Frutticoltura e risparmio idrico: gli studiosi di FruitCREWS alla ricerca di soluzioni innovative

Il progetto COST Action coordinato dall'Università di Bologna sta mettendo a punto strumenti di rilevamento remoto economici e di facile utilizzo per ottimizzare la gestione idrica delle colture di melo, pero, pesco, kiwi, vite e olivo.
Aiutare i frutticoltori ad irrigare nella maniera più corretta, contrastando gli effetti del cambiamento climatico e la scarsità d’acqua. È l’obiettivo il progetto FruitCREWS, una COST Action coordinata dall'Università di Bologna che vede la partecipazione di più di 200 membri da 45 diversi paesi del mondo.
Melo, pero, pesco, kiwi, vite e olivo sono le sei colture che saranno prese in considerazione: per ognuna gli studiosi individueranno l'indicatore fisiologico più utile a quantificare lo stato idrico della pianta, tra sensori, analisi del suolo e altri strumenti di rilevamento remoto economici e di facile utilizzo. “Forniremo agli agricoltori gli strumenti per non eccedere in irrigazione e calibrare le quantità a seconda del momento, al fine anche di migliorare alcuni caratteri qualitativi del frutto”, spiega Brunella Morandi, professoressa del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Alma Mater, che coordina il progetto. “È possibile infatti mettere a punto strumenti per gestire al meglio la risorsa idrica e sfruttare, laddove accada, anche quelle grandi quantità d’acqua che improvvisamente si rovesciano sul terreno, come è successo di recente in Romagna”.
Un cerotto biologico per il cuore danneggiato

Una delle sfide più impegnative nel campo della medicina rigenerativa è quella di trovare degli approcci terapeutici efficaci per riparare il cuore adulto dopo un trauma come un infarto. Recentemente, il trapianto di cellule staminali e l'ingegneria tissutale hanno suscitato grande interesse come possibili opzioni terapeutiche. Tuttavia, le precedenti ricerche hanno dimostrato che le cellule staminali trapiantate hanno una limitata capacità di stabilire connessioni funzionali con i cardiomiociti, le cellule muscolari del cuore.
Foresta pluviale, allarme del WWF

Buone notizie invece per il giaguaro: nella foresta atlantica in 6 anni la popolazione è triplicata
OGNI 15 SECONDI PERDIAMO UN’AREA DI FORESTA GRANDE COME 7 CAMPI DA CALCIO
Le foreste pluviali sono fondamentali per la nostra sopravvivenza, ma le stiamo perdendo a ritmi sempre più rapidi: un’area di foresta grande quanto 7 campi da calcio scompare ogni 15 secondi a causa della crescente richiesta di legnami pregiati o di aree convertite in pascoli o piantagioni di soia e palma da olio.
In occasione della Giornata mondiale dedicata alla foresta pluviale (World Rainforest Day) che si celebra il 22 giugno, il WWF lancia l’allarme per un ecosistema che -come pochi altri- svolge un ruolo cruciale per la biosfera, e racconta di un importante progetto che sta portando avanti per proteggere la foresta atlantica e il suo re, il giaguaro.
Le scimmie gelada come specie modello per lo studio della risoluzione dei conflitti
Il progetto dell’Università di Pisa unico italiano fra i 24 finanziati dalla Leakey Foundation.
La nostra specie è capace degli atti più violenti mai registrati in natura. Tuttavia, siamo anche in grado di risolvere i nostri conflitti e di ripristinare relazioni pacifiche, e questo ci permette di vivere in società complesse. Per esplorare le radici evolutive di tale capacità, un team italo-etiope guidato dalla professoressa Elisabetta Palagi dell’Università di Pisa studierà le scimmie gelada come specie modello per la risoluzione dei conflitti, un argomento mai esplorato prima. Il progetto intitolato “Science for reconciliation: What an Ethiopian monkey tells us about peace-making” è l’unico italiano i 24 finanziati dalla Leakey Foundation, istituzione nata nel 1968 con l’obiettivo di aumentare conoscenza e comprensione delle origini umane, dell'evoluzione, del comportamento e della sopravvivenza.
Descubren un campamento romano y la ciudad celtibérica de Titiakos

Este hallazgo en la localidad de Deza, provincia de Soria, ha sido realizado por el “Equipo de Investigación Geología Aplicada a la ingeniería Civil” del departamento de Ingeniería y Morfología del Terreno de la Escuela Técnica Superior de Ingenieros de Caminos,Canales y Puertos de la UPM, junto al “Equipo de Patrimonio de las Obras Públicas” del Departamento de Ingeniería Civil: Ordenación del Territorio, Urbanismo y Medio Ambiente, también de la Escuela.
Se ha publicado recientemente en la revista “Archaeological and Anthropological Sciences” este interesante trabajo sobre una cantera de caliza que fue explotada de manera rápida y de una sola vez para la construcción de un gran campamento militar a fin de mejorar la defensa de la cercana e importante ciudad celtibérica de Titiakos durante las guerras sertorianas. A día de hoy, todos estos yacimientos arqueológicos se desconocían.
Zanzare: le loro storie d'amore per combattere la malaria
Dall’accoppiamento delle zanzare, nuove strategie per ridurre la diffusione della pericolosa infezione. Lo evidenzia uno studio di Cnr-Isc e Sapienza in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia, ora pubblicato su Scientific Reports
Osservare delle zanzare che si accoppiano può sembrare un'attività particolarmente bizzarra, ma che si sta rivelando essenziale nello sviluppo di nuove strategie di lotta contro la malaria. Le femmine di Anopheles gambiae sono vettori di trasmissione del plasmodio della malaria, che ogni anno è responsabile di centinaia di migliaia di decessi. Le tecniche sviluppate negli ultimi anni per contrastare questa malattia si basano su un principio molto semplice: meno zanzare, meno vettori di trasmissione, meno decessi. L’uso di zanzariere impregnate di insetticidi si è rivelato molto efficace negli ultimi 20 anni. Ma questo non basta. Le zanzare hanno sviluppato resistenze agli insetticidi, per cui, dopo una iniziale riduzione, il numero dei contagi annuali è ora in salita.
Fattori di rischio per lo sviluppo della demenza nella malattia di Parkinson

