Punture di insetti: come prevenire lo shock anafilattico nei soggetti allergici

L’immunoterapia desensibilizzante per i pazienti ad alto rischio. Ogni anno in Italia fino a 20 decessi tra adulti e bambini. Più di 600 accessi al pronto soccorso del Bambino Gesù nell’ultimo anno e mezzo per punture di insetti con pungiglione.
I mesi estivi e quelli autunnali sono i periodi dell’anno più rischiosi per quanto riguarda le punture di insetti con pungiglioni: vespe (compresa quella orientale, sempre più diffusa in Italia), calabroni, bombi e api. Le loro punture possono portare anche allo shock anafilattico e al decesso nei soggetti allergici, come testimoniano purtroppo i più recenti fatti di cronaca. «Grazie all’immunoterapia desensibilizzante è possibile prevenire lo shock anafilattico e quindi anche i decessi legati alle punture di insetti» spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. Presso l’Ospedale della Santa Sede è possibile sottoporsi alla procedura desensibilizzante dedicata ai bambini e ai ragazzi con diagnosi di allergia grave al veleno di questi insetti. Nell’ultimo anno e mezzo gli accessi al pronto soccorso dell’Ospedale per puntura di imenotteri sono stati 625.
Marmolada: un ghiacciaio dimezzato negli ultimi 25 anni

Confermata la situazione drammatica rilevata dall’ultima campagna glaciologica partecipata organizzata dal Museo di Geografia dell’Università di Padova in collaborazione con il comitato glaciologico italiano e ARPAV.
La superficie e il volume del Ghiacciaio della Marmolada continuano a ridursi a ritmo accelerato. Lo confermano le misurazioni annuali condotte da geografi e glaciologi dell’Università di Padova, che tratteggiano di anno in anno un quadro sempre più fosco sullo stato di salute del più importante ghiacciaio delle Dolomiti.
Grazie alla Campagna glaciologica partecipata organizzata dal Museo di Geografia dell’Università di Padova in collaborazione con il Comitato Glaciologico Italiano e ARPAV anche quest’anno una ventina di escursionisti esperti provenienti dal Veneto, l’Emilia-Romagna e la Lombardia hanno potuto seguire da vicino le misurazioni.
Alle origini dell’antenato da cui si è evoluta la nostra specie

Un nuovo studio internazionale, che ha visto per l’Italia la partecipazione della Sapienza e dell’Università di Firenze, ha identificato una drammatica crisi demografica delle popolazioni umane avvenuta meno di un milione di anni fa, cioè alla fine del Pleistocene Inferiore, che è stata messa in relazione ai drastici cambiamenti climatici di quel periodo. L’evento avrebbe ridotto la popolazione dei nostri antenati a un numero paragonabile a quelli di specie a rischio di estinzione, ma sarebbe tuttavia stato fondamentale per far emergere Homo heidelbergensis: la specie ancestrale alle origini di Homo sapiens. I risultati del lavoro sono pubblicati sulla rivista Science.
Un importante passo in avanti nella comprensione dell’evoluzione umana arriva da uno studio genetico e antropologico, pubblicato sulla rivista internazionale Science, alla quale hanno partecipato un gruppo di ricercatori cinesi e italiani, tra cui esperti dell'Accademia Cinese delle Scienze, dell'Università Normale Orientale di Shanghai, dell'Università del Texas, della Sapienza Università di Roma e dell'Università di Firenze.
Identificata una “firma molecolare” per la diagnosi della SLA

Un team di ricerca dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche di Messina ha identificato una tecnica per diagnosticare la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) di tipo sporadico. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Cells
Una nuova tecnica per la diagnosi della Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA) di tipo sporadico è stata messa a punto da un’équipe di ricercatori dell’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche di Catania (Cnr-Irib).
An Upper Palaeolithic Proto-writing System and Phenological Calendar
In at least 400 European caves such as Lascaux, Chauvet and Altamira, Upper Palaeolithic Homo sapiens groups drew, painted and engraved non-figurative signs from at least ~42,000 BP and figurative images (notably animals) from at least 37,000 BP. Since their discovery ~150 years ago, the purpose or meaning of European Upper Palaeolithic non-figurative signs has eluded researchers. Despite this, specialists assume that they were notational in some way. Using a database of images spanning the European Upper Palaeolithic, we suggest how three of the most frequently occurring signs—the line <|>, the dot <•>, and the <Y>—functioned as units of communication. We demonstrate that when found in close association with images of animals the line <|> and dot <•> constitute numbers denoting months, and form constituent parts of a local phenological/meteorological calendar beginning in spring and recording time from this point in lunar months. We also demonstrate that the <Y> sign, one of the most frequently occurring signs in Palaeolithic non-figurative art, has the meaning <To Give Birth>.
Possible land management uses of common cypress to reduce wildfire initiation risk: a laboratory study

