Utilizzando speciali nanofili vetrosi, il team ha creato una struttura che simula l'ambiente tridimensionale del cervello. Su questo supporto, gli astrociti non si appiattiscono, ma recuperano la loro naturale forma stellata ricca di ramificazioni.
Imaging 3D senza "trucchi" chimici
L'innovazione non si ferma ai materiali. Il team ha integrato i nanofili con una tecnica ottica chiamata Low-Coherence Holotomography (LC-HT). Questa tecnologia permette di:
Vedere in 3D ad alta risoluzione: Si ottengono dati precisi su volume, massa e forma delle cellule vive.
Eliminare i marcatori: A differenza delle tecniche classiche, non serve usare coloranti o sostanze fluorescenti che potrebbero alterare o danneggiare le cellule.
Osservazione in tempo reale: Le cellule vengono studiate nella loro integrità, mantenendo inalterate le proprietà molecolari.
"Sui nanofili, gli astrociti ritrovano la rete di estensioni tipica del tessuto cerebrale," spiega Annalisa Convertino (Cnr-Imm). "Questo ci permette uno studio molto più preciso e fedele alla realtà."
Verso nuove terapie
Questa sinergia tra nanotecnologie e biofotonica non è solo un traguardo ingegneristico, ma uno strumento potente per la medicina del futuro. Poter osservare le cellule cerebrali in condizioni così simili a quelle naturali permetterà di:
Comprendere meglio le malattie: Studiare l'origine di patologie neurodegenerative in un ambiente realistico.
Testare nuovi farmaci: Verificare l'efficacia di terapie su cellule vive e "attive" senza interferenze chimiche.
Esplorare la comunicazione neurale: Indagare come la complessa rete del cervello si riorganizza in presenza di traumi o malattie.
Come sottolineato da Emanuela Saracino (Cnr-Isof) e Ishan Barman (JHU), questo approccio rappresenta una nuova frontiera della biomedicina, dove i nanomateriali e la luce si potenziano a vicenda per svelare i misteri della vita.



