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Lunedì, 19 Ottobre 2020 07:34

Le fiamme divorano il Kilimangiaro



WWF: creare un sistema di contrasto e di intervento globale che aiuti i paesi in difficolta ma più ricchi di biodiversità a prevenire e combattere gli incendi


Un incendio di vaste proporzioni sta divorando foreste e ambienti steppici del Kilimangiaro, a 3.700 metri, in una delle aree più preziose per la biodiversità del pianeta. Con tutta probabilità a diffondere i roghi è stato il fuoco acceso per riscaldare il cibo da parte di una delle tante spedizioni. Il fuoco interessa un’area di oltre 50 km2, alimentato da siccità e dai forti venti. Le operazioni di spegnimento, coordinate dal governo (che ha messo a disposizione un elicottero) e che coinvolgono più di 500 volontari , sono rese difficili anche dalla mancanza di attrezzature sufficienti. Le Nazioni Unite hanno donato centinaia di sacchi a pelo e coperte. Stanno fornendo sostegno anche aziende, ONG (WWF Tanzania), guide turistiche e comunità vicine.

Pubblicato in Ambiente

 

Scientists from the University of Sheffield and University of Manchester have been awarded £265,000 from the British Heart Foundation, to investigate the links between vascular dementia and heart disease, and test whether a drug currently used to treat arthritis could also be used as a treatment for vascular dementia.

Vascular dementia is common, accounting for 15 percent of all cases of dementia. Caused by an impaired blood flow to the brain, symptoms of vascular dementia include confusion, slow-thinking, and changes in mood and behaviour.

Heart disease is a known risk factor for vascular dementia, and preliminary research by the Sheffield scientists has shown that blood flow in the brain is substantially affected by heart disease. The new study will continue this research to examine in more detail how heart disease and vascular dementia interact together, potentially making the disease burden worse.

Pubblicato in Scienceonline



The fossilised remains of ancient deep-sea corals may act as time machines providing new insights into the effect the ocean has on rising CO2 levels, according to new research carried out by the Universities of Bristol, St Andrews and Nanjing and published today [16 October] in Science Advances.

Rising CO2 levels helped end the last ice age, but the cause of this CO2 rise has puzzled scientists for decades. Using geochemical fingerprinting of fossil corals, an international team of scientists has found new evidence that this CO2 rise was linked to extremely rapid changes in ocean circulation around Antarctica.

Pubblicato in Scienceonline


Martedì 20 ottobre alle ore 12, presso la Sala multimediale del Rettorato, si terrà la cerimonia per la firma del protocollo d’intesa tra Sapienza, ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) e HCI (Health City Institute). Finalità dell'accordo, la formazione di una nuova figura manageriale con il compito di tutelare la salute e il benessere dei cittadini.

 

“Il ruolo delle città nella promozione della salute nei prossimi decenni sarà sempre più strategico e l'accordo con ANCI e Health City Institute - dichiara il Rettore Gaudio - rappresenta un'occasione importante di pianificazione congiunta delle attività per concretizzare una sinergia positiva fra il sapere scientifico, la formazione e le esigenze di salute pubblica espresse dai comuni italiani, in particolare in questa delicata situazione di emergenza da COVID-19”.

Pubblicato in Medicina
Mercoledì, 14 Ottobre 2020 12:24

La convivenza uomo orso comincia dalla tavola

 

 


Uomo e orso. Se ne parla spesso in parallelo per raccontare le differenze che ci distinguono, così che il più delle volte dimentichiamo le tante cose che ci accomunano. Dalle prolungate cure parentali verso i cuccioli, fino alla dieta onnivora e ai gusti alimentari. In occasione della Food Week, il WWF dedica una giornata ad una delle specie più iconiche del nostro paese e alle similitudini che ci accomunano “a tavola”.

