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Ostriche forate neolitiche riferibili alla fine del VI millennio a.C. (Foto di Gigliola Antonazzi)

 

On Wednesday, 23 October, at Palazzo Economo, the headquarters of the Superintendency of Archaeology, Fine Arts and Landscape for Friuli Venezia Giulia, the press was presented with the results of the research conducted by Ca' Foscari University of Venice, carried out under an excavation concession for the Ministry of Culture - Soprintendenza Archeologia fine arts and landscape for Friuli Venezia Giulia, in collaboration with the Institute of Archaeology of the Research Centre of the Slovene Academy of Sciences and Arts/ Znanstvenoraziskovalni centre Slovenske akademije znanosti in umetnosti, the Abdus Salam International Centre for Theoretical Physics and the University of Siena.

Pubblicato in Scienceonline


Rocce di 120 milioni di anni rivelano il riscaldamento climatico come responsabile della perdita di ossigeno negli oceani: lo studio internazionale svolto dall’Università Statale di Milano e dall’ateneo canadese di Victoria pubblicato su Nature.
Le previsioni climatiche per i prossimi secoli suggeriscono che si andrà incontro ad un significativo e progressivo riscaldamento associato all'aumento delle emissioni di CO2 antropogeniche. Uno degli effetti, già attualmente visibile, del riscaldamento in un contesto di clima ad effetto serra è la deossigenazione diffusa degli oceani. Questo fenomeno potrebbe essere destinato ad intensificarsi in assenza di soluzioni per mitigare i cambiamenti climatici. Il dato non chiaro è quello relativo al valore soglia oltre il quale andremmo ad oltrepassare un “punto di non ritorno”.

Pubblicato in Archeologia


Un team interdisciplinare di scienziati di cui fa parte l’Università degli Studi di Milano ha scoperto che l’interazione tra proteine e RNA nel ribosoma primordiale, un fossile molecolare ancora presente nella struttura cellulare attuale, ha prevenuto la degradazione dell’RNA stesso, permettendo l’emergere delle attuali e specifiche relazioni RNA-proteine, essenziali per l’integrità strutturale ribosomiale e quindi per la vita. La pubblicazione su Nucleic Acids Research.
La vita, come la conosciamo oggi, si basa sulla connessione tra gli acidi nucleici, che immagazzinano informazioni, le proteine, che svolgono innumerevoli compiti, e i lipidi che formano le membrane circostanti. Queste interazioni tra precursori molecolari iniziarono a verificarsi più di 4 miliardi di anni fa, prima che emergessero le prime forme di vita.

Pubblicato in Antropologia


Consiglio nazionale delle ricerche e Università di Firenze hanno coordinato una ricerca che ha dimostrato sperimentalmente come una dieta pesco-vegetariana protegga dal rischio di sviluppo della patologia, influendo sulla composizione del microbiota intestinale. Lo studio è pubblicato sulla rivista Microbiome.

Una dieta basata su verdure e pesce allontana il rischio di tumore al colon. La conferma arriva da uno studio coordinato dall’Istituto di biologia e biotecnologia agraria del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa (Cnr-Ibba) assieme al Dipartimento di Neuroscienze, Psicologia, Area del Farmaco e Salute del Bambino (Neurofarba) dell’Università degli studi di Firenze, pubblicata sulla rivista Microbiome e svolta in collaborazione anche con scienziati francesi dell’INRAE – l’istituzione di ricerca francese dedicata a agricoltura, cibo e ambiente - e olandesi della Netherlands Organisation for Applied Scientific Research.
La ricerca ha valutato lo sviluppo di cancro del colon-retto - la terza causa di morte per tumore nel mondo - e l'evoluzione della composizione del microbiota intestinale e i relativi metaboliti, osservando gli effetti associati alla somministrazione di diete associate a differente rischio di tumore: una a base di carne rossa e carne lavorata (dieta MBD, considerata ad alto rischio), una a base di carne rossa ma addizionata con un particolare antiossidante quale la Vitamina E (dieta MBDT, a rischio moderato) e una pesco-vegetariana (dieta PVD, a basso rischio).

Pubblicato in Medicina



Se l’applicazione dell’intelligenza artificiale è ormai di uso comune per l’individuazione e la lettura delle espressioni umane, finora la sua applicazione per specie di primati che non fossero l’uomo era inesplorata. Oggi l’Università di Torino è promotrice del primo studio orientato all’utilizzo dell’I.A. per decodificare le espressioni facciali dei primati non umani. La ricerca, pubblicata sulla rivista Ecological Informatics, mostra come l’utilizzo delle tecniche di deep learning possa essere efficace nel riconoscere i gesti facciali di lemuri e gibboni, facilitando l'indagine del repertorio facciale e consentendo una ricerca comparativa più efficace.

Pubblicato in Tecnologia



Lyme borreliosis is the most common tick-borne infectious disease in Europe. Up to 70,000 new cases are estimated each year in Austria alone. The bacterial infection can cause lasting health problems for patients. A MedUni Vienna research team has made significant progress in understanding the mechanism of infection and identified a potential way forward for the development of targeted therapies that do not rely on antibiotics. The study was recently published in the „International Journal of Molecular Sciences“.

