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Le molteplici possibilità che il sistema immunitario intervenga a difesa dell’organismo contro il virus coinvolgono sia la risposta innata che quella adattativa, entrambe con le loro componenti umorali e cellulari. Un nuovo studio diretto dal King’s College London e dal Francis Crick Institute di Londra con la partecipazione dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Cnr, pubblicato su Nature Medicine, mette a disposizione un approccio ad interim per prevedere il decorso della malattia
L’infezione da virus Sars-Cov-2 può essere asintomatica, oppure causare la malattia denominata Covid-19, le cui manifestazioni cliniche sono estremamente eterogenee: da una patologia respiratoria lieve a un quadro clinico grave, in alcuni casi fatale. Analizzando il sangue dei pazienti si possono però ottenere previsioni sul decorso della malattia. Lo studio “Covid-Ip”, condotto da un team internazionale guidato da Adrian Hayday del King’s College London e del Francis Crick Institute di Londra con la partecipazione di Francesca Di Rosa dell’Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm), pubblicato su Nature Medicine, ha identificato alcune alterazioni immunologiche che potranno essere sfruttate per identificare mediante un esame del sangue i pazienti destinati ad aggravarsi.
Fabiana ramulosa: una pianta contro l’antibiotico-resistenza
18 Set 2020 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Un team multidisciplinare della Sapienza ha individuato in una molecola dell’arbusto originario delle pendici montuose del Cile e dell'Argentina un alleato naturale contro la resistenza agli antibiotici. L’azione antimicrobica della pianta è stata scoperta utilizzando approcci bioinformatici e screening biologici. I risultati del lavoro sono pubblicati sulla rivista Journal of Antimicrobial Chemotherapy
La resistenza agli antibiotici, o antibiotico-resistenza, è un meccanismo che deriva dal naturale sistema di difesa dei batteri nei confronti degli agenti esterni. A livello molecolare si tratta di un processo che normalmente avviene in pochi microrganismi di una popolazione batterica. Tuttavia, quando la popolazione è esposta agli antibiotici, i batteri resistenti per continuare a sopravvivere e a proliferare diffondono velocemente questa capacità a batteri diversi presenti nello stesso ecosistema.
Fuoco di Sant’Antonio tipico degli adulti, ma colpisce anche i bambini.
16 Set 2020 Scritto da Valentina Meschia Policlinico di Milano
Il Fuoco di Sant’Antonio, definito in termini medici Herpes Zoster, è una malattia infettiva causata dalla riattivazione del virus della varicella (Virus Varicella-Zoster VZV). Questo virus, della famiglia degli Herpes, ha la capacità di restare latente nel tessuto nervoso e di riattivarsi anni dopo causando manifestazioni cutanee specifiche e forte dolore.
Ne parliamo con Carlo Gelmetti, Direttore della Dermatologia Pediatrica del Policlinico di Milano.
Quali sono le cause del Fuoco di Sant’Antonio?
La causa della malattia è la riattivazione del virus della varicella: quindi, per prima cosa, bisogna aver avuto la varicella. Si calcola che circa il 90% della popolazione si ammali di varicella, ma solo nel 10% dei casi si ha sua riattivazione. In linea generale, la varicella è una malattia tipica dell’infanzia, mentre l’Herpes Zoster, colpisce quasi sempre persone adulte e anziane. Non è raro però che anche bambini e adolescenti, anni dopo aver avuto la varicella, presentino l’Herpes Zoster o Fuoco di Sant’Antonio. Questo succede perché come tutti i virus della famiglia degli Herpes, la loro ricomparsa è legata a una temporanea diminuzione delle difese immunitarie. Situazioni di stress sia emotivo (un periodo difficile dopo un trauma o un dispiacere) sia ambientale (troppo caldo, troppo sole) possono interferire con la normale risposta immunitaria e consentire al virus di riattivarsi. Inoltre, anche l’utilizzo di alcuni medicinali e terapie come chemioterapici, radioterapia e farmaci immunosoppressori, possono favorire la comparsa della malattia poiché abbassano le difese immunitarie.
COVID-19: RIENTRO A SCUOLA IN SICUREZZA. I CONSIGLI DEGLI ESPERTI DEL BAMBINO GESU’
15 Set 2020 Scritto da Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Sul nuovo numero di ‘A scuola di salute’ tutto sul ritorno tra i banchi riducendo ansie e preoccupazioni. Le regole per l’accesso in classe e le indicazioni per non confondere i mali di stagione con dall’infezione da SARS-CoV2.
