto che i fattori biologici legati al sesso e quelli psico-socio-culturali, riconducibili al genere di un individuo (cosiddetto “gender”) possono influenzare il rischio di sviluppare malattie infettive e la loro prognosi. La pandemia da COVID-19 non sembra fare eccezione.
Proprio alla migliore comprensione di tale associazione ha lavorato un team multidisciplinare formato da esperti di medicina di genere, epidemiologi, sociologi, informatici, biostatistici, medici e infermieri, provenienti da Canada, Austria, Svezia, Spagna e Italia, fra i quali Valeria Raparelli del Dipartimento di Medicina sperimentale della Sapienza.
Nel lavoro pubblicato sulla rivista Canadian Medical Association Journal (CMAJ), i ricercatori hanno utilizzato dati provenienti da 33 diversi paesi per indagare l’influenza del sesso biologico e dei fattori genere-correlati sul numero di casi e di morti per COVID-19, giungendo a dimostrare come le norme e i modelli sociali, culturali ed economici all'interno di un paese possano influenzare il rischio di esposizione all'infezione e l'opportunità di ricevere i test diagnostici.

