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Gli over 65 nel nostro Paese sono quasi 14 milioni, di cui 7 milioni hanno più di 75 anni e sono più a rischio di malattie neurodegenerative, decadimento cognitivo e infezioni come ha dimostrato la recente pandemia Covid19, dove lo stato nutrizionale ha certamente avuto un ruolo importante. Per questo i ricercatori di B&M hanno voluto indagare sulle abitudini alimentari e lo stile di vita di un gruppo d’anziani affetti da Parkinson, verificare il livello di nutrizione e in particolare di vitamina D, di cui molteplici studi hanno messo in evidenza il ruolo centrale in molte funzioni dell’organismo.

L’Associazione Brain and Malnutrition, in collaborazione con l’Osservatorio Grana Padano (OGP) ha valutato i livelli di vitamina D (sierici D-25OH) in 500 pazienti età media 70 anni, 68 % maschi e 32% femmine, provenienti da tutte le regioni d’Italia affetti da malattia di Parkinson e un piccolo gruppo controllo (100 pazienti) selezionati tra gli accompagnatori. Sono stati raccolti i dati anagrafici e demografici e rilevati i dati antropometrici (peso, altezza, BMI). È stato somministrato un questionario sulle abitudini alimentari Food Frequency (FFQ) con il software online dell’Osservatorio Grana Padano. Il FFQ semi-quantitativo di 66 elementi utilizza le tabelle di composizione alimentare italiana per stimare l'assunzione giornaliera di calorie, macronutrienti, micronutrienti e fluidi. Pazienti e operatori sanitari sono stati intervistati da dietologi.

Pubblicato in Medicina


Una nuova indagine di Greenpeace e Public Eye rivela che l’Italia nel 2018 ha approvato l’esportazione di oltre 9.000 tonnellate di pesticidi vietati in Ue, diventando così il secondo maggior esportatore di prodotti pesticidi vietati in Europa. Dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, l’Italia conquisterebbe addirittura il primo posto.

Lacune nelle norme europee e internazionali fanno sì che le aziende chimiche rimangano libere di produrre ed esportare dall’Ue pesticidi di cui è stato vietato l’uso sul nostro territorio al fine di proteggere la salute umana e l’ambiente. Questo commercio è sempre stato avvolto dal segreto commerciale, ma ora l’indagine condotta dall’unità di giornalismo investigativo di Greenpeace UK, Unearthed, e dalla Ong svizzera Public Eye, ha raccolto i dati più completi sulle esportazioni di pesticidi vietati dall’Ue mai diffusi.

L’indagine ha permesso di ottenere centinaia di documenti emessi da aziende in tutta Europa che dimostrano l’intenzione di esportare 81.615 tonnellate di prodotti fitosanitari vietati. In totale, circa 9.500 tonnellate pari al 12 per cento di quelle esportazioni pianificate, provenivano dall’Italia, il totale più alto dei paesi dell’Ue interessati, dopo la Gran Bretagna.

Pubblicato in Ambiente



Lo studio pubblicato dal Journal of Neurology è stato coordinato dalla Neurologia Universitaria del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi-Montalcini” dell’Università di Torino, diretta dal Prof. Leonardo Lopiano. I risultati hanno un rilevante significato in termini di salute pubblica poiché indicano che pazienti affetti da patologie neurologiche, soprattutto su base vascolare o degenerativa, devono essere attentamente “sorvegliati”

 Un importante studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Journal of Neurology ha portato a una nuova conoscenza sull’infezione da Sars-COV-2: la presenza di patologie neurologiche pregresse si associa sin dall’esordio a forme di infezione più gravi di COVID-19. La pubblicazione nasce da una ricerca svolta dalla Neurologia Universitaria del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi-Montalcini” dell’Università degli Studi di Torino, diretta dal Prof. Leonardo Lopiano; al lavoro hanno partecipato tutti i Dirigenti Medici della Divisione, in particolare il Dott. Alberto Romagnolo, in collaborazione con il DEA (dott. Franco Riccardini) e con il Servizio di Epidemiologia clinica e valutativa (Dott. Giovannino Ciccone) dell’Ospedale Molinette.