Accurate determination of flammability is required in order to improve knowledge about vegetation fire risk. Study of the flammability of different plant species is essential for the Mediterranean area, where most ecosystems are adapted to natural fire but vulnerable to recurrent human-induced fires, which are the main cause of forest degradation. However, the methods used to evaluate vegetation flammability have not yet been standardized.
Studio sul DNA apre la via per nuovi bersagli terapeutici

Team di ricercatrici scopre la presenza di strutture i-Motifs nelle cellule umane capaci di controllare l’espressione dei geni cellulari.
L’informazione genetica di ogni cellula è contenuta nel DNA. Watson e Crick nel lontano 1953 hanno dimostrato che esso assume una struttura a doppia elica. Numerosi studi susseguitosi negli anni, hanno provato che la struttura del DNA è molto più dinamica di quanto inizialmente ritenuto. Infatti, può assumere conformazioni alternative alla doppia elica, definite come strutture “non canoniche”. Fra queste, i-Motifs (iMs) e G-quadruplexes (G4s) sono strutture a quattro filamenti che si possono formare in particolari regioni del DNA in base alla sua composizione.
Campi geotermici e terremoti: riprodotto in laboratorio il meccanismo che li genera

Studio su «Nature Communications» ha permesso di comprendere il ruolo del cambiamento di fase dell’acqua sul comportamento delle rocce in condizioni simili a quelle che caratterizzano i sistemi geotermici ad alta temperatura.
L’incremento esponenziale di concentrazione di CO2 nell’atmosfera negli ultimi due secoli, risultato della combustione di idrocarburi e carbone per la produzione di energia, ha e avrà conseguenze di straordinaria portata sull’umanità e sulle future generazioni. L’aumento della temperatura media terrestre, la maggiore frequenza di fenomeni meteo estremi, la desertificazione di ampie regioni della Terra e l’innalzamento del livello del mare sono alcuni dei tanti esempi dell’impatto dell’aumento di concentrazione di CO2 nell’atmosfera. La repentina variazione climatica alla quale stiamo assistendo comporta e comporterà, come avvenuto in tempi storici per crisi ambientali di minor portata, grandi fenomeni migratori e, probabilmente, scatenerà ulteriori guerre.
Scoperto in Perù l’animale più pesante mai vissuto, il cetaceo Perucetus colossus

Dal Deserto di Ica, lungo la costa meridionale del Perù, riaffiorano i resti fossilizzati di uno straordinario animale risalente a quasi 40 milioni di anni fa: un antenato delle balene e dei delfini caratterizzato da ossa grandissime e pesantissime che fanno pensare a un mostro marino dalle proporzioni titaniche.
Un articolo appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature presenta una prima analisi di questo eccezionale cetaceo, a cui è stato dato il nome di Perucetus colossus in onore del paese sudamericano in cui è stato rinvenuto ed in riferimento alla sua taglia letteralmente colossale.
Il gruppo internazionale di scienziati autori della ricerca vede in primo piano i paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa: il professor Giovanni Bianucci, primo autore e coordinatore della ricerca, il dottorando Marco Merella e il ricercatore Alberto Collareta. Allo studio hanno partecipato anche altri geologi e paleontologi italiani provenienti dalle università di Milano-Bicocca (la ricercatrice Giulia Bosio e la professoressa Elisa Malinverno) e Camerino (i professori Claudio Di Celma e Pietro Paolo Pierantoni), affiancati da ricercatori peruviani e di diverse nazionalità europee.
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