Low fitness in youth increases the risk of cardiometabolic diseases in middle age

An extended follow-up study conducted at the University of Jyväskylä shows that low cardiorespiratory fitness in adolescence is associated with higher risk for cardiovascular and metabolic diseases in middle age. The study provides real-life evidence for the far-reaching consequences of deteriorating fitness in youth.
The 45-year study combined the same participants’ fitness test data from adolescence (12–19 years) with information on diabetes, hypertension, and coronary heart disease as well as self-measurements of waist circumference from the ages of 37 to 44 and/or 57 to 64 years. The associations of cardiorespiratory, muscular and speed-agility fitness with the health conditions were investigated separately and by combining the diseases and risk factors into a cardiometabolic risk score to indicate the burden of the conditions.
The results showed that low cardiorespiratory fitness in adolescence was associated with a higher burden of cardiometabolic conditions up to the age of 57 to 64 years. Moreover, in females, low adolescent cardiorespiratory fitness increased the risk of hypertension in middle age, and in males, low speed-agility was associated with increased waist circumference in late middle age.
Una nuova causa per gli aneurismi dell’aorta toracica

Una ricerca internazionale che ha coinvolto l’Università Statale di Milano e l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano identifica una nuova causa predisponente alla formazione di aneurismi
dell’aorta toracica: un deficit di specifiche selenoproteine, provocato da un difetto ereditario, che porta dell’accumulo di stress ossidativo. Lo studio fornisce inoltre dati preliminari a supporto dell’efficacia di trattamenti preventivi a base di antiossidanti.
Pubblicato su Nature Communications uno studio internazionale che ha coinvolto l’Università Statale di Milano e l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano e che ha identificato una nuova causa predisponente alla formazione di pericolosi aneurismi dell’aorta toracica, come conseguenza dell’accumulo di stress ossidativo provocato da un difetto ereditario che comporta il deficit di specifiche selenoproteine (SeP). La ricerca si è avvalsa di dati raccolti in soggetti umani e in modelli murini e di zebrafish.
Copy of Le “sinfonie di sbadigli” delle scimmie gelada e la loro funzione sociale

I gelada, scimmie che vivono sugli altopiani etiopi, sbadigliano vocalizzando, creando delle sinfonie che si propagano tra i gruppi. Il fenomeno è stato osservato da un gruppo di etologi ed etologhe delle Università di Pisa e di Rennes che ha lavorato due mesi nello NaturZoo di Rheine e ha poi pubblicato i risultati della ricerca svolta sulla rivista Scientific Reports.
Il team composto da Luca Pedruzzi, dottorando fra Pisa e Rennes, Martina Francesconi ed Elisabetta Palagi, rispettivamente dottoranda e professoressa dell’Ateneo Pisano, e da Alban Lemasson, professore a Rennes, ha evidenziato che le particolari vocalizzazioni dei gelada associate agli sbadigli avrebbero un ruolo nel mantenere i legami sociali, anche in situazioni in cui il contatto visivo risulta impossibile. Gli animali infatti sbadigliano al solo sentire lo sbadiglio di altri esemplari, e il suono sembra essere particolarmente contagioso quando emesso da maschi dello stesso gruppo, individui cioè con un “peso sociale” maggiore.
Health Consequences Among COVID-19 Convalescent Patients 30 Months Post-Infection in China

Announcing a new article publication for Zoonoses journal. The health consequences among COVID-19 convalescent patients 30 months post-infection were described and the potential risk factors were determined.
In August 2022 217 COVID-19 convalescent patients were recruited who had been diagnosed with COVID-19 in February 2020. These convalescent patients were residents of multiple districts in Wuhan, China. All convalescent patients completed a detailed questionnaire, laboratory testing, a 6-min walk test, a Borg dyspnea scale assessment, lung function testing, and had a chest CT. The potential risk factors for health consequences among COVID-19 convalescent patients 30 months post-infection were identified using a multivariate logistic regression model.
Early Primates Likely Lived in Pairs

Primate social organization is more flexible than previously assumed. According to a new study led by UZH, the first primates probably lived in pairs, while only around 15 percent of individuals were solitary.
Primates – and this includes humans – are thought of as highly social animals. Many species of monkeys and apes live in groups. Lemurs and other Strepsirrhines, often colloquially referred to as “wet-nosed” primates, in contrast, have long been believed to be solitary creatures, and it has often been suggested that other forms of social organization evolved later. Previous studies have therefore attempted to explain how and when pair-living evolved in primates.
More recent research, however, indicates that many nocturnal Strepsirrhines, which are more challenging to investigate, are not in fact solitary but live in pairs of males and females. But what does this mean for the social organization forms of the ancestors of all primates? And why do some species of monkey live in groups, while others are pair-living or solitary?
FIDIA