Rientro a scuola al tempo del COVID con molte novità per bambini, ragazzi, genitori e insegnanti. Cambiano le modalità di relazione (limiti al contatto fisico e alla condivisione di materiale), l’organizzazione degli spazi (aule, banchi singoli, percorsi, mensa in classe) e il modo di comunicare (uso della mascherina). Queste novità - spiegano gli specialisti del Bambino Gesù - possono generare confusione e ansia perché distanti da ciò a cui si è abituati. Nel nuovo numero di ‘A scuola di salute’, il magazine digitale a cura dell’Istituto per la Salute, diretto dal prof. Alberto Ugazio, le informazioni e i consigli degli esperti dell’Ospedale per affrontare il ritorno tra i banchi in sicurezza, riducendo le preoccupazioni.
Emergenza COVID-19, nasce ItaliaTiAscolto: sostegno psicologico a portata di smartphone
14 Set 2020 Scritto da Università di Milano Bicocca

Responsabilità o senso di colpa, paura, vulnerabilità, ma anche disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, incertezze economiche. Sono solo alcuni dei disagi e delle difficoltà che la situazione pandemica ha prodotto sulla salute e sul benessere delle persone.
Con l’obiettivo di offrire un aiuto mirato a chiunque si trovi in una condizione di stress o di fragilità emotiva dovuta all’emergenza sanitaria da COVID-19, è nata l’app ItaliaTiAscolto ((www.italiatiascolto.it): ascolto e sostegno psicologico a portata di smartphone.
Si tratta di un progetto del BICApP, il centro di ricerca del dipartimento di Psicologia dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi della Lombardia e con l’azienda iMoobyte, finanziato da Fondazione di Comunità Milano e sostenuto dal Comune di Milano.
ProgeNIA/SardiNIA identifica bersagli terapeutici per le malattie autoimmuni
14 Set 2020 Scritto da Cnr-Irgb, Unisassari
Scoperte 120 nuove e significative associazioni tra varianti genetiche e i livelli di almeno uno dei 700 parametri immunologici esaminati: un aumento di 5 volte rispetto alle conoscenze esistenti sulla regolazione dei livelli delle cellule del sistema immune. Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Genetics da un team guidato da Francesco Cucca, professore di genetica umana all'Università di Sassari e associato dell'Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche, è condotto su circa 4.000 individui in Ogliastra e apre la strada a nuove possibilità terapeutiche per le malattie autoimmuni
MELANOMA: “LE LAMPADE SOLARI CAUSANO OGNI ANNO 4.450 CASI IN EUROPA. AL VIA ‘MELA TALK’, COSÌ DIAMO VOCE AI BISOGNI DEI PAZIENTI”
10 Set 2020 Scritto da Comunicato Medinews
La prof.ssa Paola Queirolo, responsabile scientifico dell’iniziativa: “Facciamo emergere le necessità delle persone colpite dal tumore della pelle. Efficace la combinazione di molecole immunoterapiche nella malattia metastatica”. Il 5% delle diagnosi dovuto all’abbronzatura artificiale. “Chiediamo che sia vietata”
Il 5% dei casi di melanoma in Europa è causato dalle lampade solari, con una netta prevalenza nelle donne (fino al 10%). Nel Vecchio Continente, ogni anno 4.450 nuove diagnosi di questo tumore della pelle sono attribuibili all’abbronzatura artificiale, con costi che superano i 30 milioni di euro nei primi 12 mesi dopo la scoperta della malattia. In Italia, questa cifra è pari a circa 450mila euro. Diagnosi e risorse che potrebbero essere risparmiate con campagne di prevenzione per bandire totalmente questi apparecchi e per far comprendere ai cittadini la loro pericolosità.
Il fattore di rischio più importante del più aggressivo tumore della pelle è infatti rappresentato dall’esposizione senza protezione ai raggi UV, inclusi quelli artificiali. Prevenzione e ricerca scientifica sono le armi per sconfiggere il melanoma, due pilastri che oggi permettono a 160mila persone in Italia di vivere dopo la diagnosi. In cinque anni, infatti, questa cifra è aumentata del 97% (erano 81mila nel 2014). “Possiamo parlare di cronicizzazione della malattia in fase avanzata in circa il 50% dei casi, grazie all’immunoterapia e alle terapie mirate che garantiscono una buona qualità di vita – afferma la Prof.ssa Paola Queirolo, Direttore Divisione Melanoma, Sarcoma e Tumori rari all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Un risultato impensabile solo dieci anni fa, prima dell’arrivo di questi trattamenti efficaci, quando la sopravvivenza mediana per la malattia metastatica era compresa fra 6 e 9 mesi e solo il 25% dei pazienti era vivo a un anno. Cambia quindi radicalmente la gestione delle persone con melanoma avanzato, che presentano bisogni specifici a cui i clinici devono saper rispondere”. Per far emergere la loro voce, parte la nuova edizione di “Mela Talk”, un progetto nazionale realizzato con il contributo incondizionato di Bristol Myers Squibb, presentato oggi in una conferenza stampa virtuale.

