Il Museo di storia naturale di Venezia si ripresenta al pubblico con un allestimento multisensoriale

Ospitato all’interno del monumentale edificio del Fondaco dei Turchi, il Museo di storia naturale di Venezia si ripresenta al pubblico con un allestimento multisensoriale profondamente rinnovato: per un museo inteso non più solo come luogo di raccolta, conservazione e valorizzazione di un patrimonio di grande rilevanza scientifica e culturale, ma anche, e soprattutto, come grande contenitore di suggestioni e sensazioni.
Un museo delle emozioni, quindi, un luogo magico e speciale, unico ed irripetibile, tra immagini, immaginario ed immaginazione, in grado di riunire livello conoscitivo, livello emozionale e livello esperienziale nell’ambito di un unico grande racconto culturale, per un percorso espositivo immersivo tra luci ed ombre, chiari e scuri, suoni e microsuoni, immagini fisse e in movimento, materiali, finiture, forme e colori, che coinvolgono ed avvolgono lo spettatore guidandolo via via sulle tracce del mistero dell’origine della vita, del mostruosamente grande, dell’infinitamente piccolo e dell’immensamente antico degli organismi preistorici, della sete di conoscenza ed avventura dei grandi esploratori veneziani, fino all’emozionante confronto interattivo con le infinite variazioni sul tema del rapporto tra forma e funzione che caratterizza il mondo naturale in tutta la sua ricchezza e complessità.
Oggi al senato sventato attentato alla natura e alle leggi europee
L’articolo 42 della Legge comunitaria, approvato oggi dal Senato, rappresenta un risultato positivo raggiunto grazie alla grande mobilitazione di associazioni ambientaliste e cittadini, e al senso di responsabilità di buona parte del Parlamento, che ha evitato la totale deregulation venatoria.
Il WWF ricorda che il testo approvato in prima lettura al Senato apriva la caccia tutto l’anno: un vero attentato alla natura, alla sicurezza delle persone e alle leggi europee. Il testo oggi divenuto legge costituisce almeno in parte un importante, anche se tardivo, passo avanti per la corretta applicazione della Direttiva Uccelli e delle altre leggi internazionali a tutela della biodiversità, introducendo importanti regole per la tutela e la conservazione degli animali selvatici: l’obbligo di migliore e maggiore protezione degli habitat naturali e il divieto assoluto di caccia durante i periodi di riproduzione e migrazione degli uccelli. Le nuove norme rispondono anche, in parte, alle pesanti censure della Commissione Europea avviate nei confronti dell’Italia con diverse procedure di infrazione.
Un “serbatoio di biodiversità” nel Parco Gran Sasso – Laga
Assergi 11/05/2010 - Grazie ad un accordo siglato fra il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e l'Ufficio Territoriale per la Biodiversità del Corpo Forestale dello Stato dell'Aquila, i semi di alcune specie fra le più rare e a rischio d’estinzione dell’area protetta sono stati riprodotti con successo presso i laboratori dell'Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Pieve Santo Stefano (Arezzo). Si tratta di un raro esempio di collaborazione tra uffici con competenze diverse, che avrà come risultato immediato la produzione di piantine di specie talmente a rischio in natura, da richiedere un'urgente opera di conservazione ex situ, ossia fuori dall'habitat naturale.
Eruzioni vulcaniche: il rischio-cenere per la salute
Gli accadimenti legati all’eruzione di un vulcano pongono la collettività di fronte a diversi ordini di problemi. Il tipo di eruzione condiziona la tipologia dei rischi per la salute che possono verificarsi.
