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Aprile 2026

La conferma scientifica arriva da una ricerca condotta da Università di Pisa, Cnr e Infn e pubblicata in “Scientific Reports”.

Anche gli scribi antichi che esercitavano la loro arte sui papiri di Ercolano utilizzavano diversi tipi di griglie per delimitare lo specchio di scrittura. La prima conferma scientifica di questa consuetudine, di cui gli autori classici ci avevano tramandato notizia, si deve ai risultati del gruppo di lavoro del Progetto ERC Advanced Grant 885222-GreekSchools (https://greekschools.eu/), coordinato dal professor Graziano Ranocchia del Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica dell’Università di Pisa, e dedicato all’analisi con tecniche avanzate dei papiri carbonizzati di Ercolano, custoditi presso la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III” di Napoli. Lo studio che ha portato a questa importante scoperta è presentato sulla rivista “Scientific Reports”, pubblicata da “Nature portfolio”.

Pubblicato in Scienza generale


Immagine della corteccia somatosensoriale del modello murino, ottenuta al microscopio. Sono visibili gli astrociti (in verde), gli accumuli di beta-amiloide (in bianco) e i nuclei cellulari (in blu)

 


Ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Cnr e dell’Università degli studi di Padova hanno individuato nella mancata attivazione degli astrociti, un tipo di cellule presenti nella corteccia cerebrale, un deficit che pregiudica la funzionalità del cervello nei modelli murini. La ricerca, pubblicata su Nature Communications, potrà favorire la diagnosi precoce della malattia e lo sviluppo di nuove terapie mirate

Un team di ricercatori dell’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche di Padova e Pisa (Cnr-In) e del Dipartimento di scienze biomediche dell’Università degli studi di Padova ha studiato le alterazioni dei segnali intracellulari nella malattia di Alzheimer, una patologia neurodegenerativa - ancora oggi incurabile - che colpisce oltre 50 milioni di persone nel mondo. L’Alzheimer si caratterizza per una progressiva atrofia cerebrale con perdita di memoria e problemi cognitivi e, nella maggior parte dei pazienti, si presenta in forma sporadica. Solo nel 5% dei casi è familiare, ovvero causata da mutazioni genetiche ereditarie.

Pubblicato in Medicina

 


Un nuovo studio coordinato dal Dipartimento di Fisica della Sapienza rivela la possibilità di programmare il movimento di microrobot da sfruttare nel campo biomedico e diagnostico. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Advanced Functional Materials.


L’intelligenza artificiale ha raggiunto un livello di prestazioni tale da poter sostituire l’attività umana in un’ampia gamma di lavori, dalle catene di montaggio ai laboratori di ricerca biomedica. In quest’ultimo campo negli ultimi anni si è assistito a un grande sforzo verso la miniaturizzazione dei processi mediante strumenti avanzati, specifici per la diagnostica e la terapia a livello delle singole cellule.

Pubblicato in Fisica

 

Uno studio recentemente pubblicato su Nature Communications Biology, condotto dal Cnr-Ibiom insieme all’Università di Bari e all’Università Statale di Milano, con il supporto della piattaforma bioinformatica e genomica di Elixir Italia, ha sviluppato una metodologia che consente di classificare tempestivamente le nuove varianti del virus di SARS-CoV-2 determinando anche un indice di patogenicità tale da permettere una risposta sanitaria immediata e personalizzata. Il sistema può essere utilizzato per eventuali nuove pandemie.

 Un team dell’Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Bari (Cnr-Ibiom), dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dell’Università Statale di Milano, con il supporto della piattaforma di genomica e bioinformatica messa a disposizione dal nodo italiano dell’Infrastruttura di ricerca europea Elixir per le scienze della vita, ha messo a punto un sistema computazionale per l’identificazione delle varianti virali più pericolose per la salute pubblica mediante una analisi comparativa di oltre 11 milioni di genomi virali campionati nel corso della pandemia.

Pubblicato in Medicina



Ready-made meals like ramen noodles are ideal for quickly satisfying hunger: Open the bag, stir – done! However, the quick snacks produce a lot of environmentally harmful plastic waste. To tackle this problem, the student team EDGGY from the University of Hohenheim in Stuttgart rolled up its sleeves and developed edible packaging made from eggshells and other plant-based raw materials. And even better: they simply dissolve in the hot water and can be eaten as an additional protein boost. For this sustainable and innovative idea, the five students received the prize for the most innovative idea at the EIT Food Reuse2Repack Challenge and prize money of EUR 1,200. Video about product & winning team.When it’s dry, the 4 x 2 centimeter bag looks like normal plastic. But just a little hot water is enough, and within seconds there is nothing left of it.

No plastic waste that’s harmful to the environment when snacking. “By using proteins, our packaging is even really healthy!” stated Lina Obeidat, who is studying for a Master’s degree in Food Science at the University of Hohenheim.

Obeidat had the brilliant idea while cooking with her mother: "We had cracked eggs for our dish. The moment I was about to throw the shells away, the idea ran through my mind: What protects the egg should also be suitable as packaging, shouldn’t it?”