Dal 24 novembre ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli la prima esposizione monografica dedicata al più grande scultore dell’età classica.
Un percorso straordinario nella vita e nell’attività dell’artista, con oltre 100 opere, alcune esposte per la prima volta, tra reperti archeologici, dipinti, manoscritti, disegni, installazioni multimediali «Nessuno supererà mai Fidia» Auguste Rodin, L’art, 1911
Il più grande scultore greco dell’età classica, FIDIA. Protagonista dell’Atene di Pericle, il suo nome è noto a tutti per la realizzazione di opere come il Partenone e le sue decorazioni scultoree e i mitici colossi crisoelefantini dell’Atena Parthenos e dello Zeus di Olimpia, una delle sette meraviglie del mondo antico.
Il suo genio creativo ha impresso un marchio indelebile nell’immaginario collettivo e continua ad essere fonte di ispirazione per i contemporanei. Una figura importantissima, quasi leggendaria, sebbene circondata da un alone di mistero. Molti dettagli della sua vita sono infatti poco noti e la conoscenza della sua opera si basa prevalentemente su repliche e su fonti letterarie. La mostra “FIDIA”, ospitata dal 24 novembre 2023 al 5 maggio 2024 presso i Musei Capitolini – Villa Caffarelli a Roma, è la prima esposizione monografica dedicata all’artista. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Claudio Parisi Presicce con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, Main sponsor Bulgari, Radio ufficiale Radio Monte Carlo, guiderà i visitatori in un viaggio inaspettato e sorprendente nella vita, nella carriera e nel clima storico-culturale in cui operò il grande scultore, attraverso una vasta e preziosa selezione di oltre 100 opere - tra reperti archeologici, originali greci e repliche romane, dipinti, manoscritti, disegni, alcuni esposti per la prima volta.
The capsule camera of the future: Images the intestines in 3D and detects disease

Norway has one of the highest prevalences of intestinal cancer in Europe, and this year sees the national screening programme being rolled out in full. But where do the capsule cameras go? Thanks to new technology, a tiny capsule camera can examine your intestines while you get on with your work or walk your dog. Compared with the alternatives, patients experience virtually no discomfort at all.
There are many reasons to choose a capsule camera examination over traditional alternatives such as colonoscopy and gastroscopy.
New reptile on the block: A new iguana species discovered in China

A new iguana joins Asia’s rich reptile fauna, officially described as new to science in the open-access journal ZooKeys.
“From 2009 to 2022, we conducted a series of field surveys in South China and collected a number of specimens of the Calotes versicolor species complex, and found that the population of what we thought was Calotes versicolor in South China and Northern Vietnam was a new undescribed species and two subspecies,” says Yong Huang, whose team described the new species.
Wang’s garden lizard (Calotes wangi) is less than 9 cm long, and one of its distinguishing features is its orange tongue.
Iodio spaziale: una tecnologia per satelliti sostenibili e ricaricabili

È l’idea di BOOST, nuovo progetto di ricerca europeo coordinato dall’Università di Bologna: grazie a cartucce di iodio solido, ricaricabili e sostituibili, sarà possibile garantire il riutilizzo di satelliti che altrimenti sarebbero destinati a diventare spazzatura spaziale.
Un nuovo “carburante” per i satelliti spaziali: lo iodio. È l’innovazione su cui punta BOOST, nuovo progetto di ricerca Horizon Europe coordinato dall’Università di Bologna. L’obiettivo è consolidare la tecnologia dello iodio come propellente chiave per i piccoli satelliti (SmallSats), sviluppando attività di ricerca all'avanguardia in grado di rivoluzionare il campo della propulsione satellitare. “BOOST non è solo un progetto sulla propulsione spaziale, ma un'iniziativa che cambierà il modo in cui concepiamo e utilizziamo la
tecnologia dei propulsori”, spiega Fabrizio Ponti, professore al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell'Università di Bologna e coordinatore del progetto. “Siamo entusiasti di guidare questo percorso e di collaborare con partner di prim'ordine per raggiungere gli obiettivi ambiziosi del progetto e aprire la strada verso tecnologie europee di propulsione spaziale più sostenibili”.
Tracce di creme solari nelle nevi del Polo Nord

Uno studio condotto da ricercatrici e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia, dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche, in collaborazione con l’Università delle Svalbard, ha identificato la presenza di contaminanti ‘emergenti’ riconducibili ai prodotti per la cura personale nella neve delle isole Svalbard. Lo studio è stato recentemente pubblicato su Science of the Total Environment.
Ritrovate tracce di creme solari al Polo Nord, sui ghiacciai dell’arcipelago delle Svalbard. Si depositano soprattutto in inverno, quando sull’Artico cala la notte. A misurarne la concentrazione e spiegarne l’origine è uno studio condotto da ricercatrici e ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia e dell’Istituto di scienze polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), in collaborazione con l’Università delle Svalbard. I risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Science of the Total Environment.
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