Gli over 65 nel nostro Paese sono quasi 14 milioni, di cui 7 milioni hanno più di 75 anni e sono più a rischio di malattie neurodegenerative, decadimento cognitivo e infezioni come ha dimostrato la recente pandemia Covid19, dove lo stato nutrizionale ha certamente avuto un ruolo importante. Per questo i ricercatori di B&M hanno voluto indagare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di un gruppo d’anziani affetti da Parkinson, verificare il livello di nutrizione e in particolare di vitamina D, di cui molteplici studi hanno messo in evidenza il ruolo centrale in molte funzioni dell’organismo.
L’Associazione Brain and Malnutrition, in collaborazione con l’Osservatorio Grana Padano (OGP) ha valutato i livelli di vitamina D (sierici D-25OH) in 500 pazienti età media 70 anni, 68 % maschi e 32% femmine, provenienti da tutte le regioni d’Italia affetti da malattia di Parkinson e un piccolo gruppo controllo (100 pazienti) selezionati tra gli accompagnatori. Sono stati raccolti i dati anagrafici e demografici e rilevati i dati antropometrici (peso, altezza, BMI). È stato somministrato un questionario sulle abitudini alimentari Food Frequency (FFQ) con il software online dell’Osservatorio Grana Padano. Il FFQ semi-quantitativo di 66 elementi utilizza le tabelle di composizione alimentare italiana per stimare l'assunzione giornaliera di calorie, macronutrienti, micronutrienti e fluidi. Pazienti e operatori sanitari sono stati intervistati da dietologi.
Ricerca di UniTo: malati neurologici a rischio di forme più gravi di Covid-19
10 Set 2020 Scritto da Università di Torino
Lo studio pubblicato dal Journal of Neurology è stato coordinato dalla Neurologia Universitaria del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi-Montalcini” dell’Università di Torino, diretta dal Prof. Leonardo Lopiano. I risultati hanno un rilevante significato in termini di salute pubblica poiché indicano che pazienti affetti da patologie neurologiche, soprattutto su base vascolare o degenerativa, devono essere attentamente “sorvegliati”
Un importante studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Neurology ha portato a una nuova conoscenza sull’infezione da Sars-COV-2: la presenza di patologie neurologiche pregresse si associa sin dall’esordio a forme di infezione più gravi di COVID-19. La pubblicazione nasce da una ricerca svolta dalla Neurologia Universitaria del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi-Montalcini” dell’Università degli Studi di Torino, diretta dal Prof. Leonardo Lopiano; al lavoro hanno partecipato tutti i Dirigenti Medici della Divisione, in particolare il Dott. Alberto Romagnolo, in collaborazione con il DEA (dott. Franco Riccardini) e con il Servizio di Epidemiologia clinica e valutativa (Dott. Giovannino Ciccone) dell’Ospedale Molinette.
La batterioterapia, una promettente strategia terapeutica contro la progressione del COVID-19
10 Set 2020 Scritto da Università di Roma La Sapienza
Un nuovo studio italiano, coordinato dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I di Roma, ha dimostrato che l’utilizzo mirato di batteri “buoni”, in associazione alle cure anti-COVID tradizionali, può migliorare alcuni parametri clinici in pazienti positivi a SARS-CoV-2. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Medicine
L’attuale emergenza COVID-19 rappresenta per il mondo scientifico un quotidiano banco di prova sia per l’individuazione di un vaccino che sconfigga definitivamente la malattia, sia per lo sviluppo di terapie che siano in grado di frenare la potenza del virus.
Oggi, un nuovo studio italiano, coordinato da Gabriella d’Ettorre, Claudio Mastroianni e Francesco Pugliese della Sapienza Università di Roma e del Policlinico universitario Umberto I, si inserisce nel panorama internazionale di contributi scientifici appartenente al filone di ricerca avviato per vincere il nemico pandemico. Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Medicine, ha valutato il ruolo della batterioterapia orale - la tecnica che si propone di contrastare le patologie attraverso utilizzo mirato di batteri “buoni” - in associazione ai trattamenti farmacologici comunemente usati nel controllo della progressione di COVID-19.