L’orso bruno (sia quello delle Alpi che l’orso marsicano, sottospecie endemica dell’Appennino) è una specie iconica delle nostre montagne. Convive con l’uomo da secoli, non sempre facilmente per ovvi motivi: l’uomo ha la tendenza a sfruttare aree rurali e montane per le proprie attività, molto spesso legate alla produzione di cibo (allevamento e agricoltura), mentre l’orso ha bisogno di ampi spazi naturali e indisturbati per i propri spostamenti e per la ricerca del cibo, quanto mai fondamentale per una specie che sfrutta risorse stagionali e necessita di accumulare grasso durante l’autunno, in vista dell’ibernazione.

Pubblicato in Ambiente

 


Le patologie legate alla tiroide sono fra le più diffuse in Italia: si calcola che ne soffra circa il 10% della popolazione, collocandosi, per numero di casi, al secondo posto delle malattie endocrine dopo il diabete. Colpiscono in grande maggioranza le donne ma si registrano sempre più casi di disfunzioni tiroidee anche negli uomini, ne abbiamo parlato con il Dott. Roberto Bruzziches, specialista in endocrinologia e malattie del ricambio presso il Poliambulatorio Specialistico San Raffaele Termini.

Perché la tiroide è un organo così importante?

“La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo deputata alla produzione degli ormoni tiroidei responsabili della modulazione del metabolismo cellulare e della regolazione di alcune funzioni vitali.

 Dal punto di vista funzionale, le affezioni tiroidee sono riconducibili a forme normo- ipo- e iperfunzionanti (a seconda della quantità di ormoni tiroidei prodotti), alle tireopatie autoimmuni e alla patologia nodulare benigna e maligna. I segni e i sintomi clinici variano in relazione al grado di disfunzione ormonale e alla rapidità con cui questa si sviluppa”.

Pubblicato in Medicina


Finanziato dall'ERC e appena concluso, il progetto svela i meccanismi cellulari alla base di varie patologie grazie a una nuova tecnica di microscopia ottica.

Al Politecnico di Milano si è appena concluso il progetto VIBRA, "Very fast Imaging by Broadband coherent Raman".
Finanziato dal prestigioso European Research Council della Comunità Europea e durato 5 anni (2015-2020), ha portato allo sviluppo di un nuovo microscopio ottico rivoluzionario in ambito biologico e biomedico. “Oggi l’identificazione dei tumori e di altre malattie si basa in gran parte sul giudizio soggettivo di un patologo che ispeziona visivamente il tessuto sotto un microscopio. Il nostro microscopio ottico, basato sulla spettroscopia Raman coerente, è in grado di visualizzare rapidamente il contenuto chimico di un campione biologico per identificare le cellule malate nella biopsia umana: uno strumento preciso, affidabile e non invasivo che può guidare il lavoro del chirurgo in tempo reale”, spiega Dario Polli, Professore di Fisica al Politecnico di Milano e responsabile scientifico del progetto. Sfruttando sofisticate tecniche laser che generano impulsi di luce ultrabrevi (della durata di milionesimi di milionesimi di secondo, tra gli eventi più brevi mai realizzati dall’uomo), è stato possibile registrare
l’impronta digitale delle molecole che costituiscono la materia. Ogni molecola, infatti, è riconoscibile dal “suono” che emette quando vibra.

Pubblicato in Tecnologia

 


Mercoledì 14 alle ore 11.30 presso l'Aula multimediale del Palazzo del Rettorato si terrà la conferenza stampa di presentazione del Rome Trial, uno studio unico al mondo, sia per l’approccio interdisciplinare che ne contraddistingue le modalità, sia per l’utilizzo di avveniristiche tecniche di profilazione genomica e di analisi e gestione dei dati, come la Network Analysis
Mercoledì 14 ottobre alle ore 11.30 presso l'Aula multimediale del Palazzo del Rettorato si terrà la conferenza stampa di presentazione del Rome Trial, uno studio unico al mondo, sia per l’approccio interdisciplinare che ne contraddistingue le modalità, sia per l’utilizzo di avveniristiche tecniche di profilazione genomica e di analisi e gestione dei dati, come la Network Analysis.