Nel recente caso del vulcano islandese Eyjafjallajkull i problemi di Public Health appaiono legati alla massiccia emissione di ceneri che, se da un lato producono i ben noti effetti negativi sul traffico aereo, dall’altro ci inducono a riflettere su quali rischi per la salute possano configurare
Effetti respiratori
Il manifestarsi di sintomi respiratori da inalazione di cenere vulcanica dipendono da una serie di fattori: la concentrazione nell'aria di particelle sospese totali; la percentuale di particelle respirabili (inferiori cioè a 10 micron di diametro) nelle ceneri; la frequenza e la durata dell'esposizione, la presenza di silice libera cristallina, di gas vulcanici o di aerosol mescolati con la cenere; le condizioni meteorologiche; i cosiddetti “fattori di accoglienza” (condizioni di salute al momento dell’eruzione e predisposizione delle persone esposte incorrere in problemi respiratori); uso di apparecchi di protezione respiratoria.
I sintomi acuti delle vie respiratorie comunemente riportati dalle persone durante e dopo la caduta della cenere al suolo sono costituiti da:
• irritazione nasale e di scarico (naso che cola)
• irritazione della gola o mal di gola franco, talvolta accompagnati da tosse secca
• persone con problemi respiratori preesistenti hanno sviluppato, nel corso di pregresse eruzioni vulcaniche, gravi sintomi bronchitici che sono perdurati sino ad alcuni giorni dopo la presenza visibile di cenere nell’ambiente (ad esempio, tosse con produzione di espettorato, sibilo, respiro affannoso) e irritazione delle vie aeree
• persone con asma o bronchite hanno accusato dispnea semplice o accompagnata da accessi di tosse
• Viene inoltre riferita, in modo diffuso, la sensazione soggettiva di “respirazione difficoltosa”
Nuove idee per l’adeguamento sismico degli edifici storici
L’ing. Giovanni Lelli, Commissario dell’ENEA, in apertura dei lavori della giornata di studio su “Nuove idee per l’adeguamento sismico degli edifici storici” , che si è tenuta oggi all’ENEA, ha dichiarato: “In accordo con la sua nuova missione di Agenzia, l’ENEA è impegnata nel trasferimento delle più avanzate tecnologie antisismiche, già sviluppate per il settore energetico, al settore edilizio per la protezione sismica degli edifici e delle infrastrutture. La messa in sicurezza, il recupero e l’adeguamento sismico del patrimonio edilizio, in particolare per gli edifici di interesse storico e artistico dei centri storici delle aree geografiche interessate dai terremoti, come il centro dell’Aquila, che rivestono una significativa rilevanza per il nostro Paese, fanno parte di una strategia economica e sociale, orientata allo sviluppo sostenibile.”
Scienzaonline Anno 7° n. 75 Aprile 2010
Scienzaonline Anno 7° n. 75 Aprile 2010
Il male oscuro di Robert Schumann
Il compositore Robert Schumann fu afflitto da disturbi mentali importanti, e la sua situazione fu talmente grave da dover essere ricoverato in una casa di cura dalla quale non uscì più. La causa di una tale dolorosa condizione non ha ancor oggi una risposta certa, perché è certo che non si trattò di una demenza senile o di una malattia di Alzheimer non riconosciuta, ma piuttosto di un disturbo manifestatosi assai precocemente, iniziato nell’adolescenza e poi sempre più aggravato nell’età adulta.
Schumann ebbe una famiglia normale, padre, madre ed una sorella maggiore. Il padre era un uomo schivo e tendenzialmente depresso, ma che comunque egli amò molto e che gli mancò terribilmente allorquando morì a breve distanza dalla sorella, la quale, minata da una malattia mentale congenita, si suicidò. La tragedia familiare, accaduta quando Schumann aveva 16 anni, scosse terribilmente la sua psiche, e fu uno choc dal quale non si riprese mai.
Musica e depressione
È cosa sicura: la musica può guarire dalla depressione. Non parliamo di generiche condizioni di tristezza, stanchezza o apatia, ma di uno stato patologico clinicamente accertato con il quale non si può assolutamente vivere.