Pubblicato in Medicina

 

WWF: "Gli eurodeputati non permettano all'industria del gas di sottrarre denaro alle Regioni europee"

Il 14 settembre il Parlamento europeo ha la possibilità di contribuire a liberare le regioni europee dai combustibili fossili e di sostenere la creazione di un vero sviluppo e di nuovi posti di lavoro sostenibili. Gli eurodeputati voteranno in plenaria sul Just Transition Fund (Fondo per la giusta transizione) da 17,5 miliardi di euro, che mira a sostenere gli Stati membri dell'UE nella loro transizione verso la neutralità climatica.
Gli eurodeputati devono ribaltare la posizione regressiva della Commissione per gli affari regionali del Parlamento, che ha votato a favore dell'ammissibilità del gas al finanziamento del Just Transition Fund.
Il gas è un combustibile fossile, inquina ed emette gas serra non deve avere posto in un'Europa neutrale dal punto di vista climatico. Inoltre non è particolarmente efficace per la creazione di posti di lavoro (vedi 'Ulteriori informazioni').
La Commissione europea, gli Stati membri dell'UE e il Comitato delle Regioni dell'UE sono tutti contrari all'ottenimento del finanziamento Just Transition per il gas.

Pubblicato in Ambiente
Giovedì, 10 Settembre 2020 13:15

La plastica 100% bio che piace all'ambiente


Una plastica di origine naturale, rinnovabile, biodegradabile al 100 per cento e compatibile con l'ambiente.

È l'obiettivo di “100% Bioplastica”, progetto di ricerca selezionato nell'ambito della seconda edizione dell'Università del Crowdfunding, il programma di finanza alternativa dell'Università di Milano-Bicocca, promosso per consentire a studenti, ex studenti, docenti, ricercatori e dipendenti dell'Ateneo di realizzare progetti innovativi e idee imprenditoriali attraverso campagne di raccolta fondi su Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation.

La squadra di “100% Bioplastica” è guidata da Paola Branduardi, professoressa del dipartimento di Biotecnologie e bioscienze all'Università di Milano-Bicocca e presidente di Galatea Biotech, spin-off universitario diventato di recente PMI innovativa accreditata dall'Ateneo milanese e specializzata nell’elaborazione di bioplastiche in acido polilattico (PLA) completamente biobased.

«L'utilizzo della plastica in molti settori commerciali (packacing, tessile, costruzioni, medicina, cosmetica, automotive, settore hi-tech) – ricorda Branduardi – ha un impatto negativo sull'ambiente, sia durante il processo di lavorazione che nel fine vita e smaltimento: ogni anno nel mondo vengono prodotte 380 milioni di tonnellate di plastica, di cui solo il 9 per cento viene riciclato e di questo 9 per cento un terzo viene comunque smaltito in discariche».

Pubblicato in Ambiente

Un nuovo studio internazionale, a cui ha preso parte la Sapienza, ha valutato l’impatto dei programmi di conservazione dal 1993 a oggi. I risultati del lavoro, pubblicati su Conservation Letters, hanno mostrato che sono state sottratte all’estinzione globale almeno 28 specie di uccelli e mammiferi, fra cui il pony della Mongolia, la lince pardina, l’amazzone di Portorico e il cavaliere nero

La vita sulla Terra è il risultato di complessi equilibri dinamici che permettono i processi evolutivi e l’incredibile diversità biologica del pianeta. Le comunità biologiche però sono sempre più sottoposte a processi di deterioramento e impoverimento, principalmente dovuti all’azione dell’uomo, con effetti su scala globale e locale. 

Numerosi studi hanno confermato che la maggior parte delle estinzioni di specie autoctone avvenute negli ultimi decenni è imputabile alle attività antropiche, tra le quali lo sviluppo di infrastrutture di comunicazione, l’espansione di produzioni industriali e agricole intensive e, più in generale, allo sfruttamento delle risorse non rinnovabili. 

È su questi fattori che agiscono in tutto mondo le politiche e i programmi di conservazione per ristabilire una relazione di coevoluzione tra i sistemi naturali e quelli umani. Ma qual è realmente il loro impatto sulla tutela della biodiversità? 

Pubblicato in Ambiente


Un nuovo studio italiano, coordinato dalla Sapienza e dal Policlinico Umberto I di Roma, ha dimostrato che l’utilizzo mirato di batteri “buoni”, in associazione alle cure anti-COVID tradizionali, può migliorare alcuni parametri clinici in pazienti positivi a SARS-CoV-2. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Frontiers in Medicine
L’attuale emergenza COVID-19 rappresenta per il mondo scientifico un quotidiano banco di prova sia per l’individuazione di un vaccino che sconfigga definitivamente la malattia, sia per lo sviluppo di terapie che siano in grado di frenare la potenza del virus.