Pubblicato in Scienceonline


Scoperta una nuova correlazione tra le molecole di RNA circolari e il tumore pediatrico rabdomiosarcoma. I risultati di questa ricerca aprono una nuova strada nell’identificazione di innovativi approcci terapeutici contro questa forma di cancro
Un gruppo di ricercatrici e ricercatori dell’Istituto Italiano di Tecnologia – IIT e della Sapienza Università di Roma guidato da Irene Bozzoni, coordinatrice del laboratorio Non coding RNAs in Physiology and Pathology, ha scoperto una nuova correlazione tra le molecole di RNA circolari e il tumore pediatrico rabdomiosarcoma. I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Communications, rappresentano un importante contributo per lo sviluppo di innovativi approcci terapeutici.

Pubblicato in Medicina


Ricercatori dell’Università di Padova scoprono che il ciclo circadiano e la proteina BMAL1 possono interferire con la proliferazione dei nostri vasi sanguigni.


L'orologio circadiano è un timer biologico interno che coordina il funzionamento dei nostri organi e l'espressione genica con il giorno solare di 24 ore.
Alterazioni dell’orologio circadiano sono state associate a disfunzioni vascolari suggerendo una possibile diretta funzione dell’orologio circadiano nelle cellule endoteliali che formano i
vasi sanguigni. Tuttavia, il ruolo funzionale dell'orologio circadiano nelle cellule endoteliali e nella regolazione dell'angiogenesi (processo di formazione dei vasi sanguigni) è ampiamente inesplorato.

«Nel nostro laboratorio abbiamo utilizzato approcci innovativi per dimostrare che le cellule endoteliali possiedono un proprio orologio molecolare e mostrano robuste oscillazioni dell’espressione dei geni durante l’alternarsi del giorno e della notte – spiega il prof. Massimo Santoro, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova e corresponding author dello studio -. Compromettendo la funzione specifica del maggiore regolatore dell'orologio circadiano, una proteina chiamata BMAL1, rileviamo difetti dell'angiogenesi nei tessuti vascolari neonatali del topo, nonché nei vasi sanguigni che irrorano un tumore.

Pubblicato in Medicina



Japanese food is popular worldwide and has been registered as a UNESCO Intangible Cultural Heritage. There is a scoring system named “the 12-component modified Japanese Diet Index (mJDI12),” which focuses on the intake of the Japanese diet pattern. It includes 12 foods and food groups: rice, miso soup, pickles, soy products, green and yellow vegetables, fruits, seafood, mushrooms, seaweed, green tea, coffee, and beef and pork. Scores range from 0 to 12, with higher scores indicating a diet that conforms to the Japanese food pattern.

A research group led by Dr. Hideki Fujii M.D. and Associate Professor Yoshinari Matsumoto at the Osaka Metropolitan University analyzed the relationship between meals rated by mJDI12, muscle mass, and liver fibrosis progression in 136 patients with nonalcoholic fatty liver disease (NAFLD) attending the Osaka Metropolitan University Hospital.

Pubblicato in Scienceonline

 

The connections between the structure of the brain and its function are a key focus of neuroscience. A new Medical University of Vienna study involving a team of international partners has been looking at evolution and its relationship with the capabilities of human and animal brain architecture. The findings showed that the shape of the brain has developed in parallel with the organ’s function throughout the course of evolution. The results of the study were published in the renowned journal Nature Communications.

In the study, 3D surface models of the brains of 90 species of Euarchontoglires (supraprimates), such as humans, macaques, marmosets, mice, rats, squirrels and hamsters, were examined. Computer-based modelling of common ancestors and analysis of the shapes of neuronal structures was used to create a common representation of the brains. For the first time, this made it possible to analyse the diversity of brain forms and their relationship to function, behaviour and ecology, i.e. the relationship between living beings and their environment.

Pubblicato in Scienceonline


Un nuovo rapporto di Greenpeace dal titolo “Lime ai pesticidi. Un cocktail tossico: l’accordo commerciale EU-Mercosur” denuncia la presenza di diversi residui di pesticidi sui lime prodotti in Brasile e venduti nell’Unione Europea. Un laboratorio accreditato e certificato ha analizzato 52 campioni di lime acquistati in supermercati e mercati all’ingrosso in Italia, Austria, Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna e Svezia, trovando residui di pesticidi in tutti i campioni tranne uno.

Metà dei pesticidi rintracciati sono considerati altamente pericolosi (HHP)[1], in quanto presentano un rischio elevato per la salute umana, gli animali o l’ambiente. I pesticidi trovati – tra cui l’erbicida glifosato e gli insetticidi imidacloprid e cipermetrina – sono venduti soprattutto da aziende europee in Brasile, uno dei principali consumatori di pesticidi a livello mondiale. Tra i pesticidi presenti nei lime, ve ne sono alcuni non approvati o vietati nell’UE che però vengono venduti all’estero e tornano sulle nostre tavole sotto forma di residui. I principi attivi non autorizzati sono stati rintracciati più comunemente nei lime acquistati in Germania e in Italia, i quali contenevano anche il maggior numero di pesticidi considerati altamente pericolosi.

Pubblicato in Ambiente

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