The scientific team led by Margarida Ruivo and Michiel Wijnveld from MedUni Vienna's Center for Pathophysiology, Infectiology and Immunology focused on the restriction-modification system (RMS) of Borrelia bacteria as part of the study. RMS refers to the protective mechanism of the Borrelia bacteria, which plays a decisive role in the defence against foreign genetic material (DNA) and can be described as a primitive immune system of these pathogens. "Our aim was to characterize the RMS of Borrelia afzelii and Borrelia garinii, the main pathogens of Lyme borreliosis in Europe, and to understand its importance for the survival of these bacteria during infection of the host," says study leader Michiel Wijnveld, explaining the background to the research work.

Pubblicato in Scienceonline

 

Ampia, anche quest’anno, la partecipazione del Consiglio nazionale delle ricerche alla manifestazione genovese, in programma dal 24 ottobre al 3 novembre. Due le mostre: “Agorà. Scienza e matematica dal Mediterraneo antico” e “Ice Memory. Una missione davvero glaciale”, cui si aggiungono decine di appuntamenti tra laboratori, conferenze ed eventi speciali. L’Ente, inoltre, è presente al RAISE Village, il villaggio della tecnologia che mostra le più promettenti applicazioni di robotica e AI.


Prende il via giovedì 24 ottobre a Genova l’edizione 2024 del Festival della Scienza, manifestazione di cui il Consiglio nazionale delle ricerche è partner: ampia e variegata, anche quest’anno, la partecipazione della comunità scientifica dell’Ente, con eventi in programma fino a domenica 3 novembre all’insegna della parola chiave “Sfide”.
Due le mostre: l’Unità Comunicazione del Cnr propone “Agorà. Scienza e matematica dal Mediterraneo antico” (Palazzo della Borsa, Sala delle Grida), una mostra di grande impatto visivo che - attraverso 20 postazioni interattive- permette di sperimentare teorie e principi di matematica, studi di astronomia, teoremi di geometria, invenzioni sviluppate dall’antichità. Un vero e proprio viaggio nello spazio-tempo per conoscere alcuni dei più importanti studiosi che hanno contribuito a formare la cultura scientifica occidentale, da Archimede a Ipazia.

Pubblicato in Eventi


Ricerca dell’Università di Padova, in collaborazione con IRCCS “E. Medea” di Conegliano e Università di Cambridge, scopre relazione tra il funzionamento neurale in condizioni di riposo e il funzionamento cognitivo quotidiano in bambini di età prescolare.
L’attività cerebrale dei bambini a riposo cambia in base al sesso biologico e all’età? È possibile prevedere eventuali problemi comportamentali, emotivi o legati alle funzioni esecutive attraverso questa attività?
La risposta arriva dalla ricerca dal titolo Dynamic transient brain states in preschoolers mirror parental report of behavior and emotion regulation, pubblicata sulla rivista «Human Brain Mapping», guidata da Lisa Toffoli e Giovanni Mento del Dipartimento di Psicologia Generale dall’Università di Padova in collaborazione con Gian Marco Duma dell’IRCCS “E. Medea” di Conegliano e Duncan Astle dell’Università di Cambridge.

Pubblicato in Medicina



Researchers from Osaka University have revealed a close link between cells in a “polyploid” state and the accumulation of DNA damage, which may prove critical in developing treatments for certain drug-resistant cancers

Osaka, Japan – Polyploidy is a state where a cell contains more copies of the genetic material than the usual “diploid” cell, which contains two copies. Polyploidy often occurs in human diseases and cancers, and its effect on cell fate was unclear. Now, however, researchers from Japan have shown that polyploidy can be a double-edged sword when it comes to cancer and its treatment.

In a study published this month in Cell Death Discovery, researchers from Osaka University have revealed that polyploidy is closely linked to the accumulation of damage to the genetic material within the cell, while also allowing those cells to tolerate higher levels of this DNA damage.

Pubblicato in Scienceonline

Pan-Arctic light-emitting human activity map showing unlit areas versus lit areas with significantly increasing or decreasing light-emitting human activity from 1992 to 2013. (Image: Cengiz Akandil, University of Zurich; Natural Earth)



More than 800,000 km2 of the Arctic were affected by human activity in 2013, according to an analysis of satellite-derived data on artificial light at night. On average, 85% of the light-polluted areas are due to industrial activities rather than urban development. According to the international team led by UZH researchers, the results are crucial for sustainable development and nature conservation in this highly vulnerable region.

The Arctic is threatened by strong climate change: the average temperature has risen by about 3°C since 1979 – almost four times faster than the global average. The region around the North Pole is home to some of the world’s most fragile ecosystems, and has experienced low anthropogenic disturbance for decades. Warming has increased the accessibility of land in the Arctic, encouraging industrial and urban development. Understanding where and what kind of human activities take place is key to ensuring sustainable development in the region – for both people and the environment. Until now, a comprehensive assessment of this part of the world has been lacking.

Pubblicato in Scienceonline

Medicina

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