Oggi, un nuovo studio italiano, coordinato da Gabriella d’Ettorre, Claudio Mastroianni e Francesco Pugliese della Sapienza Università di Roma e del Policlinico universitario Umberto I, si inserisce nel panorama internazionale di contributi scientifici appartenente al filone di ricerca avviato per vincere il nemico pandemico. Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Medicine, ha valutato il ruolo della batterioterapia orale - la tecnica che si propone di contrastare le patologie attraverso utilizzo mirato di batteri “buoni” - in associazione ai trattamenti farmacologici comunemente usati nel controllo della progressione di COVID-19.

Pubblicato in Medicina


La Provincia autonoma di Trento (PAT) ha comunicato in mattinata la nuova cattura di M49, avvenuta nell'area del Lagorai. Una vera e propria persecuzione verso Papillon, catturato per la terza volta in poco più di un anno.
M49 sarà a breve rinchiuso nell'area faunistica del Casteller, dove oggi sono già reclusi altri due orsi, DJ3 e M57, e dalla quale questo esemplare è già fuggito due volte negli scorsi mesi, mostrando da un lato la sua enorme voglia di libertà, e dall'altra la scarsa sicurezza e adeguatezza della struttura.

Il WWF, come già espresso nelle scorse settimane, ribadisce come M49 non può rientrare nelle categorie di "orso pericoloso" o "orso confidente", non avendo mai mostrato né comportamenti di abituazione né atteggiamenti aggressivi verso le persone. Papillon è un esemplare che si è reso protagonista in passato solo di alcuni danni al patrimonio zootecnico, in ogni caso molto inferiori al valore inestimabile che ha un orso per la biodiversità, e che per questi motivi va attentamente monitorato, ma non rinchiuso. Lo stesso Pacobace (Piano d'azione interregionale per la conservazione dell'orso sulle Alpi) prevede la possibilità di monitoraggio e traslocazione per gli orsi che mostrano comportamenti simili, forme di gestione diverse da quella che ancora oggi sembra l'unica prevista dalla PAT.

Pubblicato in Ambiente


Uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù con il Karolinska Institutet di Stoccolma fa luce sulla MISC, la grave malattia infiammatoria confusa inizialmente con la Kawasaki. Le due patologie hanno
manifestazioni simili, ma caratteristiche immunologiche differenti. La ricerca apre la strada a diagnosi precoci con test specifici e a trattamenti mirati. I risultati pubblicati su CELL.
Scoperto il meccanismo che scatena la grave risposta infiammatoria nei bambini con COVID-19. Inizialmente confusa con la malattia di Kawasaki, questa malattia infiammatoria sistemica causata nei bambini dall’infezione da SARS-Cov2 è denominata MIS-C (Multisystem Inflammatory Syndrome in Children). I ricercatori del Bambino Gesù sono riusciti ora a identificarne il profilo immunologico e a riconoscerne il funzionamento. La ricerca dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede realizzata in collaborazione con il Karolinska Institutet di Stoccolma, apre la strada a test specifici per la diagnosi precoce e a trattamenti mirati. I risultati sono stati appena pubblicati sulla rivista scientifica CELL.


LE PREMESSE DELLA RICERCA


All’inizio della pandemia da SARS-CoV2 i bambini sembravano essere quasi immuni dalle conseguenze del nuovo coronavirus. Andando avanti è diventato però evidente come anche loro, seppur in modo meno grave, potessero ammalarsi di COVID-19. In alcuni casi, purtroppo, i bambini possono persino sviluppare una grave forma di infiammazione sistemica, la MIS-C, una nuova patologia che può insorgere dopo aver contratto il coronavirus. I piccoli pazienti che ne sono affetti manifestano vasculite (infiammazione dei vasi sanguigni) problemi cardiaci, intestinali e un aumento sistemico dello stato infiammatorio. Si tratta di caratteristiche in parte in comune con un’altra vasculite - la malattia di Kawasaki - che avevano fatto pensare in un primo momento a un nesso di causalità proprio tra la Kawasaki e l’infezione da SARS-Cov2.


LO STUDIO


Lo studio “CACTUS - Immunological studies in children affected by COVID and acute diseases” è stato messo a punto da medici e ricercatori del Bambino Gesù nel corso dell’emergenza sanitaria per cercare di capire la malattia da SARS-CoV-2 nel bambino. Alla ricerca hanno collaborato il Centro COVID di Palidoro, il gruppo di Pediatria Generale che negli ultimi anni si è dedicato allo studio della malattia di Kawasaki e quello di Immunologia clinica e Vaccinologia del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero. Sono stati coinvolti 101 bambini, di cui 13 con COVID che hanno sviluppato la forma multisistemica infiammatoria, 41 con COVID, 28 con patologia di Kawasaki insorta in epoca pre COVID e 19 sani.