Lo studio, promosso dalla Sapienza, dall’Istituto Superiore di Sanità e dalla Fondazione per la Medicina Personalizzata (FMP), si inserisce all'interno della cornice di ricerca dedicata allo sviluppo di terapie mirate, personalizzate e di precisione. Tale paradigma si basa sull’individuazione nei tumori di specifiche alterazioni molecolari, cosiddette actionable, che consentono di predire la sensibilità a terapie mirate (targeted therapies) o all’immunoterapia.

Pubblicato in Medicina

 

Con l’espandersi dei numeri della pandemia di COVID-19, diventa sempre più importante il ruolo dei test diagnostici per il tracciamento dei contatti. Il tampone nasofaringeo (test molecolare, test RT-qPCR) che ci ha accompagnato da marzo, resta ancora l’esame più accurato, il gold standard, ma ha dei tempi di risposta lunghi in relazione al numero dei casi da testare nel caso in cui si renda necessario uno screening su un vasto pubblico.

Per questo si sta lavorando in tutto il mondo alla ricerca di test alternativi, dotati della stessa specificità e sensibilità del test molecolare, ma con tempi di lettura più rapidi. Il New England Journal of Medicine ha di recente pubblicato una lettera, firmata da Anne L. Wyllie e colleghi dell’Università di Yale (Usa) sulle performance del test molecolare effettuato su tampone salivare (cosiddetto protocollo SalivaDirect, che ha ricevuto la designazione Emergency Use Authorization dall’FDA lo scorso agosto), i cui risultati sono stati confrontati con quelli del tampone naso-faringeo tradizionale. Il razionale alla base di questa modalità alternativa di raccolta dei campioni biologici nasce dall’osservazione che nella saliva le copie di RNA del virus SARS CoV-2 sono molto più numerose, che nel tampone nasofaringeo. Inoltre, aggiungono gli autori, una maggior percentuale di tamponi salivari, rispetto ai naso-faringei, risulta ancora positiva a distanza di 10 giorni dalla diagnosi e, in generale, nei primi giorni dal contagio il tampone salivare è in grado di rilevare la presenza del virus con maggior accuratezza rispetto al tampone naso-faringeo.

Pubblicato in Medicina

 

In Africa, health centers organize "door-to-door" campaigns to facilitate medical care access in remote regions. Now, for the first time, home visits have been combined with oral HIV self-tests. If these tests are positive, a blood test is taken by a specialist for the final diagnosis. The involvement of the village health advisors means that those affected can receive local care. (Image: University of Basel / Swiss TPH, Alain Amstutz)

Despite significant progress in prevention and therapy, millions of people still get infected with HIV every year. The main burden of HIV/AIDS falls on Africa. To contain the epidemic, innovative methods are needed to enable early diagnosis of all those affected. A Basel research group has now been able to significantly improve the success of "door-to-door" testing campaigns thanks to HIV self-tests.

In 2019, around 38 million people worldwide were infected with HIV. Two-thirds of those affected live in Africa, mainly south of the Sahara. To contain the epidemic, it is essential that all infections are treated with antiretroviral therapy to prevent the transmission of the virus. This, however, requires an early diagnosis. Especially in remote regions, which are a long way from clinics and test centers, access to HIV-testing remains a challenge.

Case study Lesotho

In Lesotho, every fourth adult is infected with HIV. It is estimated that about 15 percent of the infections in the small mountainous country at the southern tip of Africa remain undetected and contribute to the further spread of HIV. For many Lesotho inhabitants, the nearest clinic is a few hours' walk or an expensive cab ride away. To facilitate access to health services and HIV testing, health centers regularly organize "door-to-door" health campaigns. Studies have shown, however, that they reach only about 60 percent of the village population.

Pubblicato in Scienceonline

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