Uno studio condotto dal Cnr-Ibbc in collaborazione con Tigem, Irccs San Raffaele e Università Cattolica, ha rivelato che l’accumulo nel mesencefalo di una particolare proteina coinvolta nella malattia di Parkinson determina un declino cognitivo progressivo simile alla demenza, che non si manifesta invece se la patologia ha origine nell’ippocampo. La ricerca è stata pubblicata su Nature Parkinson's disease NPJ.
La malattia di Parkinson è nota per i disturbi motori provocati dalla morte dei neuroni che producono la dopamina a livello del mesencefalo. Tuttavia, spesso questa patologia si associa anche alla comparsa di allucinazioni o di difetti di memoria, che possono in alcuni casi portare all’insorgenza della demenza. I deficit di memoria che si verificano nella malattia di Parkinson e nella demenza a corpi di Lewy sono associati all'accumulo di α-sinucleina, una molecola normalmente presente nel cervello, ma che quando si accumula o si aggrega può portare alla morte dei neuroni, in particolare dei neuroni che producono la dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nella motricità, nei processi emozionali e cognitivi.
New Study Proves Existence of Key Element for Life in the Outer Solar System

Researchers from Freie Universität Berlin have discovered phosphorous in the subsurface ocean of Saturn’s moon Enceladus.
The search for extraterrestrial life in our solar system has just taken a giant leap forward. A team of researchers led by Professor Frank Postberg, a planetary scientist at Freie Universität Berlin, has discovered new evidence that the subsurface ocean of Saturn’s icy moon Enceladus contains a key building block for life. The international research team used data from the Cassini space mission to detect phosphorus in the form of phosphates in ice particles – originating from the moon’s ice-covered global ocean – that had been ejected into space by the moon’s cryo-volcanic plume. The study was published in the scientific journal Nature on Wednesday, June 14, 2023. It is available to read here: https://www.nature.com/articles/s41586-023-05987-9; and free of charge on the Institute of Geological Sciences at Freie Universität Berlin’s website.
Materiali quantistici: così si "avvolgono" gli elettroni

Tre prospettive della superficie sulla quale gli elettroni si muovono, la superficie di Fermi
Compresa una importante proprietà dei materiali allo stato quantistico: la “curvatura” dello spazio in cui si muovono gli elettroni. La ricerca, pubblicata su Nature Physics, è stata condotta presso il Sincrotrone Elettra di Trieste: è frutto di un team internazionale che ha coinvolto, per l’Italia, il Cnr-Iom, l’Università di Bologna e le Università Ca‘ Foscari di Venezia e Statale di Milano
Una ricerca pubblicata sulla rivista Nature Physics rivela un nuovo metodo per raggiungere una più profonda conoscenza dei materiali quantistici.
Grazie a una tecnica sperimentale che sfrutta la luce di sincrotrone, infatti, un team internazionale di ricercatrici e ricercatori -di cui fanno parte per l’Italia, l’Istituto officina dei materiali del Consiglio nazionale delle ricerche di Trieste (Cnr-Iom), l’Università di Bologna, le Ca‘ Foscari di Venezia, Statale di Milano e l’Università di Bologna- hanno potuto misurare “l’avvolgimento” degli elettroni, proprietà che determina alcune particolari caratteristiche dei materiali, dalla cui comprensione dipeenderà la possibilità di impiegarli in applicazioni avanzate future.
Tumori aggressivi e metastatici: in arrivo nanotrasportatori selettivi di farmaci

Rendering al computer di un piccolo RNA ad interferenza (in blue scuro) agganciato da una delle nanoparticelle sintetizzate nello studio (in arancio scuro) in soluzione fisiologica (sfere trasparenti)
Un gruppo di ricercatori dell’Università di Trieste, in collaborazione con altri istituti internazionali tra cui China Pharmaceutical University e Aix Marseille University, ha progettato, sintetizzato e testato due nanoparticelle capaci di trasportare all’interno della cellula in modo selettivo terapie a base di acido nucleico in grado di contrastare la progressione di tumori molto aggressivi.
Il lavoro è stato pubblicato su PNAS.
Le terapie moderne basate sul trasporto e sul rilascio di acidi nucleici - macromolecole di due tipi (DNA e RNA) in grado di trasportare o modificare l’informazione genetica all’interno delle cellule - sono un importante campo di ricerca per contrastare malattie molto gravi, come tumori aggressivi e metastatici e malattie genetiche rare.
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