I RISULTATI


In entrambe le malattie, Kawasaki e MIS-C, è stata rilevata un’alterazione dei livelli delle citochine (mediatori dell’infiammazione) coinvolte nella risposta immunitaria, ma con delle differenze: ad esempio l’interleuchina 17a (IL-17a) è risultata particolarmente aumentata nei bambini con malattia di Kawasaki ma non in quelli con COVID e MIS-C. Rispetto ai bambini con Kawasaki, nei pazienti affetti da COVID che sviluppano MIS-C è stata individuata un’elevata presenza di auto-anticorpi, cioè di anticorpi diretti contro particolari porzioni di tessuto cardiaco o sostanze propri dell'organismo stesso, che agiscono contro due specifiche proteine (endoglina e RPBJ). Questi auto-anticorpi possono determinare il danno vascolare e cardiaco tipico della MIS-C. Anche dal punto di vista cellulare sono emerse differenze sostanziali tra le due patologie. I bambini affetti da COVID, infatti, presentano un particolare tipo di linfociti T (sottotipo di globuli bianchi deputati alla difesa dell’organismo) con funzione immunitaria alterata rispetto ai bambini con malattia di Kawasaki. Questa alterazione è alla base dell’infiammazione e della produzione di autoanticorpi contro il cuore.


LE PROSPETTIVE
I differenti indicatori individuati tra le due patologie hanno permesso di chiarire i meccanismi immunologici responsabili del loro sviluppo e consentiranno in un futuro prossimo di mettere a punto specifici test di laboratorio per arrivare a una diagnosi certa e precoce. Monitorare i linfociti T e lo spettro degli anticorpi nei bambini affetti da COVID-19 permetterà di diagnosticare precocemente quei pazienti che sono a rischio di sviluppare una forma di MIS-C. «Questi risultati rappresentano un'importante scoperta anche per scegliere in maniera più accurata e basata su evidenze scientifiche i protocolli per la cura dell’infiammazione sistemica correlata all'infezione da SARSCoV2 e malattia di Kawasaki» spiega il dottor Paolo Palma, responsabile di Immunologia Clinica e Vaccinologia del Bambino Gesù e dello studio.


LE TERAPIE
Dai risultati della ricerca emerge l’indicazione di trattare con immunoglobuline ad alte dosi per limitare l’effetto degli autoanticorpi, con anakinra (un principio attivo immunosoppressivo che blocca i recettori dell’interleuchina-1) e con cortisone i bambini con MIS-C in una fase precoce per bloccare l’infiammazione secondaria a danno dei vasi. Al contrario, nei pazienti pediatrici viene sconsigliato l’utilizzo di tocilzumab (anti-IL6) e di farmaci bloccanti TNF-a. Per i pazienti con Kawasaki, i dati suggeriscono per la prima volta la potenziale efficacia di un farmaco che blocca l’IL-17 (secukinumab) per controllare l’infiammazione alla base di questa malattia.

Pubblicato in Medicina


Su Genome Biology una ricerca sulle regole che governano la forma del DNA nello spazio.


La struttura tridimensionale del DNA è determinata da una serie di regole spaziali basate sulla presenza di particolari sequenze proteiche e sul loro ordine: è il risultato di uno studio recentemente pubblicato su Genome Biology da Luca Nanni, dottorando in Computer Science and Engineering al Politecnico di Milano, congiuntamente ai Professori Stefano Ceri dello stesso Ateneo e Colin Logie dell'Università di Nijmegen.
“La maggior innovazione portata dal nostro studio risiede nell’aver per la prima volta identificato delle precise regole di disposizione di alcune particolari proteine chiamate CTCF. La bellezza e la semplicità della grammatica di CTCF ci dimostra come la natura e l’evoluzione producano regolarità e sistemi incredibilmente ingegnosi e funzionali” spiega Luca Nanni, primo autore dello studio. “La conoscenza di queste regole ci potrà permettere in futuro di ingegnerizzare le sequenze di CTCF in modo da ottenere la desiderata struttura tridimensionale del DNA, ad esempio per far interagire due geni che altrimenti non sarebbero in contatto.

Pubblicato in Genetica

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