Di compositori depressi la letteratura musicale è piena. Soffrirono di depressioni serie e profonde artisti del calibro di Beethoven, Mozart, Rossini, Berlioz, Paganini, Ciajkovskij, Shostakovich (ma la lista sarebbe ancora lunga), e tutti per gravi motivazioni. Beethoven ebbe come causa della depressione la sordità, Mozart ebbe dei periodi bui a causa dell’incomprensione degli altri nei confronti della sua musica, troppo all’avanguardia per il suo tempo, Rossini si ritrovò depresso ed obeso dopo una lunga vita dedicata alla musica, Berlioz e Paganini allo stesso modo sentirono il male di vivere nonostante i grandi successi delle loro opere, perché nessuno le capiva fino in fondo. Ciajkovskij dal canto suo fu depresso per motivi personali, ma ugualmente compose opere meravigliose, ed infine il grande Shostakovich si ritrovò incupito e triste per problemi derivanti da un’infanzia non certo felice ed una carriera irta di difficoltà.
Ti ricordi quella canzone?
L’importanza della musica nel ricordo di eventi, situazioni e persone è grandissima, così come la sua forza emotiva. Il motivo è che il cervello umano immagazzina suoni e ricordi in un’area ben precisa, la quale, sollecitata dai suoni, ritrova pensieri, ricordi ed emozioni legate alla musica.
Così ascoltare una canzone può essere come fare un tuffo nel passato, una situazione che è capitata e capita a tutti, una cosa talmente comune da suscitare la curiosità e l’interesse da parte di alcuni ricercatori americani dell’Università di Davis, in California, che, non accontentandosi della semplice esperienza, hanno cercato una spiegazione scientifica al legame tra musica e ricordi.
Un esperimento su un gruppo di 13 studenti sottoposto ad una risonanza magnetica funzionale nel momento dell’ascolto di alcune canzoni, è stato così condotto: le canzoni (un campione di 100 fra le più famose degli ultimi anni) sono state scelte fra quelle del periodo in cui i soggetti avevano un’età compresa fra gli 8 ed i 18 anni, prendendo in esame quindi un periodo fondamentale della loro vita di bambini ed adolescenti, ed il loro ascolto doveva essere in seguito riferito in collegamento ad uno o più ricordi.
Ogni giovane ha riconosciuto una media tra le 17 e le 30 canzoni del campione proposto, di cui una media di 13 legate a ricordi familiari o personali in genere piacevoli (canzoni imparate a scuola o a casa, quelle legate alle vacanze, al primo innamoramento e così via).
Vivere di musica
Vivere a contatto con la musica significa vivere meglio, e questa è una certezza assoluta.
Lasciando per un attimo da parte tutto ciò nella Musicoterapia viene ormai da anni praticato per molte patologie (fisiche e psichiche), è certo che con la musica la nostra esistenza compie senz’altro un salto di qualità, tant’è che è ormai risaputo che la pratica musicale aiuta ad alleggerire la pesantezza della quotidianità, aumenta la creatività, placa il dolore, rafforza il coraggio, raffina il gusto, stimola l’intelletto, protegge gli affetti e rinvigorisce la salute, agendo inoltre sullo sviluppo fisico e psichico di ogni soggetto influenzandolo positivamente dal punto di vista personale e sociale, divenendo in tal modo una risorsa importante della vita umana.
Il potere evocativo della musica è immenso, ed è certo la prima qualità che le si riconosce. Infatti, indipendentemente dalla nostra volontà, ogni musica sa far emergere in noi ricordi ed emozioni più o meno sopite, ci fa abbozzare riflessioni, ci sussurra idee e pensieri esaltandoci ed emozionandoci, e ci racconta storie, ci libera dalle oppressioni, ci porta messaggi universali, insomma, è una forza grandissima, nessun’altra arte può e sa fare tanto. Insomma, la musica è la panacea della vita, tutti ne abbiamo bisogno, dal concepimento alla morte.
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